Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

L’utero d’appoggio in conto terzi


È un tema delicato, delicatissimo. L’argomento in questi giorni s’ode come il fragore tuonante delle trombe nel giorno del Giudizio, sebbene non sia incluso nel DDL Cirinnà, anche perché la pratica continuerà a essere vietata in Italia pure con l’approvazione della legge. C’è chi prefigura scenari postumi apocalittici ma sul futuro – almeno d’essere veggenti – non mi pare che nessuno possa avanzare certezze inoppugnabili.

Fa star male pensare che comunque possa accadere. Mi riferisco alla gestazione a favore d’altri, magari da parte di una donna giovanissima, più fertile e dunque con maggiori probabilità di successo della gravidanza.

Tutti sappiamo che a quell’età – per quanto ci si creda maturi e già adulti – ogni decisione è pur sempre condizionata dall’inesperienza, anche se appare spontanea e di propria volontà.

Immagino peraltro l’esitazione e le incognite della potenziale madre surrogata, o i timori, qualora si rifiutasse.

Ma non sarei sollevato nemmeno se aderisse scientemente, perfino se si facesse ingravidare per altruismo. Perché è dura accettare che una ragazza conceda il proprio grembo – per nobile che possa essere la causa – se non al suo legittimo marito.

Non per nulla molti s’indignano per una pratica del genere. Personalmente sarei scettico ad approvarla; credo che sia necessario mettersi nei panni di chi abbia vissuto una maternità surrogata. Non è per nulla facile.

Mah… bisognerebbe chiedere a Maria di Nazareth.

Lei l’ha fatto.

 

 

 

 

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3 Commenti

  • Dici bene, per “coloro che credono”. Quindi per coloro che vedono uno “scopo superiore” al piedino sulla terra. Da ideale a ideologia il passetto non è di danza, danza compiuta da parte di chiunque.
    Ed ecco l’atavica scissione nel Sé femminile, nell’archetipo: vergine santificata e prostituta, vetula e puella, eccetera.
    A Maria preferisco indubbiamente Sophia nell’accezione gnostica e, poi, alchemica: per l’alchimista la materia che si accorda con lo spirito è un qualcosa che si ottiene con grande lavoro, anzi opera. Sempre in contatto e legame con alto-basso. Va beh, ne parleremo a voce magari.

  • Mi parrebbe più inseminazione.
    E la favola dice che Maria allattando e stando seguì il Jesus nella vita.
    Una madre surrogata no… Si, si direi proprio che è inseminazione.

    • Luca Bedino

      Il Padreterno necessitava di un figlio, che non poteva avere da una moglie, per attuare il suo disegno salvifico per l’umanità. Così ha scelto una donna che possedeva determinati requisiti per garantire l’incarnazione: molto giovane; illibata; appartenente alla stirpe di David. Insomma, tutto il bagaglio di selettività e di caratteristiche criticato da coloro che sostengono che si commissionano bambini ad altre cercando specifiche qualità.
      Maria si pone in un atteggiamento di piena sottomissione alla volontà del richiedente: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». Quindi in un rapporto servile e non certo coniugale.
      Fin da subito è consapevole che la creatura nata dal suo grembo non le appartenga e che Dio ne disporrà secondo la sua volontà. In questo sta la sua grandezza ma anche l’enorme sofferenza di una donna che non può essere vista come madre dal figlio, nell’accezione che conosciamo noi. Infatti c’è un episodio eclatante nel Vangelo in proposito. Mentre Gesù parlava alla folla… giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!» [Mc. 3, 31-34].
      Quello che, a parer mio, va sottolineato è che questa donna mise a disposizione il suo grembo accettando di rendersi gravida da un altro che non era né il compagno né il marito – non a caso la Chiesa non l’ha mai indicata come moglie di Dio – per uno scopo che non era quello di formare una famiglia con il proprio consorte, ma per finalità ben differenti: grandi, sublimi, di redenzione… per coloro che credono.

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