Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

L’utilità del presepe nel disvelare gli arcani


Il presepe è uno strumento impareggiabile per insegnare ai pargoli una marea di concetti preziosi per un’esistenza serena e proficua.

Su Avvenire Davide Rondoni ne pone l’accento come racconto, anziché come simbolo da brandire all’occorrenza. Da un punto di vista differente, ho un mio personale – e di certo opinabile – modo di vederlo, scorgendovi un’utilità alternativa a quella proposta sul quotidiano cattolico.

Il decalogo del presepe narrato ai semplici

I. In un presepe come dio comanda coesistono indisturbati edifici esotici, torri medievali, osterie e taverne, fontane gorgoglianti e mulini a vento: un esempio calzante per spiegare alle testoline intonse che nelle nostre città un palazzo in cemento nei pressi di un castello ha una sua ragione d’essere perché da sempre il presepe funge da modello urbanistico e paesaggistico. Da lì in avanti osservare uno scempio architettonico rievocherà l’atmosfera dolce e melensa del Natale.

II. La felice e intuitiva commistione di palme e di sabbia con il muschio e la neve, in forma di farina o di cocaina a seconda dell’intraprendenza di chi lo allestisce, educa i piccini alle bizzarrie botaniche anziché turbarli alla vista quotidiana di plurisecolari ulivi o di palmizi trapiantati nei giardini delle villette a schiera, dove manco al Creatore verrebbe in mente di farli crescere.

III. La presenza dei più disparati mestieri: fabbri, mugnai, falegnami che segano tronchi, cuochi che mescolano polenta, lavandaie, salumieri, piazzaioli… disvela fin dalla tenera età ambizioni che con l’odierna riforma del lavoro e con l’incremento dell’occupazione saranno alla portata di tutti.

È una panoramica anticipata delle professioni, propedeutica all’orientamento proposto dalla collaborazione scuola-lavoro. Chi ben inizia…

IV. La rigorosa e ordinata fila di pecorelle e di agnellini diretti alla grotta è un’eloquente allusione all’ordine sociale. Un ammaestramento sull’importanza di allinearsi, belanti, verso la meta. A dicembre a nessuno verrà in mente che la solennità successiva sarà la Pasqua, con l’inevitabile destino per il gregge: arrosto o alla brace.

V. Il cielo stellato sullo sfondo, le lucine a intermittenza, le rocce di carta appallottolata, lo specchio su cui nuotano cigni e anatre sono rigorosamente artificiali: un’illusione verosimile. La stessa che la vita offrirà ai bimbi crescendo.

È altamente educativo scoprire fin da subito che dai banchi di scuola alla scrivania in ufficio, dalle relazioni umane alla prospettiva di una pensione… buona parte di ciò con cui si avrà a che fare sarà improntato alla finzione. È salutare coltivare il disincanto.

presepe

… e siamo a metà:

VI. Bue e asino accanto alla mangiatoia: il primo, animale che non procrea, è a servizio di una buona causa: riscalda l’ambiente senza inquinare. E ci ricorda quanto sia prioritario cimentarsi in un’impresa utile, rispetto a sollazzarci tra le lenzuola. Tra l’altro l’economia di libido rende grandi e grossi: l’aspetto fisico, imponente e muscoloso, ha sempre la sua valenza. Il secondo non è da meno: ci rammenta che perfino il più ottuso può servire a una causa. Anzi, più è asino maggiormente sarà congeniale.

Con il sorriso sul volto, il buon padre di famiglia farà presente ai figlioli estasiati che non per nulla nella mangiatoia nessuno mette volpi, aquile o linci.

VII. Un presepe che si rispetti ha pure le musiche in sottofondo: amene pastorali o il repertorio di canti natalizi. Sono la cartina tornasole per i bambini: restare rapiti dalle nenie sdolcinate, sgranando occhi sognanti e lucidi, è un inconfondibile indizio di un futuro costellato da massicce dosi di eroina, oppiacei e droghe sintetiche. Al contrario, un qualsivoglia cenno d’insofferenza disvelerà ai genitori la gioia di aver partorito creature capaci un domani di grandi imprese. O almeno di essere mentalmente sane.

I diretti interessati:

VIII. Giuseppe, che sposa una vergine giovanissima – una fortuna non da tutti – insegna la rassegnazione: non si può avere “la botte piena e la moglie ubriaca”. Però si può essere ottimi falegnami. Lui, senza volerlo, è l’antesignano di certi hipster: barba lunga, partecipazione a grandi eventi, sta con chi conta… ma di fatto risulta poco più di una comparsa.

IX. La Madre del Messia, ovvero l’icona della donna realizzata. Qualunque bambina non ha che da rimirarla nella grotta per farsi un’idea di come comportarsi crescendo. Il proprio dovere lei l’ha fatto: come e con chi risponde al secolare adagio «mater semper certa, pater numquam» e questo basti e avanzi per tacciare le malelingue.

Un marito ce l’ha, con un lavoro serio, per giunta remissivo il dovuto: non beve, non gioca, non fuma.

Il figlio le darà grandi soddisfazioni: diventerà famoso, tutti lo cercheranno, compirà gesta strepitose.

Pure lei farà carriera, tanto da salire al cielo senza neppure il disturbo di un funerale. Per poi da lì scendersene quando le aggrada di parlare con qualcuno, o farsi un giro per il mondo, come attestano i santuari mariani sparsi un po’ ovunque.

X. Il bambin Gesù. Nulla quanto lui nel presepe è capace di rendere l’idea dell’assurdità di molti eventi che costellano la nostra esistenza. O meglio… lui assente dal presepe. Perché le persone assennate lo costruiscono giorni, settimane, anche un mese prima del 25 dicembre. Nell’osservarlo è impossibile non constatare che tutto il movimento di bestie e di statuine procede verso una grotta vuota. Con gli angiuoli che ostentano drappi di Alleluja senza una ragione apparente.

(Talvolta al cattivo gusto non c’è limite, e dunque accade che il bambin Gesù nasca in anticipo. Prematuro, quindi!).

I bambini dotati di comprendonio domandano il perché di una processione collettiva verso il nulla; lo stesso coloro che, tra i pianti, non si fanno una ragione della sua comparsa senza però aver visto i regali che attendevano sotto l’albero addobbato.

Ergo…

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È l’occasione aurea per spiegare alla prole, con parole misurate e con un’espressione grave in volto, che di rado riusciamo a dare un senso a quanto ci circonda.

Accade.

A loro gioverà interiorizzarlo.  Eccome.

Implicitamente riusciranno addirittura a comprendere da soli le congiunture politiche che viviamo in questi travagliati tempi.