Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

… ma che barba!


Ci sono mete che bramerei tanto raggiungere. Senza pretendere di piantare la bandiera sulla cima del Parnaso mi accontenterei – ad esempio – di essere totalmente distaccato dalle opinioni altrui. A parole pare facile ma, di fatto, almeno per me esiste sempre un margine di valutazione delle impressioni che diamo all’esterno. Talvolta condizionano talaltra appagano oppure indispongono. Poco o tanto, dipende da chi le fa e in che termini; dalla natura delle stesse; dall’ego più o meno accarezzato o vilipeso. Mi riferisco in particolare a quando viene stuzzicata quella condizione dell’animo deprecata universalmente ma ben presente in ciascuno, almeno di essere degli autentici stoici – o ipocriti – : la Vanitas. Certo, la vanità ricercata e ostentata è patetica, ma chi non possiede un minimo di compiacimento di sé? Quanto basta per sentirsi una spanna sopra a una nullità. È altrettanto vero che ci sono occasioni in cui cediamo alla tentazione di dare un’immagine di noi più elevata di quanto non sia: così, ogni volta che aspiro ad essere scambiato per uno stimato professionista indosso la cravatta. Non lo sono, e quindi è più frequente che venga additato come Testimone di Geova. Però il tentativo l’ho fatto comunque. Come ci sono donne dal passato alquanto disinibito e moralmente disinvolto che si mettono addosso la pelliccia di visone, ostentano la borsa griffata e il secondo marito sottobraccio illudendosi di sembrare signore di classe.

Ahhh… il seducente potere dell’apparenza, effimero o convincente a seconda delle energie profuse e della posta in gioco!

Ebbene, in questi ultimi tempi m’accade di ricevere commenti sulla mia barba, che pur avendola da quando sono passato alla maggior età solo ultimamente è cresciuta assai, complice la mia vita tediosa. La questione non è la barba in se stessa, che non merita alcuna osservazione. Non intendo dunque trattarne: al riguardo ci sono precedenti illustri come l’Apologia de barbis ad conversos dell’abate Burcardo o le coinvolgenti e aggiornatissime Mémoires pour servir à l’histoire de la barbe de l’homme, del mai abbastanza lodato padre Fangé. Per inciso, quando non fanno birra i monaci riescono a rendersi comunque utili alla società. Sarebbe quindi presuntuoso disquisirne ancora, alla pari di chi ritiene che faccia parte di una moda. Esse sono brevi e fugaci: è una loro peculiarità il mutare con le stagioni; portare una barba come dio comanda contrasta inequivocabilmente con la transitorietà delle medesime, dato che occorre parecchio per farla crescere. Ben lo sapeva Aronne, che l’aveva oltremodo lunga, e sulla quale l’olio, come annotava il salmista, copiosamente «… descendit in barbam, barbam Aaron…».

Non è appunto della barba come connotato di un volto – incolta o incerata o bisunta – che mi vien da scrivere, quanto dell’idea che essa comunica all’esterno. Delle idee, dovrei puntualizzare, perché sono svariate. In ciò – a mio avviso – sta l’interessante, perché consente di scoprire come i parametri umani siano diversificati e soggettivi nella valutazione dell’altro in riferimento a un accidente della persona. E il lato curioso sta nel giudizio che ne segue, che è strettamente collegato all’immaginario personale, al proprio bagaglio culturale, all’universo morale o politico del singolo, alle aspettative solleticate, alle paure o alle diffidenze che si attivano osservando una barba vistosa. Ancor più singolare è appurare come la connotazione contraddica l’indole del barbuto, sebbene lo si conosca di persona.

Si va dal Bin Laden e a un più generico “talebano” a Giuseppe Verdi; dal professore a – mi è capitato di sentirmi dire – rabbino fatto; bolscevico, pure. Delle interpretazioni meno encomiastiche, quella legata al terrorista arabo spopola. Mangiafuoco, brigante, pirata Barbanera non compaiono per nulla: sono anacronistici. Neppure “frate”, per fortuna. Verdi dev’essere in assonanza con il recente bicentenario. La barba in relazione all’insegnamento è un retaggio scolastico, in rimando all’iconografia dei filosofi, come pure la figura profetica. Rivoluzionario marxista fa parte di uno stereotipo datato… mi domando come possa venire in mente a qualcuno oggidì, emancipati come siamo! Riconosco una certa originalità nello scorgervi un rabbino, sebbene abbia ben poco da spartire con un dotto custode della legge mosaica.

Morale di tutto ciò? Gli stimoli della contemporaneità e il bombardamento d’informazioni si direbbe che occupino l’anticamera dell’immaginario collettivo, al punto che scomodare la fantasia per una rappresentazione originale o peculiare diventa arduo. Molto più immediato e semplicistico tirar fuori quanto si è immagazzinato velocemente e superficialmente. Oggi è verso una barba, un domani magari non troppo lontano sarà per uno slogan politico.

E comunque, visti i tempi, mi aspettavo per lo meno di essere identificato con un clochard… invece nulla. Meglio così: significherà – presuppongo – che la crisi non ci tocca poi così tanto come si vuol far credere, allora.


Ignoranteconstile è anche su fbhttps://www.facebook.com/ignoranteconstile?fref=ts

L’articolo ti è piaciuto? Puoi condividerlo.

Grazie!

Ti è piaciuto l'articolo? Puoi condividerlo:
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: