Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Malconcio e pesto, ma confido di rimettermi in forze


Ne esco davvero messo male. Per fortuna le ferite cominciano a cicatrizzarsi e le tumefazioni a sgonfiare, lasciando soltanto delle vistose ecchimosi.

Pur contuso e pieno di lividi, sono consapevole che le emorragie metaforiche dovute ai risultati elettorali passeranno.

Non pensavo di finire a terra in questo modo, ma devo riconoscere che l’esperienza mi ha giovato.

Privo di tessere, manco faccio politica attiva, eppure la batosta del 4 marzo ha lasciato il segno, eccome. Ciò non di meno proprio le botte prese mi hanno insegnato parecchio in neppure una settimana. E dire che non sono mai stato nemmeno un enfant prodige.

Mazzate di santa ragione per rinsavire

Innanzitutto ho scoperto che i leghisti non sono razzisti. No.

L’ho letto in numerosi commenti, ribadito a più riprese da chi li ha votati. La lega vuole soltanto far pulizia dei clandestini: non ha mai palesato sentimenti xenofobi. Lo attestano tutti con fiero orgoglio.

Presumo che presto le ruspe sostituiranno i ramoscelli d’ulivo come simbolo della pace e della fratellanza.

D’altronde i clandestini – lo dice il termine – sono irregolari, e in una società che vive sulle regole ciò che non è in regola va sistemato a dovere.

Possiamo lasciar dormire in pace la coscienza, e poco importerà se a un lavoratore nei miei campi o a un’addetta a nettare le bave della mia prozia non venisse rinnovato il permesso di soggiorno: passeranno dall’oggi al domani da persona accettata nel frutteto o da badante in casa a delinquente indesiderato o a fattucchiera dei tempi moderni. C’est la vie.

«Mica sono razzista, altrimenti non gli avrei dato un lavoro così redditizio, tanto ambito e palesemente gettonato. La colpa è sua se per il mio bel Paese è diventato abusivo, usufruendo a sbafo della stessa aria che respiro io».

Poi i colpi in testa me l’hanno aperta abbastanza per capire che i leghisti vogliono soltanto il nostro bene: la sicurezza è la priorità.

Prima del trauma pensavo di vivere in una città sicura. Per lo meno… sicuro credevo fosse un luogo dove, passeggiando nel cuore della notte, gli unici che incontravo erano quegli intrepidi che sfidando il rigore del gelo portavano il cane a far minzione.

Invece è stata soltanto la benevolenza degli dei ad evitarmi, finora, d’incappare in malviventi, assassini, ladri, stupratori e – pejor – nei mai abbastanza vituperati clandestini. Si annidano ovunque e sanno mimetizzarsi talmente bene che è necessario il fiuto e l’acume leghista per individuarli. Vivaddio presto li sgomineranno, e sul serio la sicurezza permeerà la nostra esistenza come l’ombra dell’angelo custode le nostre vite.

Ho altresì realizzato che, per merito della lungimiranza leghista, il lavoro sarà a portata di chiunque vorrà darsi un tono e fare il sostenuto, rifiutando il reddito di cittadinanza, ché la società ha bisogno pure di spocchiosi per ricordare al mondo la differenza tra le formiche che mandano avanti l’Italia e le cicale che cantano e suonano con il mandolino.

Infine ho appreso che i buonisti sono in via d’estinzione, vivaddio, sostituiti dai saputi, i quali pretendono di dettar legge perché hanno studiato. I leghisti odierni han chiuso con il passato e oggi come oggi schiferebbero perfino una laurea in Albania: il merito si conquista sul campo, militando fin da adolescenti per la nobile causa.

A ventisei anni sarai premiato con un seggio in parlamento, alla faccia pure dei politici navigati: si aspetta così tardi perché farlo prima porta male. Napoleone docet, a proposito di conquiste in tenera età.

Oh, finalmente la Giustizia si è maritata con il Merito e ha sgravato secondo Natura

A questo punto quando ho deciso di mostrare all’universo mondo la mia cianotica condizione, l’amico che ne ha poi tratto le fotografie mi ha suggerito di farne nella soffitta della sua casa di campagna.

A me sarebbe bastato uno scatto nella sua sala di posa, ma dopo la narrazione di quanto pensavo di scrivere, lui ha insistito. Sosteneva, non a torto, che quel luogo avrebbe conferito un’ulteriore lettura alla vicenda.

Si tratta di una villa padronale di alcuni secoli addietro: come la nostra cara Italia, è bella, antica, solenne, ma lasciata piuttosto a se stessa. Ancor più la soffitta, dove il tempo pare essersi fermato, tra cimeli, anticaglie, ricordi – lì mi ha mostrato le foto impolverate di un ancora giovane generale Dalla Chiesa, fattegli dal padre, già fotografo come pure suo nonno – e in effetti la similitudine con quanto stiamo vivendo mi è parsa calzante. Almeno quanto una massima di De La Rochefoucauld che ho trascritto qui sotto.

Foto di Alessandro Alessandrini

“La verità non produce tanto bene nel mondo

quanto male vi producono le sue apparenze”.

 

Apparenti pure le mie ferite e i lividi: devo alla professionalità di Emilie questo lavoro.

Vi invito a visitare il suo profilo su instagram e a seguirla. NB. Non è clandestina, sul serio!

 

Le fotografie sono dello Studio

Foto Video Alessandrini

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