Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

rospo

Mandar giù il rospo: un’esperienza che lascia il segno


Il rospo da ingoiare è un riferimento poco felice – devo ammetterlo – perché la povera bestiola merita una vita dignitosa. Pure l’uso del verbo lascia a desiderare – in effetti – però come metafora rendono l’idea di quanto penoso sia ingerire qualcosa di poco appetibile.

Capita.

Vi sono giornate in cui tutto procede d’ordinario poi, a un certo punto, ecco che t’arriva – servito sebbene non richiesto – il rospo.

Neppure su un piatto d’argento, tra foglie d’insalata e ornato da ghirigori con l’aceto balsamico per farne lievitare il costo. No, il rospo giunge intero, gratis, e ti tocca buttarlo giù. Almeno di far volare il vassoio, con tanto d’indignazione.

Ma per quanto la tentazione sia forte, spesso le conseguenze si paventano ben peggiori del mangiarlo.

 

Il rospo nel menù chi ce lo mette?

Nella quasi totalità delle occasioni a rifilarti il bufo è chi può permettersi di farlo perché si trova in una posizione di vantaggio.

Costoro lo sanno bene, forti delle prerogative su cui poggiano il proprio potere. Magari effimero, conquistato senza meriti se non per l’arte adulatoria o maneggi più subdoli, ma comunque – in quel momento – reale e concreto.

Può accadere che il rospo te lo propinino con il sorriso sulle labbra, oppure con l’arroganza di chi sa di avere le spalle coperte: in ogni caso te lo trovi dinnanzi.

Sgradito, manco a dirsi.

A chi non è successo?

Del mandar giù il rospo senza appetito

Esiste una casistica al riguardo, a seconda dell’indole, del carattere o della predisposizione dei soggetti in campo: questa che ho stilato non è di certo esaustiva, quindi se qualcuno volesse integrarla… sarà ben accetto ogni suggerimento.

 

La buona forchetta

C’è chi lo è di natura. Inutile dire che l’invidio con benevola ammirazione.

Essi buttano giù il rospo tutto d’un colpo, senza fiatare. Più o meno come quel genere di bambini, ormai estinti, che un tempo deglutivano l’olio di merluzzo, accennando a malapena una smorfia di disgusto quando la mamma – o un carnefice qualsiasi – ritraeva il cucchiaio dalla loro bocca.

L’accettano come un male necessario, alla stregua di una medicina che di tanto in tanto occorre prendere.

Il fatto è che il rospo non è mai meritato e dovuto. È imposto, con una gratuità sadica che nulla ha a che fare con le sventure o con i contrattempi riversatici dal destino.

Lo stomaco forte

È colui che digerisce tutto: insulti, sgarbi, rimproveri, senza fare una piega. Dunque non sarà un rospo a metterlo in crisi; anzi, ti dirà che è pur sempre meno peggio dello sterco.

Sei stato umiliato? Hai subito un sopruso? Ti brucia la dignità per un affronto svilente e ingiusto?

Ebbene, lui fa spallucce, certo che l’indifferenza sia il miglior antidoto per digerire il rospo ancora gracidante nello stomaco.

L’allergico agli anfibi

Può anche succedere d’essere insofferenti al rospo. Tocca ingoiarlo ma la bestia provocherà una reazione interiore.

Uno choc anafilattico: resterà nelle viscere a sprigionare contrazioni nervose.

Accade quando la consapevolezza della violenza subita è reale e – cosa che più conta – è un’angheria bella e buona.

L’affronto fa ribollire il sangue, ma purtroppo questo non cambia di una virgola la situazione: l’autore non risentirà dell’allergia altrui e a rimetterci sarà soltanto la vittima.

 

La soluzione paradossale

È  probabile che, per assurdo, si possa ovviare alle spiacevoli sensazioni ingoiando ogni giorno almeno un rospo.

A forza di ingerirne si finisce – se non a farseli piacere – almeno a renderli un’abitudine.

Le abitudini hanno il pregio di anestetizzare il quotidiano: con il passar del tempo non ci si fa nemmeno più caso.

E non è che detto che alla fin fine non portino a qualcosa di buono.

 

rospo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: