Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Marco Aurelio: l’ansiolitico che tranquillizza l’animo


La mia vacanza dal lavoro è durata quanto la dichiarazione di un qualunque ministro odierno, dunque si è volatilizzata in un soffio. A differenza di questa però mi ha lasciato il sapore agrodolce del ricordo.

Una sera, in particolare, ho ritrovato per puro caso un amico che non vedevo da un po’, il quale s’è poi aggregato a noi dediti all’otium nel cortile interno del consueto “peggior locale” della città: uno spazio semibuio al di sotto di un ballatoio, illuminato esclusivamente dalle candele al centro dei due, a volte tre, tavolini. Un ambiente intimistico congeniale per interminabili discussioni fino all’ora di chiusura.

Dopo alcuni convenevoli ci si è addentrati in una conversazione che per natura e per impostazione meriterebbe l’etichetta di “seria”, ma che in ossequio al luogo, ai boccali ripieni che ci stavano dinnanzi, all’indole di noialtri si è svolta con molta naturalezza.

Marco Aurelio

Bere per dimenticare, non certo per brindare

L’argomento principe verteva su lo stato attuale della nostra società.

Lo sport nazionale à la page pare consista nello sbugiardare il buon Darwin, attestando che l’involuzione della specie non soltanto sia possibile bensì auspicabile. Benvenuta quanto le cavallette di biblica memoria lo è per i buonisti, i bennati, i radical chic e, forse, per le zecche rosse.

D’altra parte ormai il vaffandeismo sta assurgendo a religione di Stato e gli zelanti accoliti – terrapiattisti, no-vax, ascientifici, anticomplottisti, ultraconservatori, tuttologi – praticano una nuova e appassionata crociata contro la Ragione.

È un inedito processo a ritroso, che fa ben sperare nella possibilità di poter presto scorrazzare ignudi nel paradiso terreste, dove i leoni leccheranno gli agnelli e nei ruscelli scorreranno latte e miele.

Incrociamo le dita, sperando – in questo viaggio sulla via del ritorno all’età dell’oro – di scampare alle epidemie di spagnola, di peste bubbonica, alle persecuzioni, ai processi inquisitoriali, ai roghi, alle invasioni barbariche, alle dieci piaghe d’Egitto, al diluvio universale.

Nel riavvolgere il nastro della Storia il Cristo scenderà dalla croce imprecando, giurando e spergiurando su suo padre che mai e poi mai riproverà a immolarsi per la salvezza di un’umanità che non merita un’unghia di considerazione.  Dagli torto!

Solo gli dei dell’Olimpo presumo che continueranno – come d’altronde hanno sempre fatto – la loro vita di gozzoviglie, di amplessi e d’intrighi – ignorandoci – dimostrando ancora una volta la grandezza dei greci… alla faccia di tutti.

Marco Aurelio

Il succo della discussione verteva su come comportarsi oggidì

Ci si può lanciare in una sfida alla Davide contro Golia.

È uno scontro impari tra la propria piccolezza e la gigantesca enormità di un sistema ignorante, con il quale non pare possibile alcun dialogo:

l’ignoranza non è più una condizione normale, propria di tutti, dalla quale ci si può elevare poco a poco. Condividi il Tweet

Adesso è un’armatura da indossare per scontri frontali, d’assedio e d’assalto.

«Io ci ho rinunciato», dichiara l’amico, «tanto non vale manco la pena intavolare un benché minimo confronto. Non ne esci: alla logica questi oppongono frasi fatte e slogan; rinfacciano il passato e ostentano un credo cieco imposto loro dai capibastone. Come fai a conversare con chi non vuol sentir ragione, e alle fonti documentate ti oppone dicerie e ridicolaggini?».

«Penso che non si tratti di convincere gli altri, quanto più di far sentire il proprio punto di vista», sostengo io: «tirarsi fuori è “darla vinta”. Soprattutto è cedere spazio, parola e visibilità a chi urla più forte. Distaccarsi equivale a una resa».

L’amico non è un vile, anzi. Ci ha dichiarato che nel momento in cui il suo datore di lavoro ha palesato la propria fede e il sostegno all’attuale governo di destra, lui ha dato le dimissioni.

Non poteva restare alle dipendenze. Vero che il capo le ha poi respinte e si son chiariti l’un con l’altro, ma intanto il gesto di coraggio l’ha fatto, eccome!

Così come ha reciso amicizie di anni, quando il limite di sopportazione verso costoro è venuto meno. Concordavamo un po’ tutti su questa realtà: nonostante gli sforzi, diventa impossibile mantenere un rapporto sereno con chi si dimostra tanto distante.

Non si tratta di ritenersi migliori

Differenti, questo sì. Un’alterità che è una sorta d’istinto di sopravvivenza.

Non di patetica superiorità, bensì di rivendicata diversità: per mentalità, stile di vita, scelte quotidiane, rapporti con gli altri.

Per il nostro modo di vivere non esiste “il nemico del momento” da isolare e annientare, soprattutto se costui – guarda caso – è il più esposto e inerme tra tutti.

Non ci sono per forza complotti da smascherare tra le nuvole del cielo al passaggio di un aereo o nelle corsie di un ambulatorio pediatrico; neppure è un dovere sfiduciare la conoscenza soltanto perché ci è in parte inaccessibile, né si ambisce a un cavalierato trattando lo spirito critico al pari di una cellula tumorale.

Secoli e secoli di progresso; schiere di pensatori, d’intellettuali e di scienziati, che spesso hanno pure subito condanne, confische di beni, l’umiliazione dell’abiura, l’esilio o una sentenza di morte… a noi suscitano rispetto.

Tutto qui.

Si è diversi perché riconosciamo la nostra piccolezza dinnanzi alla monumentalità dell’operato altrui.

Ben inteso: quello custodito nelle biblioteche; di cui fanno tesoro gli istituti di ricerca; che è insegnato nelle aule delle università; lo stesso grazie al quale generazioni di donne e di uomini hanno costruito la propria identità morale e culturale.

Si può soltanto provare gratitudine e sentirsi debitori verso quanto hanno fatto e fanno tuttora.

Non c’è nulla che ci accomuni con chi prende ordini e direttive imposte dall’alto come fossero le prescrizioni quotidiane di lassativi; con chi ritiene meritorio demolire “a prescindere” il sistema, oppure denigra coloro che della speculazione intellettuale han fatto la propria ragione di vita. Niente da spartire.

Incassare insulti, epiteti, ingiurie non muta la realtà

A meno di avere la stoffa dei martiri, a poco serve farsi il sangue amaro.

In questi passati giorni di brevi vacanze ho riletto I pensieri di Marco Aurelio: ne riporto uno, sperando possa essere d’una qualche utilità a chi vorrà leggerlo.

 

Marco Aurelio, Pensieri, Bompiani 2017.

 

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