Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Monitoriamo i presepi: i pastorelli non usano WhatsApp!


Oggi come oggi chi allestisce un presepe farebbe bene a dotarlo di un impianto di videosorveglianza. Pare infatti che i furti stiano aumentando in modo esponenziale, e nulla vieta di pensare che pure le statuine possano far gola ai ladri.

D’altra parte entrano nella case e svaligiano frigoriferi e dispense, almeno dai commenti che mi capita di leggere. Veri e propri “topi d’appartamento”, attratti finanche dai formaggi, dai salumi e dalle cibarie. Stupisce che i professionisti della rapina ancora non abbiamo sollevato rimostranze: in Italia ogni categoria professionale che si rispetti lancia tuoni e fulmini contro i dilettanti, e quindi sarebbe opportuno che gli svaligiatori di case seriali alzino la voce a indirizzo di chi agisce con un approccio amatoriale.

Nel frattempo i cittadini, comprensibilmente inquietati, si premurano come meglio possono.

C’è chi, dotato di buon senso, suggerisce d’installare impianti d’allarme, o comunque di rinforzare i sistemi antifurto in casa propria. Non mi risulta che vi siano deroghe urbanistiche per innalzare muraglie o scavare fossati da riempire d’acqua e di coccodrilli, ma taluni accorgimenti immagino siano sufficienti a lenire l’ansia verso quegli sconosciuti che giungono senza preavviso. Comprendo benissimo: da me si riceve il venerdì, e il presentarsi in altri momenti provoca un certo qual fastidio. Figuriamoci se capita nel cuore della notte, senza neppur aver lasciato il proprio biglietto da visita nei giorni antecedenti.

Una soluzione nuova pare arrivi con WhatsApp. La nota applicazione, che consente con la verifica delle spunte di disperarci o di farcene una ragione se siamo stati del tutto ignorati dal destinatario, per alcuni adesso potrebbe rivelarsi la panacea contro i furti.

Oltre a candidare alla medaglia al valore l’associazione che sta promuovendo la soluzione contro le efferatezze domestiche, l’uso come allarme collettivo presenta diverse peculiarità.

Innanzitutto ciascuno può lasciare il suo numero privato di cellulare in quel gruppo. I numeri verranno “anche” messi a conoscenza dei carabinieri. C’è da auspicare che siano tutelati in maniera ineccepibile – non mi riferisco all’Arma – perché WhatsApp può essere violata. Ma è questione nota, non c’è neppure bisogno di dirlo.

L’associazione non ha palesato uno statuto fondativo, con finalità varie ed eventuali, prossime e future: questo è positivo, perché in un’epoca di diffidenza generale stimola la fiducia cieca nel prossimo. Essere prevenuti va bene soltanto verso chi ci arriva in casa senza presentazioni.

Dunque, ci si registra e poi, appena si nota qualcosa di sospetto, si chiama prima il 112, e dopo il gruppo. Ovvero, prima si applica il dovere, e a seguire il piacere, secondo il vecchio adagio. In cosa consista l’utilità del gruppo se in antecedenza già siano state allertate le Forze dell’Ordine… non mi è chiaro. Almeno che… almeno che si debba intendere che il passo successivo darà il via alle danze. Già, perché il gruppo di volontari che gestisce l’iniziativa, a sua volta, emanerà una segnalazione di “allerta”.

Oltretutto c’è l’opportunità supplementare, per chi fosse in grado di fornire altre informazioni, di dire la propria. Non prima – pure in questo caso – d’aver reso edotto il 112. Soltanto dopo fornirà ragguagli, dettagli, particolari, impressioni d’ausilio per un quadro più esaustivo: numero di malviventi, tipo di mezzo usato, supposta provenienza etnica, abbigliamento, armi in dotazione, ferocia in atto. Tutto sarà utile. È scontato dire che non vorrei essere nei panni del carabiniere di turno al centralino!

Se non ho inteso male – ma potrei sbagliarmi – il segnale d’allerta sortisce l’effetto che un tempo ricoprivano le campane suonate a martello: coloro che saranno coinvolti nella zona dell’ipotetico furto – ma mi è ignoto quanto vasto o ristretto sarà il raggio d’azione – potranno accendere le luci di casa; far abbaiare i cani; percuotere pentolame e lanciare a terra i piatti di ceramica del servizio bello – magari solo quelli sbeccati –, l’importante è creare baccano, rumore, agitazione. Però senza superare i decibel che il nuovo regolamento comunale sull’acustica ha stabilito, altrimenti son multe salate. Forse è prevista una deroga qualora si trattasse di invasioni barbariche. A questo punto i malviventi, spaventati a morte, fuggiranno a gambe levate. Di sicuro si guarderanno bene in futuro a rimetter piede in queste lande.

L’associazione intima che:

«Non saranno tollerati scherzi. Non saranno tollerati eccessi di zelo che inducano a pensare ad una “giustizia fai da te”. Chi dovesse utilizzare il servizio in modo disonesto o illegale sarà immediatamente denunciato alle Forze dell’Ordine».

C’è dunque la speranza che in un modo o nell’altro ai carabinieri verrà dato di far qualcosa: se non sarà acciuffare i ladri, toccherà perseguire i bontemponi o i classici che su WhatsApp devono sempre aggiungere qualcosa in più.

Oltretutto mi vien da pensare alla tipica persona sola che, in perfetta buona fede ma presa dall’ansia per i ladri, chiamerà sostenendo di aver visto un’ombra; alla moglie in sospetto del marito fedifrago che telefonerà per una macchina parcheggiata sotto casa; a chi, erosa dall’inquietudine – e ne conosco in carne e ossa – non esiterà a smanettare messaggi soltanto perché scorge una vettura spenta sulla via, e poco importa se all’interno la figlia del vicino sta commiatandosi dal fidanzato con particolare effusione, dopo una serata in discoteca.

Costoro – i volontari – per illuminazione divina o per sesto senso o per viscerali doti introspettive saranno in grado di discernere se lanciare l’allerta o sorvolare. Almeno che a loro volta si consultino prima con i carabinieri. Ribadisco la mia più totale solidarietà al carabiniere in servizio al centralino. Auspico per lui un’indennità aggiuntiva.

Ma se la persona sola avesse sbagliato non intenzionalmente? Verrà segnalata o si porrà una pietra sopra? Della serie «nonnina… le dobbiamo raccontare la favola del “al lupo, al lupo, al lupo!” per farle capire la delicatezza della questione?». E con i mitomani, come la mettiamo? Perché sfido chiunque contestare chi dice d’aver visto questa o quell’auto, dato che le vetture hanno la capacità insita di muoversi, pure velocemente! Per non parlare degli spettri, dei vampiri e delle anime in pena…

I solerti propugnatori della sicurezza pubblica, senza divisa né – che mi risulti – senza una professionalità specifica, si caricano addosso l’incomodo e il fardello di un tanto ingrato compito. Gratuitamente.

Le Forze dell’Ordine comunque faranno ciò che è dato loro di fare, come sempre. Li pagano pure per questo (poco e male, peraltro). L’utilità allora? Nel dare l’allerta? Parrebbe.

Tutti diventeremo potenziali sospetti. La fobia individuale o collettiva sarà sdoganata. La percezione di pericolo – che esiste perché in effetti furti ne accadono eccome… pure da me son passati, anni addietro – assurge ad allarme sociale. Ma anziché adottare misure preventive per le proprie case, e riporre fiducia in chi è deputato a intervenire, ci si affida a WhatsApp, sperando che le umane e più che naturali paure trovino una soluzione.

Ciascuno è libero di aderirvi o di starne alla larga. Dal canto mio sorge spontaneo domandarmi il perché propugnare una soluzione del genere. Non lo scrivo soltanto per solidarietà verso coloro che coltivano l’inveterata pratica della camporella, per i quali inizieranno tempi duri anche se hanno la fedina penale pulita. Bensì per chiunque accompagnerà a casa qualcuno per la prima volta, percorrendo stradine di frazione. Già presagisco il suono elevato a orchestra sinfonica delle notifiche di WhatsApp diffondersi nell’aere… non appena imboccheranno una solitaria viuzza in frazione. Ma, motivo non meno fondamentale, sono scettico perché è lo Stato che deve proteggerci. E magari attivare misure preventive di sostegno verso chi, non avendo altre opportunità, arriva addirittura a portarsi via le cibarie dalle case altrui!

Non è detto che funzioni, per ammissione stessa dei fondatori dell’associazione.

Lo si legge testualmente sul “manifesto” programmatico del gruppo, che ha tutto il fascino vintage dei documentari in bianco e nero dell’Istituto Luce:

«TUTTI INSIEME saremo meno vulnerabili e se il grande operato delle Forze dell´Ordine, dell’impegno dell´associazione Eco di Fossano e dei Cittadini, un giorno, non dovessero bastare, considerando che a Fossano ci sono due Caserme dell´Esercito, con all´attivo 1000 soldati, potremmo sempre pensare di chiedere il loro contributo, come giá accade in altre cittá d´Italia ma speriamo e confidiamo che quel giorno non debba mai arrivare!»

… speriamo, davvero, altrimenti toccherà mettere pure i carri armati nel presepe!

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