Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Mors tua vita mea


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Dai britannici c’è solo da imparare. A cominciare dall’encomiabile compromesso che intercorre tra la ragione e la comicità – non alludo al proverbiale humor inglese ma il fatto che persone moderne siano sudditi di una bizzarra famiglia reale – per finire alla capacità di osservare il mondo e trarne benefici utili al progresso della civiltà. Tradizione inveterata, che risale all’impero coloniale e al buon senso dell’epoca. Ad esempio: quanto abbiamo valorizzato gli indigeni con eleganti livree e candide parrucche, anziché lasciarli all’umido nelle loro giungle, nudi e sporchi. Mi sono capitate sott’occhio delle foto eloquenti, il cui afflato filantropico eguaglia le imprese del passato, e penso che potrebbero fungere da stimolo per attuare anche da noi simili, edificanti e salutari miglioramenti al decoro urbano.

Borchie sistemate in spazi altrimenti usati dai barboni per dissuaderli a stazionare in quei siti. Un’idea assai originale rispetto alla più impegnativa attività di pestaggio, tanto agognata da molti ma poco praticabile, perché – guarda caso – ti capita sott’occhio un senzatetto sempre e solo quando hai il vestito fresco di lavanderia. Allora è scocciante lordarsi di sangue e poi giustificare al rientro a casa di non aver sedotto una vergine ma d’esserti distinto nel dovere civico di rendere più pulita e sana la comunità civile.

L’aspetto più meritorio sta nell’aver traslato metodi e strategie dalla lotta ai piccioni. Barboni come colombi. Ineccepibile.

Tempo addietro m’ero preso l’impegno di trattare dell’argomento* e il fatto che non faccia politica non mi esonera dall’ottemperare all’adagio:  «ogni promessa è debito».

I colombi, eccezion fatta per quello bianco che si librava in capo alla Vergine quando verbum caro factum est, sono tra i pennuti più disdicevoli. Ben recitava il detto piemontese: «i cölömb mangiu or ma cagu piömb» [i colombi mangiano oro ma espletano piombo]. Così i barboni, e per non sottolineare la volgarità fisiologica del parallelismo, basti pensare che bevono prelibatezze come il Tavernello e poi fanno minzione sulle aiuole.

I piccioni torraioli portano malattie; i clochard son tutto tranne che il ritratto della salute. Condividono entrambi parassiti, acari e pidocchi. L’unica differenza è che i piccioni tubano e poi concupiscono, mentre i barboni brontolano e poi si addormentano, come una sana coppia spostata da almeno un decennio.

Dalle nostre parti non si è ancora attuato nulla di simile: timide ma ingegnose soluzioni sono state partorite in alcune città progredite d’Italia, nelle quali hanno installato dei braccioli a metà panchina, per evitare che vi si sdraiassero sopra. Già qualcosa. Le panchine però sono galeotte pure per i giovani e focosi innamorati e quell’impedimento materiale a una più profonda intesa fa calare drasticamente le opportunità di figliare. Insomma, l’idea è apprezzabile ma il risultato ha inconvenienti non da poco, visto il basso tasso di natalità italiano.

Nella mia città non è occorso l’impegno delle migliori menti locali per studiare deterrenti. È stata una fortuna, perché almeno hanno potuto concentrarsi su questioni maggiormente pregnanti, lubrificandosi le sinapsi evitando che la ruggine s’impadronisse della ragione.

Qui sono bastate le comprensibili e accorate lamentele delle commercianti di una via del centro storico, raccolte dal settimanale cattolico uno o due anni fa, scaturite per l’inquietante e sinistra presenza di un vagabondo francese di giovane età… ed ecco che le garçon clochard svanì come l’arcangelo Gabriele dopo l’annuncio alla Vergine. Un colpo d’ali e via! A proposito d’ali, ci si è preoccupati molto di più dei consimili volatili. Oculata preveggenza, ora che si sono scoperte le similitudini. Debellando gli uni si potrà fare altrettanto con gli altri.

S’iniziò con pillole anticoncezionali camuffate da becchime: tutto subito gli uccelli non fecero i sofistici e la prima covata sulle torri del locale castello fu assai scarsa. In seguito dovettero essersi resi conto che codeste leccornie non erano distribuite da Eataly e, come buon senso vuole, diffidarono. Non beccarono più.

Per spiegare ai colombi l’efficacia prodigiosa dei metodi Ogino-Knaus o Billings occorreva un novello san Francesco ma i frati del posto pare che con gli uccelli non parlino; quindi si è pensato di rispolverare le teorie malthusiane, giunte da poco da Oltralpe. Meglio tardi che mai.

Per ridurre le nascite si ospitarono le taccole: un’approfondita e inconfutabile letteratura asseriva – e illuminati pensatori lo sostengono a maggior forza oggidì –  che questi esemplari neri, provenienti da fuori, avrebbero fatto razzia di uova di colombo, avrebbero tolto loro il cibo di bocca, fino all’estinzione stessa dei pennuti locali. Nessuno immaginava quanto tutt’ora si vede: le taccole, accolte tra le torri, si naturalizzarono in breve tempo, stabilendo un’equa e solidale convivenza con i piccioni.

Non paghi, dimentichi che errare humanum est, perseverare autem diabolicum, si pensò di allevare direttamente in casa “il nemico”, l’avversario per antonomasia dei colombi: una coppia di falchi, rifocillata quotidianamente da un addetto, si svezzò sulla cima di una delle quattro torri. Appena spiccarono il volo, i temibili rapaci fecero fuggire tutti gli esemplari: colombi e taccole liberarono il campo. La città fu ripulita, con buona pace per tutti. Non fosse che, non avendo più di cosa sfamarsi, andarono alla ricerca di potenziali vittime altrove. La natura infatti insegna che per saziare i propri appetiti essi necessitano di trovare prede a loro congeniali. È una chimera credere che siano addomesticabili.

Passato il pericolo, le colonie di uccelli tornarono: non portarono rancore per l’inospitalità dimostrata loro e ripresero l’affascinante ciclo della vita come se nulla fosse.

L’ostinazione della città, che è virtù dei sagaci, non venne meno: si fecero otturare tutti i buchi delle torri, pensando che in tal modo non avrebbero più nidificato. Gli intrepidi non si scoraggiarono, a segno che quando le impellenze naturali sollecitano gli istinti primari, poco ci fanno le soluzioni “tampone”. I dissuasori si staccarono o furono oltrepassati e nuovi pulcini schiusero senza colpo ferire.

“A mali estremi, estremi rimedi”: s’installò un impianto metallico che imbragò l’edificio e lo avvolse come fa la carità cristiana con il genere umano. In esso passava corrente elettrica: non ad alta tensione ma abbastanza forte da far “friggere” tutto il castello quando c’era umidità nell’aria, con il caratteristico rumore che producono le patatine in padella allorché l’olio inizia a gorgogliare. Finalmente i colombi furono conviti ad andare altrove, perché ogni volta che tentavano di posarsi su una mensola, una sporgenza, un ripiano, si prendevano una leggera scossa. L’esperienza non doveva essere stimolante come certi filmati hard vogliono farci credere. L’unico inconveniente di questa sofisticata trovata fu che i testardi pennuti, mal abituati a sbattere le ali più del dovuto, scelsero insediamenti vicini: terrazzi, sottotetti, grondaie delle abitazioni civili limitrofe. C’era, in tutto ciò, una sorta di testarda caparbietà: è un pregio che va sottolineato perché è peculiare degli ambiziosi, che non demordono pur di raggiungere gli obbiettivi prefissati. Da che mondo è mondo, purtroppo però non sempre il merito è sufficientemente plaudito, compreso, riconosciuto. Anzi. Si finì quindi per interrompere l’elettricità, permettendo alla fauna aerea di tornare al suo posto.

Historia magistra vitae: sono esperienze che, traslate per analogia sui barboni, ci insegnano cosa evitare e come agire.

Qualche sera fa, sotto i portici della via principale, uno di costoro mi ha fermato, mentre passeggiavo. Non l’avevo mai visto prima: dall’aspetto doveva avere una cinquantina d’anni, ma potrei sbagliarmi perché molto di frequente, per canzonare chi si fa ringiovanire con interventi estetici, dimostrano assai più anni di quelli che anagraficamente avrebbero. Fumavo, tanto per cambiare, e m’ha chiesto una sigaretta. Fortuna vuole che non fossi vestito griffato, altrimenti mi avrebbe domandato la carta di credito. Alla sua richiesta ho estratto il portasigarette e gliene ho data una. Prima che facesse in tempo a ringraziarmi ne ho estratta un’altra ancora, che gli ho passato spiegandogli che almeno ne avrebbe avuta una di riserva. Mi ha risposto con uno sguardo di stupore, perché probabilmente non si aspettava il supplemento. Povero illuso: deve aver creduto in un atto di altruismo! L’ho fatto apposta per non doverla fumare: una manciata di minuti di vita in più per me… e altrettanti in meno per lui.

Altro che taccole e rapaci!

 

 

 

*cfr. http://ignoranteconstile.wordpress.com/2014/05/14/hai-da-accendere/ 

 

 

La foto è estrapolata da http://www.repubblica.it/esteri/2014/06/08/foto/londra_spuntoni_per_terra_per_i_senzatetto_la_rivolta_sul_web-88414654/1/?ref=fbpr#1

 

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