Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Motosega vs giustizia


Tre pioppi cipressini fino ad oggi svettavano a lato del fossato del castello della mia città. La loro forma allungata ben si addiceva ad accompagnare in verticalità le vicine torri, evitando quell’effetto tragicomico che si osserva incontrando un chihuahua affiancato dal padrone spilungone.

Eutanasia: si è proceduto ad effettuare il fine-vita anzitempo. Per carità, nessuna scelta ideologica capace di scomodare sentinelle in piedi o movimenti preconciliari: le radici sono state giudicate colpevoli di danneggiamento della scarpata e dei muri adiacenti.

Chi l’avrebbe mai immaginato, all’epoca in cui le piantine vennero allocate lì, che un albero capace di raggiungere decine e decine di metri d’altezza avrebbe parimenti sviluppato radici vigorose, anziché accontentarsi di qualche centimetro di manto erboso al quale aggrapparsi per non volare al primo sussurro d’aria?

Ero nei paraggi, in pausa pranzo, quando l’ultimo dei tre veniva sezionato a pezzettini secondo la trama del più scontato film splatter. Gli arti precipitavano a terra, e subito finivano trinciati e ridotti in pezzettini, un po’ come i documenti imbarazzanti dei quali occorre far sparire in fretta e furia le tracce, infilandoli nel trita-carta.

Mi ricordo le considerazioni che Hugo faceva nel suo L’ultimo giorno di un condannato a morte a proposito della folla sadica che amava assistere alle sentenze capitali, e un po’ mi sentivo spettatore rapito dalla scena cruenta: mi ripugnava, ma nel contempo non riuscivo ad allontanarmene. Più o meno come ascoltare l’annuncio di una riforma messa in cantiere dal governo.

Un addetto mi è passato vicino e allora, giusto per scambiare due parole, ho domandato la ragione di questo supplizio, tanto per trovare conferma su quanto avessi letto delle insindacabili motivazioni.

E pure per dissipare dalla mia mente una versione alternativa – architettata appositamente per suscitare ilarità -, nella quale si sosteneva che il taglio dei pioppi cipressini nascesse da un’esigenza di pubblica sicurezza. Il vento potrebbe agire sulle chiome, sradicando gli alberi, con conseguenze piuttosto spiacevoli per i passanti. Già, proprio come accade in natura alla prima folata d’aria, allorché i filari di queste piante ci regalano un coreografico effetto domino!

L’uomo invece mi fornisce una risposta esilarante, accompagnata da un sorriso bonario capace di svelarne fin da subito l’inconsistenza: «queste piante fanno una lanugine che poi vola in giro, entra dalle finestre, e arreca parecchio fastidio alle signore che devono pulire in casa… e allora…».

È una battuta di paese, certo, alla pari di quella che sentii dire a proposito della contrarietà di taluni a un mercatino mensile di piccoli animali perché le bancarelle occupavano i parcheggi destinati ai fedeli, una domenica al mese, con comprensibile disagio per chi si recava alla Santa Messa. Era presa dallo stesso carniere che annoverava i “chicchirichì” dei galletti di prima mattina quali cagione di disturbo del sonno dei giusti, e altre amenità degne del complottismo di provincia, il quale lascia il tempo che trova… nevvero?

Bontemponi, antagonisti dal vivo dei siti satirici sul web.

Prima di ritornare al suo lavoro costui m’ha assicurato che al posto saranno piantumate delle specie sostitutive.

Si ovvierà ai precedenti problemi con dei bonsai.

PS. L’ultima frase rientra nella tipologia delle boutade.

Almeno… l’ho scritta in quel senso.

I danni al muro di contenimento in effetti sono più che evidenti
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7 Commenti

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    Gonzalez raylina. 31 Marzo 2016 at 6:01

    È sempre con grande piacere che leggo i tuoi articoli. Hai un grande dono. Non importa quale sia l’argomento riesci in maniera pacata, galante ed educata a rendere tutto interessante. Ci trasporti in altri tempi. Ci fai volare con la mente lontano in posti tranquilli con l’immaginazione. Per chi ne è capace. Aspetto il prossimo pezzo. Grazie.

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    Nel frattempo, il paesaggio e l’effetto serra….

    Che vergogna il taglio degli alberi, sempre e ovunque.

    • Luca

      Caro Eros Ravera, oltre al piacere di rispondere a un nome e cognome unisco quello della bella notizia prontamente comunicata dal Sindaco, ovvero che a brevissimo verranno piantumati altrettanti carpini bianchi.
      Perché saranno solo alberi… ma vivaddio c’è ancora chi gode del piacere e della speranza che le chiome verdi tornino a riportare vita e colore negli spazi urbani.
      E magari con la loro ombra preservino da perniciose insolazioni.

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    Madonna quante pippe mentali per tre alberi sradicati.

    • Luca Bedino

      Non me ne voglia se mi permetto di correggerla, ma non sono neppure stati sradicati.
      Lo specifico, almeno troverà ancor più plausibile la sua constatazione verso chi si dedica all’onanismo mentale, accontentandosi di così poco: in effetti che saran mai tre alberi!

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        Che saran mai tre alberi da dedicarci un intero stucchevole articolo per prendersi qualche pollice in sù! Da diabete.. troppo facile ricevere i mi piace così.
        Mai che venga fatto qualcosa di concreto, sempre e solo lagne e lagne e lagne e sarcasmo supponente.

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