Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Napoleone e il Gay Pride di Alba


Il Gay Pride arriverà ad Alba, di qui a poco.

Alba, la città delle cento torri, curata e ambiziosa, dove l’ordine che regna per le vie medievali è lo stesso che amministra industrie; sovrintende ai filari delle case vinicole; governa la “Famiglia Cristiana” che qui è nata e ha la sua sede; scandisce misurati colpi di turibolo nella gotica cattedrale di San Lorenzo.

La sobria eleganza del buon gusto. Quella – per intenderci – che detesta l’ostentazione e l’urlato.

Alba, che di celato, di non visibile, ha un sito archeologico sotterraneo. E i tartufi, nascosti nella terra delle colline limitrofe: bianchi, profumati, pregiati.

Alba: all’apparenza l’ultimo posto dove t’aspetteresti un Gay Pride.

Impensabile fino all’annuncio dell’evento, promosso – a livello locale – dal collettivo De-Generi.

Ne parlavamo l’altra sera tra amici, davanti a delle birrette, al V.I.T.R.I.O.L. che non è propriamente una camera di mezzo per latomisti.

Durante la chiacchierata uno di loro ci ha confessato che non andrebbe mai a un Gay Pride. Mai e poi mai.

Il rischio di essere immortalato in uno scatto è troppo alto. Pure di finire sul web o sui giornali.

Un danno irreparabile alla reputazione: qualcuno potrebbe fraintendere, scambiandolo per un… o m o s e s s u a l e.

Nicodemo… scansati proprio!

Siamo rimasti un attimo basiti.

Per nulla intimorito dallo stupore e, a seguire, dal dissenso dei presenti, ha continuato rivelandoci che se uno di costoro gli si parasse davanti si sentirebbe a disagio, non sapendo come reagire.

Ehhhhhh… è dura a morire la convinzione che un gay sia una sorta di macchina d’assalto, perennemente infoiato, incapace di contenere i propri furori. Pure con il caldo asfissiante di questi giorni, quasi sia d’obbligo ghermire un malcapitato con la stessa smania di chi raccoglie firme per strada.

Nel contempo fa tenerezza tanta considerazione di sé: si è certi, matematicamente, di piacere a tutti i costi a un omosessuale. Sempre, giorni pari e dispari, anni bisestili compresi.

Li si ritiene privi della capacità di discernimento, a differenza degli altri mortali che sono in grado di scartare chi non li attrae.

Davvero… non finiscono di stupirmi di coloro che si pensano “appetibili a prescindere” per uno dello stesso sesso quanto un bicchier d’acqua fresca nel bel mezzo del Sahara. A ferragosto.

E ciò soltanto per il fatto di esistere.

La conversazione è proseguita ancora. Ognuno ha illustrato il proprio punto di vista, in un ventaglio che andava dall’importanza di esserci proprio perché non si è gay, per avvalorare la testimonianza e festeggiare insieme, all’andarci perché sarà un’occasione fuori dall’ordinario, nell’opulenta e bigotta Provincia Granda. Come il passaggio di una cometa o la morte di un papa.

Napoleone con il Gay Pride albese “che c’azzecca”?

Per le persone sensate: niente.

Per me, che tra il caldo e la demenza senile mi gioco quotidianamente i rari neuroni rimastimi, ci sta, a suo modo.

Per una strana alchimia d’idee m’è venuto di pensarci mentre rincasavo a piedi, a chiacchierata finita, e mi godevo l’inaspettata frescura della notte estiva nella mia città avvolta da un inusuale silenzio.

Alba esordì – in anticipo su tutte le altre comunità piemontesi – come repubblica sorella della Repubblica francese uscita dalla rivoluzione, quando il Bonaparte fece il suo ingresso al di qua delle Alpi.

Me lo immagino, il contesto ambientale e culturale dell’epoca: l’arrivo dei rivoluzionari sarà stato accolto dai sabaudi con lo stesso entusiasmo con cui adesso ci si aspetta la visita del fisco.

Eppure fu proprio Alba, sebbene per un momento effimero, ad aderire per prima ai principi rivoluzionari.

È durata pochissimo – il tempo di un’Ave Maria – ma intanto l’esperimento c’è stato.

Un passo avanti rispetto agli altri.

Una città con il ruolo d’apripista.

Oltretutto il motto d’allora calza benissimo pure con il Gay Pride:

Libertà Fraternità Uguaglianza

Gay Pride