Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

“Non di solo pane vive l’uomo”


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Sono sette anni che nella mia città c’è chi promuove in maniera spontanea un evento chiamato “Fussan da bar”. La cosa ha dell’incredibile perché dalle mie parti di spontaneo, con una durata simile, ci sono solo le lamentele collettive per una piazza risistemata utilizzando il metallo arrugginito come elemento decorativo.

La manifestazione si svolge partendo dal piazzale del castello, per solidarietà con i colombi che se ne svolazzano spensierati lì intorno, e senza chiedere permessi a nessuno si liberano del di più in volo, con buona pace dei benpensanti.

Ha diversi scopi, più o meno palesi. Innanzitutto è un modo per sensibilizzare le fasce giovanili intorno alla tematica dei trapianti di fegato, ovvero sulla necessità di pensarci fin dalla tenera età adolescenziale e non quando sarà troppo tardi. Dei volontari stilano apposite liste preventive, che aggiornano di anno in anno.

In secondo luogo è un’occasione unica per dimostrare che si può girare in bicicletta senza essere per forza dopati.

Inoltre l’evento offre la possibilità di stringere nuove conoscenze senza bisogno di una connessione wi-fi o adsl oppure di ritoccare le foto dei profili su fb, badoo e affini: alla peggio si arriva mascherati. Banane deambulanti, crocerossine ben disposte, figuri bizzarri sono tra gli elementi caratterizzanti, tanto che la “Fussan da bar” si potrebbe scambiare per un Pride, se non fosse che ogni momentaneo dubbio sia subito fugato dalla constatazione di trovarci in una delle più bigotte province del Bel Paese.

Il grande vantaggio di questo assembramento di animi alquanto ben disposti alla socializzazione è che, per chi già sia un abitué, la circostanza offre il medesimo spirito di corpo delle adunate degli alpini, senza aver per forza fatto la leva obbligatoria o passato il Piave; per chi ancora non si conosce diviene un momento di forte aggregazione, soprattutto dopo la sosta al terzo-quarto bar. Va detto infatti che l’evento non spicca per originalità: nel suo piccolo è un’imitazione della Via Crucis, soltanto che qui le stazioni sono sette anziché quindici (c’è un limite all’umana natura anche per i più vissuti).

Uno degli indiscussi successi nasce dall’essere apartitico: chiunque può accedervi senza possedere tessere e infatti la partecipazione è eclettica. Capita di sorseggiare una tazza di tè accanto a un rivoluzionario bolscevico o di berti un bicchiere di latte con un monarchico, senza imbarazzi.  Neppure esistono preclusioni sessiste, anzi, spesso è un’opportunità per sfoggiare quel vestitino corto e una colorita parrucca che a Messa invece avrebbero dato un po’ nell’occhio. Come se non bastasse è alla portata di tutte le tasche perché gli esercenti che aderiscono hanno il buon senso (capitando una volta all’anno) di fare dei prezzi di favore, quindi si può bere addirittura qualcosa in più senza essere figli di papà.

Infine  la “Fussan da bar” fornisce l’incomparabile esclusiva di poter dire ai posteri: «io c’ero»… che qui è occasione rara!

 

 

Photography by Maria Riorda

 

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