Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Non è una provola


Carestia, come veniva soprannominato dai conoscenti a sua insaputa, era un uomo senza pretese, che pur di non spendere riduceva al lumicino qualsivoglia esigenza, oppure escogitava alternative di fortuna per far di necessità virtù.

Proveniva dalla campagna, laddove la vita agreste rende grassi i manzi nelle stalle e cocciuti i contadini nelle cascine. Mentre i primi erano allevati ignari del proprio destino, i secondi venivano cresciuti diffidenti verso i forestieri e, ancor più, nei confronti di chiunque avesse passato più tempo sui libri al chiaro di luna che a spargere liquame in eccesso con il favore delle tenebre.

Si era però emancipato quanto bastava per un lavoro in città, ossia con la probabile buona parola del parroco o la raccomandazione di un politico locale: nulla però di troppo impegnativo da sottrargli forze e energie da dedicare ai campi e all’orto quando rincasava dalle incombenze legate al 27 del mese.

Carestia, per fortuna sua, era talmente economo da non sprecare parole di critica; neppure largheggiava in lamentele, per cui finiva con essere benvoluto da tutti, almeno fino a quando non si annunciavano collette per un pensionamento o una raccolta di fondi per le esequie di un collega.

La sua avversione allo sperpero di un singolo centesimo – e l’arte d’industriarsi per ottenere un vantaggio laddove nessuno mai penserebbe di riuscirvi -, erano occasioni d’oro per chi lo frequentava.

Una conversazione languiva? Urgeva alleviare la tensione con una grande risata? La soluzione immediata era a portata di mano: si faceva a gara nel narrare l’ultima trovata di Carestia e non c’era tragedia o dramma capaci di resistere alla narrazione delle sue peripezie.

Un giorno il nostro eroe lasciò tutti di sasso.

Quella mattina i colleghi notarono quanto Carestia smaniasse dalla voglia di raccontarsi, ma si capiva che attendeva l’assenso dei presenti per parlare, come i bambini che un po’ per soggezione verso i grandi, un po’ per timidezza, comunicano con gli occhi il desiderio di dire la loro.

«Facci indovinare», esordì il più sfacciato: «con la faccia raggiante di uno che ha vinto alla lotteria scommetto che hai trovato cinquanta centesimi per terra».

I colleghi accennarono un sorriso contenuto, soltanto per indurre il protagonista ad aprirsi, ricambiando la battuta del gigione con uno sguardo che sottintendeva quanto trattenessero l’ilarità. Sapevano che una reazione plateale avrebbe chiuso a riccio il loro mito.

«No, no, ben di più!». Gonfiò il petto, come un soldato pronto a ricevere una medaglia di guerra:

«Ho risparmiato cinquanta euro».

«Davvero? Sei un grande! Dai… raccontaci come hai fatto!».

Erano ben consapevoli che per un pidocchio simile questa somma equivaleva a un tesoretto.

«Ho un cagnolino, che mi ha lasciato mia figlia; un bastardino che si era stufata di tenere: ebbene, la bestiolina abbaiava di continuo».

«E allora? Ti fa risparmiare sull’impianto d’allarme se mai arrivassero i ladri».

«Magari! Non fa che rompere le scatole, e i vicini si sono già lamentati con mia moglie. Non fosse che mia figlia viene a trovarci soltanto per vederlo…».

«Vabbè, dai! Ci sarà pure un rimedio…» lo interruppe un’impiegata.

«Infatti. Uno mi ha detto che bastava farlo castrare e si sarebbe calmato».

Alla collega uscì d’istinto una smorfia di disappunto, ma un altro intervenne prontamente prima che la conversazione virasse su una disputa etica, facendo naufragare del tutto l’opportunità di conoscere la vicenda che dall’esordio si delineava alquanto interessante:

«Quindi che hai fatto? L’hai portato dal veterinario?».

«Ma per chi m’hai preso? Sun pà fol! Non son mica fesso! Era capace di chiedermi cinquanta euro per operarlo».

All’udire quella cifra, che aveva già fatto il suo ingresso nel discorso iniziale, i presenti si lanciarono un’occhiata fulminea gli uni con gli altri.

Annuirono, sempre di comune intesa, per sollecitare il prosieguo, più che mai timorosi su quanto di lì a poco avrebbero ascoltato.

Uno, in particolare, per quell’indole carogna tipica di chi lavora insieme da anni e conosce le altrui debolezze, stimolò Carestia, sollecitandone l’inclinazione all’avarizia:

«Ti capisco benissimo: spendere tanti soldi quando in Africa ci sono bambini che muoiono di fame è un peccato mortale!».

«Proprio così! Per fortuna un amico m’ha suggerito un modo economico ma valido. E aveva ragione da vendere perché ha funzionato benissimo».

«Sarebbe a dire?», esclamarono all’unisono.

«È bastato prendere un fil di ferro e legarglielo poco sopra l’ bale: ogni giorno gli davo un giro più stretto. Dopo un po’ di tempo son seccate e… sun calaije».

Nessuno fiatò.

Qualcuno deglutì.

Un fremito scosse più di un presente, all’idea di cosa potesse significare.

Non c’è bisogno di studiare tanto: a quanto pare un rimedio a tutto si trova sempre.

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2 Commenti

  • Agghiacciante e straordinario. Non necessariamente in quest’ordine.

    • Ignorante con stile

      Vero di certo per l’agghiacciante: quando lo sentii dalla viva voce del protagonista ebbi un fremito che mi raggelò proprio laddove la povera bestiola subì la mutilazione. Vissi una sorta di compartecipazione che, ancora anni dopo, nel raccontare l’accaduto a terzi, mi faceva venire i brividi là dove non batte il sole, come se ci si immedesimasse per solidarietà con il malcapitato.
      Grazie per il commento: l’ho molto apprezzato!

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