Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

“Non posso innamorarmi di cosa, ch’io non vegga”.


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Lo scriveva Giordano Bruno. Ero andato a trovarlo l’estate scorsa, di passaggio nella Città Eterna. Mi sentivo obbligato a una visita di cortesia. Di quelle fugaci, senza disturbare troppo. Manco un caffè e nemmeno un preavviso. Il classico appuntamento che i devoti mettono in agenda quando colgono l’opportunità d’incontrare un maestro: in questi frangenti non si ha neppure la pretesa di un riscontro. È già appagante l’essere lì.

Oggi è la ricorrenza della sua dipartita. Inutile dire che ai giorni nostri una morte come la sua sarebbe assai rara. Non perché il tribunale dell’inquisizione sia un lontano ricordo – esiste a suo modo ed opera, pur in maniera meno eclatante, sotto altre spoglie – e neppure perché i roghi siano politicamente scorretti. Anzi, non mi stupirei se fossero accolti come soluzione ecocompatibile, una lodevole iniziativa rispettosa dell’ambiente, con materiali naturali e biologici. Piuttosto perché trovare eretici da bruciare è una rarità. Merito del pensiero unico, per quanto più fievole che debole. Ammorba le corrotte coscienze di molti pensanti; aleggia sulle apatiche menti di tanti; domina sull’indolenza della moltitudine. A chi verrebbe di dire la propria, controcorrente?

Oltretutto domani  – mercoledì – sarà il primo giorno di quaresima. Allora, per mera assonanza e per pura casualità, m’è venuta in mente “La cena de le ceneri”*.  Come di un artista compianto si ascolta un brano per ricordarlo; di un regista scomparso si rivede un film; e come per certuni politicanti si aprirebbe lo spumante… così mi prende la smania di riproporre alcune righe dei cinque dialoghi da lui scritti nel 1584. Sono troppo ignorante per citare i pensieri preganti delle sue opere maggiori. Mi limito quindi a poche, scarne, concise frasi del testo che nella loro semplicità mi sembrano più che mai attuali, quasi che sia uno stralcio di discorso fatto dietro un bancone di un bar o su una pagina di un social network:

«[Prudenzio] Dite quel che vi piace, tiratela a vostro bel piacer dove vi pare: io sono amico de l’antiquità; e quanto appartiene a le vostre opinioni o paradossi, non credo che sì molti e sì saggi sien stati ignoranti, come pensate voi ed altri amici di novità».

«[Teofilo] Bene, maestro Prudenzio; si questa volgare e vostra opinione per quanto è vera in quanto antica, certo era falsa quando la fu nova… Poniamo dunque da canto la ragione de l’antico e novo, atteso che non è cosa nova che non possa esser vecchia, e non è cosa vecchia che non sii stata nova, come ben notò il vostro Aristotele».

«[Smitho] Però comunemente si va appresso al giudizio comone, a fin che, se si fa errore, quello non sarà senza gran favore e compagnia».

«[Teofilo] Pensiero indegnissimo d’un uomo! Per questo gli uomini savi e divini son assai pochi; e la volontà di dei è questa, atteso che non è stimato nè prezioso quel tanto che è comone e generale»… «… in fine è più sicuro cercare il vero e conveniente fuor de la moltitudine, perché questa mai apportò cosa preziosa e degna, e sempre tra pochi si trovôrno le cose di perfezione e preggio…».

Tra chi guarda al passato e si appella a luoghi comuni, a sentenze e a dogmatismi ex cathedra, e chi si culla nelle pseudo certezze rese tali dalla maggioranza, si pone il libero pensatore, che non si fa scrupoli a usare la propria testa – ragionando – pur consapevole che non otterrà il favore della società.

Cenere non sprecata nel vento, la sua. Ci piace comunque sperare.

* Giordano Bruno, La cena de le Ceneri, descritta in cinque dialoghi, per quattro interlocutori, con tre considerazioni cirica doi suggetti, 1584, in Scritti scelti di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, a cura di Luigi Firpo, Utet, Torino 1968, pp. 68, 73.
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