Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Non può accadere nulla di peggio nella mia città


E’ notizia del giorno: nella città in cui vivo è stato commesso un furto esecrabile. Questo in barba ai sistemi di videosorveglianza diffusi ovunque e in spregio alla sacralità del luogo, dato che il bene artistico era collocato dinnanzi al sagrato della cattedrale. I misteriosi ladri hanno avuto buon gioco perché nell’area circostante i palazzi sono adibiti a sede di uffici: municipio, banche, studi tecnici. Ci fosse stato un alloggio, una mansarda, un bugigattolo con anche solo una concittadina anziana dentro, sarebbe stato assai arduo perché nulla sfugge agli occhi dei residenti dalle fessure delle gelosie. L’edifico sacro è casa di Domineddio, il quale non può non essersene accorto: i più smaliziati però sostengono che abbia addirittura fatto da palo. Non ci sono elementi probanti per attestarlo chiaramente. Il danno è incommensurabile. Si tratta di un pregevole manufatto ligneo dell’età contemporanea. Più precisamente un tronco d’albero, una rara betulla, impreziosito dalla corteccia originale e integro in tutta la sua sostanza. Non, per intenderci, un’impellicciatura posticcia incollata su truciolato e formaldeide. Legno massello, scolpito artigianalmente. Il soggetto riproduce uno dei sette nani che han reso celebre un’altrimenti sconosciuta Biancaneve, principessa decaduta ma salita all’onor del mondo grazie a una nota favola. Come Lazzaro, pure lei ha riottenuto la vita dopo la morte. Perfino più fortunata: l’uno è stato ridestato dal vociare dell’amico divino che già stava piuttosto malconcio, con le bende intorno e un certo malodore che lo ammorbava tutto, l’altra con un bacio appassionato, per giunta datole da un suo pari, avvenente quanto lei ma meglio messo in merito ad appannaggio e rendite. Fatto sta che il furto, almeno che si tratti di un miracolo capace di tramutare il nano in Pinocchio, anch’egli di legno e deambulante, ha molteplici risvolti funesti, come solo le grandi calamità possono arrecare. Innanzitutto smembra la collezione: chi passerà lì davanti e non saprà dell’orrendo misfatto non riuscirà a capacitarsi del perché vi siano soltanto sei nani: è andato al bar per un caffè? è una riedizione ammodernata della favola? è colpa della crisi che riduce tutto? si è scoperto che era gay ed è stato allontanato? è emigrato pure lui fuori dall’Italia? In secondo luogo crea un senso d’angoscia nei passanti: oggi han fatto sparire un nano… chi ci garantisce che domani non tocchi a noi la stessa sorte? In ultimo pone la città, resa orfana di un suo figlio d’adozione che aveva comprensibilmente sostituito le persone care nei nostri affetti, nell’angosciante, dilaniante e straziante attesa di un riscatto.

Queste poche righe non hanno la presunzione di essere lette da esseri sì orrendi, ma se ciò capitasse vorrei lanciare l’appello dall’intimo più profondo: non potete essere tanto crudeli da separare un nano dai suoi fratelli. Dimostrate un po’ di cuore… prendetevi pure gli altri!

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5 Commenti

  • Un furto? Ma ne siete proprio sicuri? So per certo che i nani (in Italia specialmente) sono accumunati da affinità elettive sconosciute ad altre (sotto)specie. Non è – quindi – che il nano è se ne è andato sua sponte a far compagnia ad un altro Nano ingiustamente vessato da un “destino cinico e baro”? Come si dice?…. Similes cum similibus facillime congregantur. Se è così sarà necessario rassegnarsi alla progressiva sparizione dei rimanenti…

  • si rubare il rame sulle tombe al cimitero

  • Luca “sei grande!”

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