Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Non sempre da un bacio scaturisce un altro bacio


Oggi mi andava di pensare al Natale. So di essere fuori tempo massimo, o perlomeno alquanto in ritardo. Questo perché in parecchie città gli addobbi sono stati collocati in congruo anticipo rispetto al 25 dicembre, e avanti di questo passo si finirà con deporre le stelle di Natale sulle tombe dei defunti, al posto dei crisantemi. Arriveremo a un punto in cui le luminarie saranno allestite tanto presto da fungere come festoni per Carnevale, e ricicleremo i costumi da zampognari e da Babbo Natale. Adesso al più scegliamo l’inverso: mettiamo in strada carnevalate che facciamo passare per evento natalizio.

Il Natale fa parte della nostra tradizione. È innegabile. Alludo a quella economica. Infatti, se la commemorazione venisse meno, crollerebbe una gran fetta dell’oliato sistema consumistico occidentale. Da me è molto sentito grazie alla presenza di due delle più importanti industrie nazionali di dolci da ricorrenza. Tra l’altro il profumo di panettoni ammanta l’aria già a fine estate e inebria i polmoni mentre fai footing tra le stradine di campagna limitrofe agli stabilimenti. Ben venga, perché l’alternativa a questo odore rimanda – anziché alle festività natalizie – alla vita di tutti i giorni… e la dobbiamo ai numerosi allevamenti suinicoli del circondario!

Il 29 novembre inizia l’Avvento. Non ho mai capito perché ci si debba preparare alla nascita del Bambin Gesù quattro domeniche prima. Per me avrebbe più senso incominciare dal 25 marzo, giorno dell’Annunciazione. Voglio dire: è l’unico caso nella storia dell’umanità – ben prima dell’uso dei test di gravidanza e delle ecografie – di cui si sappia con assoluta certezza il giorno del concepimento. Dunque non vedo perché attendere l’Avvento. Si dovrebbe esultare con festività liturgiche peculiari, magari a cadenza trimestrale, a partire dal primo scalciare: in ventre suo; la scoperta del gender: jubilate, vir est; e via dicendo. Ci sarà chi, leggendomi, s’indignerà per queste considerazioni. A me pare ben più scandaloso il mercimonio che se ne fa… tra statuine del presepe, regali costosi, tavole imbandite, corali natalizie pagate a peso d’oro, dispendio di risorse pubbliche o private per decorare strade e luoghi istituzionali: l’abete in Vaticano, da sempre, fa scuola come esempio virtuoso. Comunque, da quando certa parte della Chiesa non si fa scrupoli a colpire pesantemente le scelte e gli stili di vita di coloro che non seguono i suoi dettami, vi dirò in tutta sincerità che non mi riesce di sorvolare sulle amenità che ha collezionato nei secoli, e sulle quali ancora ci campa per imbonire le sue pecorelle.

E così vengo al perché del titolo. Perché proprio poco dopo l’inizio dell’Avvento si colloca la festa dell’Immacolata Concezione. Un dogma. Va preso così com’é. Non si discute. È il bello di una religione sia rivelata sia interpretata da un magistero, altrimenti non ci sarebbe merito a credere se non si accettasse per fede.

La Madre di Gesù è nata senza peccato originale. E’ dura da comprendere razionalmente, almeno rispetto alla sua verginità pure dopo il parto, ché son cose che potrebbero succedere, come altresì l’assunzione al cielo con tutto il suo corpo incorrotto. Adesso vaga chissà dove per l’etere, e il fatto che di tanto in tanto ricompaia sulla terra con un vestito differente fa pure piacere a sapersi. D’altronde, a chi non verrebbe nostalgia di questi posti osservandoli tra le nuvole? Invece l’essere immacolata è un altro paio di maniche. Certo, doveva per forza preservarsi linda dalla colpa che quegli sciagurati di Adamo ed Eva ci hanno trasmesso dopo aver mangiato la maledetta mela. Il primo frutto al mondo geneticamente modificato. Invero, ciò che continua a lasciarmi alquanto stupito è il modo con cui la Madonna sia stata concepita. Già, perché se Gioachino avesse fecondato Anna come tutti i mortali – siccome è con il seme che si introietta nell’utero il terribile virus del peccato originale – saremmo da capo. Invece cos’è accaduto ai suoi due genitori? Ah, qui sta il fantastico! Ce lo raffigura Giotto nel 1305, nella cappella degli Scrovegni. Il babbo della Vergine feconda la moglie, regolarmente sposata – sia chiaro, mica si trattava di una coppia che agiva contro natura: da quelle davvero ci sarebbe da aspettarsi di tutto! -, davanti alla Porta d’Oro di Gerusalemme. Non attraverso la consueta dinamica che più o meno a tutti è nota, con varianti legate all’intraprendenza, la fantasia, l’esperienza – o la monotonia – di ciascuna coppia. No, sarebbe stato di cattivo gusto, era un luogo parecchio frequentato e queste son attività intime. Anna concepisce Maria ex osculo*. Ovvero grazie a un bacio. Mi son spiegato?

È successo una volta, chi ci dice che potrebbe non accadere ancora?

Adesso non vorrei gettare nel panico schiere di adolescenti brufolosi o anziani resi infoiati dalle pillole blu, ma c’è di che riflettere. Perché si fa un gran parlare, oggi, delle conseguenze di tutto ciò che va contro natura, anche in tono apocalittico. Mi pare giusto sottolineare che, in casi come questo, ci sarà comunque la consolazione di partorire una figlia la quale, oltre a immacolata, resterà vergine per sempre.

Ergo ben venga il sovvertimento delle leggi di Natura… di questi tempi non sarebbe un vantaggio da poco:

«Exultate, jubilate…».


*M. Pelaja, L. Scaraffia, Due in una carne. Chiesa e sessualità nella storia, Laterza Bari, 2008, p. 92.

La foto “Kiss” è di AmitLev ed è stata scattata in Israele. Eventi “contro natura” da quelle parti non accadevano soltanto duemila anni fa, e pure questi di oggi ritratti nell’immagine possono cambiare la Storia. Senza la pretesa di un atto di fede. Basta e avanza un atto d’amore.

L’Autore aderisce all’iniziativa #bloggeravvento promossa da #adotta1blogger. Le considerazioni espresse nell’articolo sono esclusivamente a titolo personale dello scrivente e in nulla coinvolgono i membri e la comunità dei blogger.

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