Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Occorrono più di sei anni per dar di matto


verità

L’apertura della caccia ieri ha già contemplato “incidenti di percorso”, cosette che capitano insomma, come un colpo partito dal fucile di un cacciatore che ha colpito la gamba della propria figlia*. Accidentalmente. Beh, l’avverbio inserito nell’articolo dovrebbe essere sottinteso. Ci mancherebbe pure che l’abbia fatto apposta perché il carniere era vuoto. Dopotutto un padre con la figliola appresso è una bella immagine: di solito gli adolescenti ti mandano a stendere se proponi loro una gita fuori porta, invece lui può considerarsi fortunato. Poco importa se insieme sterminano animali innocenti: in medioriente fanno pure di peggio. Un po’ meno fortunata lei, ma d’altronde sarebbe da snob pensare che se fossero andati in un museo non sarebbe successo, anche perché non è mai detto… potrebbe staccarsi una grossa tela dalla parete e cadere in testa. Bene non farebbe.

Indipendentemente da questo incidente, mi è tornato in mente l’avviso che le prefetture stanno inoltrando, o invieranno a tempo debito, a tutti i possessori di arma da fuoco – non solo dunque ai cacciatori – per rendere noto che ogni sei anni essi dovranno fare una visita psico-fisica per l’idoneità alla detenzione di armi. Sono rimasto basito: ogni sei anni? Uno ha tutto il tempo di andare in depressione; di uscir di senno; di sentirsi investito da Dio per una guerra santa… in questo lasso di anni! C’è chi riesce a sposarsi, filiare, separarsi, divorziare, risposarsi e metter su un’altra famiglia in un lustro… figuriamoci a sbarellare (o proprio per questo).

Ebbene, passata la visita puoi pianificare con tutta calma uno o più efferati omicidi. Basterà un licenziamento, una separazione, un cambio di governo non previsto, la retrocessione della squadra del cuore o il classico paio di corna coniugale ed il trauma sarà servito.

Quello che più mi sconcerta è l’affidabilità delle visite mediche: all’ultima che andai per il rinnovo della patente automobilistica rimasi di stucco. Oltre a non venire neppure visitato – almeno di considerare tale un colloquio piuttosto informale che nulla aveva da invidiare allo scambio di battute sul “come va? tutto bene?” che si fanno quando non c’è nulla da dire, in alternativa alle discussioni meteorologiche – il medico mi ignorò a tal punto perché preso da una piacevole telefonata con ipotetici amici da congedarmi semplicemente con un gesto della mano: mise di coltello la destra e la fece ondeggiare in su e in giù, come s’usa per significare “… corri… corri”. Non lo dimenticherò mai. Neppure un arrivederci di rito.

Ora… amo sperare che le visite per l’idoneità a detenere armi da fuoco siano un minimo più circoscritte e puntuali, altrimenti c’è da aver paura davvero. Se non fosse perché il comunicato include pure coloro che hanno ereditato armi. Persone che le tengono per valore affettivo, credo, come altri conserverebbero la riserva di bottiglie da invecchiamento, la biblioteca paterna, l’auto d’epoca, ecc. ecc. Non degli addetti alla vigilanza, dei cacciatori, dei gioiellieri o dei cowboy in pensione. Gente che le serba appese al camino. O nel cassetto del comodino da notte. Che di tanto in tanto le spolvera, le accarezza, e coglie l’occasione per ricordare l’avo defunto.

Dio non voglia che avesse raccontato loro d’imprese gloriose con quelle armi. Nei bei tempi d’oro. Del tipo “Ah, in Abissinia… questo gioiello… se solo potesse parlare…”.

Perché con l’aria che tira oggi sarebbe un attimo convincersi che potrebbero tornare, quei bei tempi andati, una volta abbracciato l’archibugio, il moschetto o il fucile con baionetta innestata.

Il pericolo non è poi così infondato, visto che ci si sente ripetere fin alla nausea che i sogni possono farsi reali, basta volerlo!

* http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2014/09/28/caccia-ferisce-accidentalmente-figlia_0b1d1907-4e87-43be-ba2d-095822ca6631.html

Illustrazione di Bruno Caruso, I veri pazzi stanno fuori, 1958.
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2 Commenti

  • Luca Bedino

    La perdita del balzello è impensabile. Grazie al tuo suggerimento potrebbe accadere però – amico mio – che in chi di dovere s’accenda la proverbiale lampadina: il 28 è il primo giorno di portafoglio “gonfio” dopo la riscossione dello stipendio per molti dipendenti. Quelli in particolare ai quali l’abolizione dell’art. 18 non fa «‘na piega». Non è detto dunque che non prevedano un tagliando mensile da apporre sul certificato d’idoneità nella data simbolica: ai detentori delle armi servirà per rispolverare la memoria, tenendo la mente lucida e allenata; allo Stato come ennesimo introito.
    Si prenderà dal tabaccaio. Chissà… magari lo si potrebbe chiamare «bang!».

  • 6? Ma è ovvio! Tra i nostri legislatori esistono esperti in teoria dei numeri! Il numero in questione è il primo numero perfetto (somma dei suoi divisori tranne se stesso). E poi dicono che votiamo degli ignoranti. Questi, oltre che provetti matematici, anche sono mistici! Per la cronaca: il prossimo numero perfetto appena dopo il 6 è 28 che mi pare un poco troppo! Il rinnovo dopo 28 potrebbe comportare il decesso del pistolero con perdita di eventuale balzello al momento del controllo. Sicuro che controllano?
    Hai colto nel segno ancora una volta!

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