Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Oggi non voto


In questa giornata, con un timido sole a comparsa tra le nuvole nonostante sia domenica e dunque si dia per scontata la pioggia fin dal mattino, non andrò a votare. La ragione è semplice: non ci sono elezioni amministrative nella mia città.

Però mi viene lo stesso da pensarci.

Attenderò gli esiti delle città coinvolte. Non ho scommesso con gli amici perché un conto è aspettare i risultati mosso dalla curiosità, un altro è il logorio sfibrante legato al timore di perdere considerevoli somme, la casa o la dignità.

Proprio perché, comunque, non sono indifferente ai risultati, confesso che m’ha colpito un’iniziativa promossa a Torino: l’Arcigay della capitale sabauda infatti ha fatto girare un questionario tra i canditati di tutte le forze in campo dal titolo: “A far Torino comincia tu”. Chi lo compila s’impegna nel prossimo mandato, se eletto, a tener fede alle dichiarazioni sottoscritte. Nel contempo la griglia mette in luce le prese di posizione dei politici, palesando così la loro visione su tematiche ben precise.

Insomma, stanno creando un precedente pericoloso: la pensata potrebbe infatti far sperare che si possano rivendicare, carta alla mano, impegni presi dai candidati in campagna elettorale.

Tutto ciò a differenza di quanto capita di solito, con i politici che promuovono un programma elettorale e gli elettori che lo valutano. Poi votano. Condizione che sovente include il fascino del candidato; la sua dialettica; l’elemento di novità o, al contrario, la garanzia di continuità con il passato; la capacità di ammaliare, sedurre, incantare chi l’ascolta, magari guardandosi bene dal portare a galla questioni delicate, scomode, impegnative.

In questo caso invece le indicazioni partono proprio dal basso, quindi vi è la certezza che i futuri sindaci e i consiglieri saranno monitorati, seguiti e, se del caso, ammoniti. Di sicuro mai più eletti. Ma c’è di più: compilando il questionario – o sottraendosi – il politico è costretto a dire la sua senza scappatoie: non gli sarà dato di nascondersi dietro fumose dichiarazioni di principio, priorità generiche, linee programmatiche del partito. Carta canta.

Provo a pensare cosa significherebbe, in realtà urbane come la mia, un’iniziativa simile promossa da gruppi di cittadini per vagliare in maniera puntuale determinate esigenze oppure la difesa di sacrosanti diritti.

Così, tanto per dire, chissà come andrebbe a finire se i giovani della città, magari quelli estranei ai circuiti istituzionalizzati, proponessero ai futuri canditati una selezione di quesiti in cui si richiedesse loro, puntualmente e senza giri di parole, quanto sarebbe prioritario l’impegno per dare spazio a iniziative, progetti, eventi, opportunità a misura di adolescenti, magari a scapito di certo immobilismo o dell’ostracismo locale di molti abitanti.

Per non parlare delle istanze contro la cementificazione o l’eccessivo traffico viario, a favore piuttosto del potenziamento del verde locale avanzate da chi abbia a cuore una città sempre più vivibile, sana, naturale.

Oppure un quesito presentato da una consistente fetta di cittadini per rivendicare il silenzio perenne; la tranquillità diurna e notturna; la pace cittadina propedeutica a quella eterna di lì a poco; la messa al bando di qualunque condizione che possa dar l’illusione, seppur fugace, che una città sia composta anche di esseri viventi.

L’iniziativa dell’Arcigay torinese trasuda di determinazione e di consapevolezza civica: dubito che avrà un seguito altrove. Ora andrò a farmi due passi, indeciso su cosa consumare al bar. Spero di trovare un comico al bancone che scelga prima di me, così saprò sul da farsi, perché pare che in Italia le decisioni dei prezzolati personaggi dello spettacolo facciano la differenza. Glielo consentiamo, pur di toglierci il fastidio: siamo così benigni.

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