Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Oh Sindaco! … se ci sei batti un colpo!


Schizzo

Il titolo è irriverente. Lo riconosco. Suona perfino sfrontato per il tono eccessivamente confidenziale, fuori luogo verso una carica pubblica, almeno di non avere come attenuante la medesima tessera politica.

Ma a suo modo vuol significare quanto mi farebbe piacere che il sindaco per antonomasia della mia città – almeno a parer mio – potesse pur solo una volta materializzarsi. È morto da dieci anni!

Pare paradossale che resti vivo, nel ricordo, un uomo con il quale non avevo nemmeno un rapporto di amicizia, intesa come frequentazione, e neppure una comune militanza di partito. Ciò nondimeno è proprio in questo che sta la grandezza del personaggio: è trascorso un decennio e lui resta vivo e presente come se l’avessi incrociato soltanto ieri per strada, o ascoltato in uno dei suoi mitici comizi.

In questa stagione indossava un cappotto blu, lungo e morbido. A nulla serviva il colore scuro per snellirlo perché la sua figura massiccia si stagliava comunque con imponenza, sotto i portici del centro storico. L’unico effetto cromatico notabile era il contrasto che creava con la capigliatura bianca: la chioma pareva più argentea e gli conferiva l’aurea dell’uomo saggio, del filosofo. Non che ne abbisognasse: era un uomo di profonda cultura. Possedeva il vigoroso bagaglio sapienziale dei classici. Questo già fa la differenza: chi infatti per tutta una vita ha assimilato la conoscenza umanistica; chi è per definizione un uomo di Lettere… non può non interiorizzare e far proprio il tesoro che il passato ci ha trasmesso nella poesia, nei romanzi, nella filosofia. Capiva l’animo umano, le sue traversie, le difficoltà e le aspettative altrui perché prima le aveva acquisite con lo studio, e dopo le aveva ritrovate e riviste nei conflitti interiori di coloro che lo avvicinavano. Ecco allora che l’empatia, la capacità di mettersi nei panni di chi sta di fronte, d’immedesimarsi nell’altro con umiltà e volontà di ascolto, sorgeva spontanea.

Quando ti salutava si fermava a scambiare due parole. La montatura leggera degli occhiali faceva trasparire due occhi resi piccoli dalle lenti spesse ma vivaci, brillanti, umidi. Allungava verso di te la testa, e poi il braccio, che posava sul tuo o sulla spalla, paternamente. Così, con naturalezza, quasi senza accorgertene, si creava l’incantesimo: la realtà intorno si dissolveva, e stavi ad ascoltare le domande che ti faceva; rispondevi; infine lui riprendeva a parlare, sdrammatizzando con una battuta o rendendosi compartecipe con una proposta. Rassicurava, e sapevi che avrebbe mantenuto l’impegno. Oppure dava dei suggerimenti, delle dritte. Senza calarle dall’alto. Eh, la maieutica! Ben sapeva che cosa fosse, lui. Ad ogni modo, quando ci si commiatava, ti restava addosso il piacere di essere stato preso in considerazione. Di essere stato valutato per quel che valevi ai suoi occhi. Neppur lontanamente percepivi supponenza, boria, snobismo. Mai. E questo nonostante «com’è noto, ci sono degli esseri che sanno perfettamente nascondere le proprie malafatte dietro un comportamento suadente e cordiale»*.

Era il primo cittadino, ma rapportandoti con lui scoprivi la differenza sostanziale che passa tra autorità e autorevolezza.

Il tratto più eclatante del sindaco era l’uso smodato della retorica. Abbondava nei discorsi pubblici, nelle riunioni collettive, perfino nelle dediche che mi ha lasciato sui libri. Magistrale! Già, perché è stata una delle rarissime persone in cui la retorica ha avuto il suo più degno e riuscito compimento. Perché non è vero che la retorica sia da condannare, anzi, è a parer mio il più raffinato ed efficace strumento di comunicazione. Però per funzionare non dev’essere vuota. Lo si scopre subito quando è fine a se stessa, gonfia e tronfia. Al contrario, quando è sincera e sentita, essa ti coinvolge la mente e il cuore. Perché la retorica è come uno strumento nelle mani di un musicista o il pennello in quelle dell’artista. Essa è l’unica opportunità che l’uomo abbia per esprimere a parole i sentimenti, le emozioni, le passioni. Allora sentirlo rievocare con trasporto la Resistenza; descrivere con afflato i suoi concittadini, pure i più umili; imprecare con feroce veemenza contro i soprusi; toccare le corde dell’animo parlando di dignità, di lavoro, di sfruttamento, di miserie… è un’esperienza toccante. Ti resta dentro.

Penso che non sia di poco conto, in una società che spesso fa dell’antipolitica una bandiera, continuare ad essere un modello di politica disinteressata e indefessa, anche se si è scomparsi da un decennio.

Un maestoso albero i cui valori si sono radicati nel profondo dell’animo e non temono il gelo delle congiunture attuali o la siccità dello spirito civile.

*Robert Walser, La passeggiata, Adelphi, Milano 2013, p. 13.

5 Commenti

  • lo schizzo è un’opera d’arte

  • lo schizzo è un’opera d’arte

  • Caro Luca, contrariamente a come la pensavo di non commentare questo articolo, sentendomi parte in causa, voglio ringraziarti per questo tuo ricordo. Lo hai dipinto ” vero “. Sai la mia distanza dagli ambienti del ” potere ” e a quanto di rado passassi a fargli un saluto alla ” Casa Bianca “. Gli volevo bene e me ne voleva tanto, i miei ricordi sono ricordi di mio ” zio Beppe ” quello che a volte passava a farci un saluto tornando dal Comune il mercoledì con una nuova barzelletta, a volte cristonando su qualche delusione del ” palazzo “… lui era così, penso la negazione per la politica di oggi, era quello che qualcuno malignamente lo beffeggiava per quella ” pacca sulle spalle “, pacca che quella gente non poteva capire, gente per cui fare il Sindaco voleva solo dire ” potere ” senza cuore e senza umanità. Lui era Lui, umano, vero, e trasparente. Era mio zio. Ciao sio. Grazie Luca.

    • Ignorante con stile

      La politica penso sia una delle maggiori opportunità per l’uomo di esperimentare cosa significhi avere rapporti con gli altri, nel bene e nel male. Permeare il proprio ruolo di umanità credo sia il metodo più efficace per viverla pienamente, perché connota i legami, anche i più sporadici, con la sostanza intima di cui tutti noi siam fatti. Dare “un cuore” alla politica, oltre una mente, s’intende, è renderla umana; è farci tutti compartecipi anche senza esserne coinvolti in ruoli diretti. Lui ne è stato interprete passionale… e di questo gliene sarò sempre grato.

  • grazie per averlo oggi riportato un po’ con noi…

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