Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Ovunque… indipendentisti ovunque: realtà o immaginazione?


Mi scuso fin da subito se questo articolo all’apparenza abbia un interesse solo locale, ma le recenti congiunture accorse in Spagna, e nello specifico nella Catalogna, hanno infiammato i cuori di tutti coloro che anelano alla libertà dal potere centrale di uno Stato.

Moltissimi, attraverso commenti e prese di posizione sui social, hanno dimostrato inattese conoscenze di diritto internazionale, nonché di possedere ricette utili ed efficaci per risolvere smanie secessioniste e fregole indipendentiste.

Un patrimonio d’idee e di volontà che poco a poco germineranno pure da noi.

È il caso della mia città, nella quale c’è chi sta lavorando alla creazione di un libero Comune. Si tratta dei successori delle dodici famiglie fondatrici, che da secoli agiscono per riportarla all’antico splendore.

L’ambizione rifulge d’originalità ed è coerente con l’insita vocazione a volgere lo sguardo al passato: questo centro urbano infatti nacque nel Medioevo, e a questo – da sempre – è intrinsecamente legato.

Il primo passo concreto è avvenuto l’anno scorso, allorché il castello è rientrato in possesso della comunità, sottratto alle grinfie del demanio.

Visto che fu edificato dagli Acaja, si è pensato che con un valido rimando al dominio principesco di costoro il passo indietro di un secolo sarebbe stato più agevole. Quelli avevano il loro centro a Pinerolo: non è fortuito che in questi giorni un concittadino s’insedierà proprio lì come vescovo. E il gomblotto è verosimile perché sul nuovo stemma episcopale c’è proprio un castello con quattro torri. Casualità? Dubito.

 

L’indipendenza ha i suoi problemi ma qui li abbiamo già risolti in anticipo

La sanità: mandare avanti un ospedale dello Stato nel prossimo libero Comune medievale avrebbe costi ingestibili. Qui s’è trovata una soluzione efficace: lo si è chiuso. Almeno ci si è tolti l’impiccio di stilare bilanci e di perdere il sonno sulle spese annesse.

Alla remota eventualità che qualche residente possa ammalarsi si provvederà grazie ai tanti tuttologi nostrani presenti sul web, in grado di offrire commenti, consulenze, risposte sullo scibile universale. In caso di esito negativo delle cure, la presenza di ben più d’una agenzia di pompe funebri assicurerà l’adempimento delle opportune esequie senza richiedere aiuti oltre confine.

Le infrastrutture: nell’estate il crollo della tangenziale ha consentito, senza ombra alcuna di dubbio, di attestare che la città perdura anche senza collegamenti stradali. Opportune chiusure viarie inoltre confermano come la vita di ciascuno prosegua nonostante il traffico deviato: si nasce e si muore, si copula e ci si riproduce, si ride e si piange, s’impreca e ci si impiccia delle altrui esistenze come se nulla fosse.

L’istruzione pubblica: sarà assicurata con l’ausilio dei numerosissimi poeti, artisti, scrittori, pensatori del posto. Per assurgere al ruolo è sufficiente dedicar loro un articolo encomiastico sul settimanale locale: infatti basta una recensione benevola per garantire fama e gloria imperitura, e la conseguente competenza sul campo.

Il fabbisogno alimentare: la sussistenza autonoma è scontata, grazie alle sconfinate coltivazioni ortofrutticole della zona e agli allevamenti intensivi di suini. Il computo dei maiali diffusi sul territorio rincuora sulla sopravvivenza degli abitanti, e il lezzo dei liquami che si diffonde nell’aria ogni sera certifica della loro sterminata quantità. Inoltre i porci hanno il pregio di costringere alla conversione i credenti di altre fedi – pena il morir di fame – o di indurli ad espatriare, lasciando liberi innumerevoli posti di lavoro, nonché le camere d’albergo dell’hotel più prestigioso della città, casomai alla Boldrini & C. venisse in mente di piazzarli lì proprio adesso.

La difesa: occorre ripristinare le antiche mura intorno alla città, e non per niente buona parte dell’opera è già stata fatta, restaurando i baluardi fortificati. Per la restante sarà possibile usufruire di manodopera gratuita, utilizzando a piacere chi varca impunemente l’alveo del fiume che lambisce i confini naturali.

Si confida altresì sulla diserzione dei soldati, per i quali terminerà la snervante transumanza da pendolari per raggiungere ogni mattina le due caserme: saranno ben accetti come milizia locale, e affiancheranno coloro che finora hanno solo sognato di vestire divise paramilitari e di darsi alle ronde notturne.

Eventi: il palio cittadino, grazie all’uso di abiti congrui all’epoca, assurgerà a stile di vita, e il monarca potrà regnare sul serio e non per finta com’è finora accaduto per un esiguo fine settimana. Addirittura i costumanti, costretti ad adottare nomi e cariche blasonate di fantasia, avranno per statuto l’opportunità di mantenere il proprio, aggiungendovi il titolo nobiliare usato per sfilare in pompa magna. La città si ritroverà gremita di duchi e di duchesse, di marchesi, conti, baroni, cavalieri e dame come manco alla corte del Re Sole se n’erano mai visti tanti.

L’altro grande evento – Mirabilia, il festival degli artisti di strada – troverà una connotazione consona: menestrelli, giocolieri, mangiafuoco, acrobati infatti daranno il meglio di sé dinnanzi a una corte medievale, come nei bei tempi che furono. Pure i giullari oriundi si sentiranno meno eccentrici.

Religiosità: l’indipendenza prevede il recupero della titolarità della diocesi, oggi condivisa con il capoluogo a onta del proprio passato autonomo. Le confraternite, alle quali al momento tocca sfilare quasi in sordina sotto lo sguardo indifferente dei profani, ritorneranno agli antichi fasti. Anzi, sarà un loro sacrosanto diritto e dovere ricominciare a battersi, a flagellarsi e a percuotersi sulla pubblica via, e chiunque sentirà lo spirito elevarsi dinnanzi a cerimonie tanto commoventi quanto necessarie.

Vita sociale: la prova più inconfutabile del progetto indipendentista sta nell’accorta preparazione riservata al grande salto nel Medioevo, per ritornare libero Comune.

Per abituare i residenti a rintanarsi in casa finiti i vespri, e per far chiudere locande e osterie dopo il rintocco della campana com’era di prassi all’epoca, si è adottata da tempo la consuetudine di penalizzare chicchessia ardisca far festa con il calar del sole.

Or bene, non ci resta che attendere il segnale.

O darsi alla fuga, ché comunque pure i roghi agli eretici ridiventeranno la norma.

Qualora l’indipendentismo solletichi la curiosità, questa mappa può essere d’aiuto per meglio comprendere cosa significherebbe se esso prendesse corpo in Europa.

Libera nos, Domine!