Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

papa

Il papa eretico. La legge del contrappasso non va in prescrizione


Il papa ha ricevuto una missiva, scritta in piena estate da un nutrito gruppo di anime pie, ma resa nota solo in questi giorni.

Non una cartolina vacanziera dal tenore:

«Qui stiamo tutti bene, spende il sole, ci divertiamo. Manchi. Cari saluti».

Al contrario, gli estensori gli fanno presente che le sue uscite son in odore d’eresia.

Non alludono alle battute esternate in aereo, ché per quelle, tutto sommato, vale sempre il «qui lo dico, qui lo nego», bensì alle dichiarazioni teologiche espresse nell’esortazione apostolica Amoris laetitia, che già soltanto per essere redatta in latino presuppone una ponderata riflessione, non paragonabile a un’ordinaria boutade del momento.

Roba seria, insomma, per la quale tempo addietro ci si ritrovava a scaldar le proprie ossa sul fuoco di una catasta di legna, nel mezzo della pubblica piazza.

Il fatto è che se così fosse, il servo dei servi di Dio potrebbe non godersi nemmeno una meritata pensione. Anzi, manco la liquidazione di fine trattamento.

Ora, la Santa Romana Chiesa è una grande famiglia, e come tutte ha le proprie beghe e i suoi problemi.

Se ne fai parte puoi dire la tua, altrimenti è buon gusto estraniarsi dalle discussioni interne.

Ciò non toglie che quando le grane diventano di universale dominio anche chi ne è fuori non può fare a meno di volgere l’attenzione, sebbene da semplice spettatore.

Son fatti loro, ci mancherebbe, ma siccome spesso in quelli altrui non esitano a impicciarsi, pure se non richiesto, è equo farsi un’idea dell’andazzo.

La correzione filiale al papa eterodosso esordisce con “Santo Padre”.

Rispetto innanzitutto, ché mica è il rimprovero al babbo di figli capricciosi per la mancata paghetta di fine mese.

La forma è d’obbligo; nella Chiesa è un rituale datato due millenni.

Il papa viene ripreso in camera caritatis – o così avrebbe dovuto essere secondo le migliori intenzioni – con il solo fine di emendarlo dagli errori.

Sicuro: dal tenero bacio di Giuda in avanti, la storia è costellata di atti amorevoli affinché in caritate crescere potest.

Già, la dilaniante preoccupazione è che le presunte eresie del papa compromettano la salvezza delle anime. Ne conseguirebbe la scontata dannazione eterna e quindi un gran daffare per diavoli, satanassi e demoni, intenti a sudare sette camicie per incrementare fuoco e fiamme all’inferno.

In quest’ottica altruista e disinteressata capisco le anime zelanti gettatesi di buona lena a stilare la lettera.

  • Non invidio le loro lunghe notti di lavoro, sottratte al sonno dei giusti.
  • La fregola di finire prima di ferragosto, per godersi le meritate vacanze.
  • La mole di bozze, di minute – magari pure il leggendario “blocco dello scrittore”, con quella pagina dinnanzi tanto bianca quanto linda è la coscienza – e ancora revisioni, labor limae, chiose.

Cosa non si fa per guadagnarsi il Paradiso!

A seguire, le consultazioni frenetiche, con il cuore in pena e l’ansia da prestazione:

«Ma come glielo diciamo? Erra – il papa – e occorre salvar più anime possibili dalla Geenna. Però… se la prende male?».

«Chi firma per primo? Tiriamo a sorte?».

«Almeno alleghiamo alla lettera una scatola di cioccolatini, per addolcirlo. È sempre un bel gesto».

«Dei funghi, piuttosto. Siamo conservatori, rispettiamo la tradizione: agli imperatori si mandavano come presente».

«Aspettiamo il 1 Aprile: se non l’apprezzasse potremo sempre confessare a Sua Santità che si trattava di un pesce».

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Alla fine eccolo, il capolavoro dottrinale.

Chissà se il papa avrà letto l’amorevole missiva nei giardini vaticani, immerso nel verde refrigerante, sorseggiando un caffè.

Tra il canticchiare degli uccellini e lo scorrere di vaporose nuvolette nel cielo romano, me lo immagino con un abbozzo di sorriso, che esclama tra sé e sé:

«Mattacchioni… già prevedo come finirà questa solfa: è il classico “scherzo da prete”, giusto per farmi venire un coccolone!».

Oppure, all’inverso, lo sguardo s’acciglia per qualche istante:

«Oh, davvero volevo dire questo? Ma pensa un po’! Avessi ascoltato chi mi metteva in guardia sul traduttore di google in latino: «fa cilecca, Santo Padre. Si fidi!».

Magari il papa, invece, i fogli li ha fatti leggere ad alta voce al tale monsignore che proprio non sopportava, con la scusa d’aver dimenticato gli occhiali. Il prelato s’umetta le dita per far scorrere le pagine e dopo, beh, dopo il pontefice raccoglie veloce l’ultima confessione. Giusto in tempo.

«Almeno uno… son certo di spedirlo in Paradiso: con la benedizione del papa l’entrata è assicurata».

Lo osserva, sornione.

Perinde ac cadaver.

Da gesuita qual è tira fuori di tasca i guanti di stoffa, prima di terminare la correctio.

Umberto Eco, la buonanima, docet.