Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Parlano di noi ergo sumus: i fascisti del II millenio


I fascisti son riapparsi, arditi più che mai: «tremate imboscati, i leoni son tornati», pare di sentir echeggiare nelle gelide notti invernali.

Se ne parla nelle cronache e sul web, e se non fosse che la neve sia per sua natura bianca si direbbe in giro che pure i fiocchi abbiano un ché di nero, pur di imputare anche all’inverno derive mussoliniane.

I fascisti ci son sempre stati. Ci sono e ci saranno.

Tutto questo putiferio a ogni bravata che combinano, per qualunque patetico gesto che intraprendono, mi sembra sia indirizzato più a dar loro visibilità che a contrastarne l’ideologia.

E questo a pensar bene, perché ci sarebbe da ipotizzare che tanto stracciarsi le vesti sia un modo per spaventare l’opinione pubblica e condizionarla in vista delle prossime elezioni.

Oppure, a pensar male, una strategia per occultare il troppo poco fatto sul versante opposto, ovvero in difesa dell’uguaglianza, del rispetto dei diritti di tutti, della tutela delle fasce deboli, dell’integrazione reciproca.

In una caserma dei carabinieri a Firenze era stata esposta una bandiera della marina prussiana, di recente giunta alla ribalta delle cronache.

Chi l’ha sistemata lì spergiura che fosse in ragione di un proprio viscerale amore per quella flotta militare dell’inizio dello scorso secolo. Non per il rimando che attualmente neo fascisti e nazisti di ultima generazione ne fanno a loro uso e consumo.

fascisti

Non ci piove

Gli fa onore: di tutte le armate di mare questa è una delle più sconosciute e insignificanti, pertanto commuove apprendere che qualcuno nutra una passione tanto di nicchia.

Frequenta storia all’università, il giovane. Storia. Ci accomuna il percorso di studi, quindi. Ben saprà, lo studente lavoratore, la valenza e il significato conferito a posteriori a certuni simboli. Impropriamente, certo, ma così è.

Comunque l’ha tenuta appesa lo stesso: ama la flotta marina prussiana, ci mancherebbe.

Un po’ come se io fossi in un seminario cattolico e tenessi sopra il letto un’incisione raffigurante un triangolo con un occhio dentro: è una rappresentazione simbolica del Padreterno.

La si usava un tempo nelle chiese. Ad maiorem Dei gloriam. Ecccccerto che sarà così!

D’altronde che uomo sarebbe se avesse bisogno di un artifizio, di un compromesso, di una copertura per palesare le sue inclinazioni politiche?

Lo attenderebbe una vita di finzione, sempre ben attento a non scoprirsi; guardingo con tutti e, cosa ben più drammatica, costretto a giurare fedeltà a ideali che ripugna! Ci sarebbe da commiserare il suo nicodemismo, altro che condannarlo!

L’opinione pubblica intanto ha dato sfogo alle consuete esternazioni, in cui l’ultimo a comparire è il buon senso: dalla deriva fascista dell’Arma all’intolleranza bieca dei comunisti!

Generalizzazioni facili, come se dietro ad ogni carabiniere ci fosse un aguzzino smanioso di somministrare olio di ricino a chicchessia.

Non meno peggio l’indignazione dei puristi della democrazia, i quali non aspettano altro che puntare il dito contro fascisti annidiati ovunque.

Non mi piacciono i fascisti, per niente. Mi fanno pure una certa paura.

Ma altrettanto i paladini del giusto che a parole difendono i sacri valori della Costituzione repubblicana ma nei fatti si lavano le mani dal promuoverne ogni giorno una pratica vera e concreta.

Al lupo, al lupo, al lupo!

È arcinota la conseguenza dell’urlare invano per un pericolo. A me pare stia accadendo proprio questo.

La drammaticità di uno scontro sociale è evidente, ma ho la sensazione che i fascisti stiano diventando un alibi.

Le tensioni esistono perché le ingiustizie e la forbice tra chi ha tantissimo e chi non ha niente si sono allargate. Non perché i fascisti hanno alzato la testa, oltre il braccio.

E non sarà soltanto vietando di radunarsi, di tenere comizi in sale pubbliche, di fare saluti romani o di vendere i busti del duce che tutto ritornerà a splendere come l’utopico sol dell’avvenir.

Qualche settimana fa…

… sono stato in uno di quegli uffici di consulenza per il lavoro come ne esistono un po’ ovunque. Accompagnavo un’altra persona.

Mentre aspettavo mi son seduto; me ne stavo tranquillo e beato ad osservare la lunga fila d’umanità dinnanzi allo sportello.

Un’esperienza drammatica che consiglierei a chiunque si occupi di politica, d’informazione, o che voglia farsi un’idea tangibile di come stiano le cose nella realtà.

Non c’era nessuna privacy: l’addetta dietro al vetro faceva domande agli interessati e loro rispondevano ad alta voce. Impossibile non udire.

Ebbene, la coda di disperati annoverava diversi giovani, ma anche alcuni uomini.

Uno, in particolare, più vecchio di me: quando è arrivato il suo turno ha detto di essere senza un lavoro come si deve da tre anni; di avere tre figli; di essere disponibile a qualunque cosa.

 

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Inutile rimarcare quanto ascoltiamo tutti dai media: siamo fuori dalla crisi; l’occupazione è in diminuzione; poco manca che presto non si saprà più a chi dare lavoro tanto ce n’è! Avanzeranno posti.

Vorrei sbagliarmi, ma alla luce di quanto m’accade di vedere, vien da pensare che i fascisti li cresciamo in batteria come gli allevamenti intensivi di ovaiole; è il Paese che invita i cittadini a immaginarsi e a illudersi che in una certa epoca tutti stavano meglio perché c’era LVI, mentre adesso è soltanto tribolazione, sacrifici e ristrettezze.

Molti che si scandalizzano dei fascisti vivono in un mondo ovattato e protetto. Chi comincia a strizzar loro l’occhio invece non ha niente da perdere.

Le persone necessitano di alternative

Abbisognano di esempi positivi – che pur ci sono – e costruttivi, che inculchino loro fiducia nel futuro.

Di questo occorrerebbe intasare i notiziari e le bacheche sui social. Al contrario, l’informazione e la politica enfatizzano effetti economici che non trovano riscontro nel quotidiano, o episodi fascisti inquietanti ma isolati.

E, ribadisco, nell’ignoranza crescono quelli che iniziano a pensare al Ventennio come all’età dell’oro. E i nuovi fascisti finiranno, presto o tardi, per passare da eroi, da idealisti contro un sistema corrotto, marcio e classista.

Basta far due parole con le persone semplici, della mia generazione o più giovani, per constatare il disprezzo per la classe politica odierna. Odio, in certi casi. È un’eresia raccapricciante, ma viene da dire che la situazione si sta invertendo e “i liberatori” dall’attuale “regime” sarebbero costoro!!!

La percezione della realtà presente è distorta, perché del passato non ne conosciamo più la Storia.

D’altronde, a quanto sembra, neppure chi la studia in università ne esce bene: altro che ammirare la flotta prussiana che veleggia sulle onde… qui siamo al naufragio!

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