Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Perché votare: un decalogo per chi sta nel deserto del dubbio


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Gli appelli per andare a votare si fanno insistenti, tanto più che le previsioni meteorologiche preannunciano un bel sole, dopo giorni di brutto tempo. Le motivazioni addotte sono nobilissime. Ovviamente più che condivisibili. Non sempre però il messaggio è recepito dagli interlocutori e non perché siano limitati o ottusi; semplicemente, il modo di vedere la realtà talvolta è differente: un conto è osservare ciò che ci circonda se siamo appoggiati a una ringhiera di un terrazzo al quinto piano, un altro se siamo seduti su una panchina di una piazza. Ciò che scrivo farà accapponare la pelle ai benpensanti, provocandogli una smorfia di stizza leggendomi, ma i motivi per cui ha un senso andare a votare potrebbero essere anche altri rispetto agli elevati principi di democrazia e di compartecipazione indiretta alla vita pubblica.

  1. Gli addetti ai seggi vengono retribuiti da tutti noi: pagherei qualcuno per affidargli dei lavori in casa per poi vederlo oziare perché non ha niente da fare? Vado a votare così si guadagna la pagnotta.
  2. I seggi sono un’ottima opportunità per incontrare gente: vuoi che sia così sfigato da incrociare solo vecchine tenere e attempate? Vado a votare e con questo avrò la scusa pronta per invitare a un aperitivo la prima gnocca che mi capiterà a tiro.
  3. Scegliendo un’ora prevedibilmente di punta, come l’uscita da messa, avrò modo di mostrare la nuova pettinatura che m’ha fatto la parrucchiera di grido o il vestito estivo leggero e frusciante che mi dona tanto. Vado a votare perché in chiesa tutti pensano solo a pregare e non mi noterebbero.
  4. Nei seggi ci saranno ragazzi giovani e meno giovani addetti alle registrazioni: è un’opportunità per scoprire chi siano i nuovi e i vecchi raccomandati (n.d.a. non è vero, perché gli scrutatori vengono sorteggiati, ma è una leggenda metropolitana che conserva il suo fascino). Vado a votare così mi aggiorno sulle future opportunità per trovare un incarico alla prossime elezioni.
  5. Presentarsi e votare, in una bella giornata di sole, è un’occasione per sottolineare con sadico tatto la propria posizione di libertà rispetto a chi invece sarà costretto a passarsi ore e ore lì dentro, in piedi e senza pause. Vado a votare in pantaloncini corti e infradito.
  6. Nelle settimane passate sono stato violentato da inviti su facebook e da richieste di amicizia importune di sconosciuti o di antipatici viscerali, candidati per questa tornata. Vado a votare apposta per togliermi la soddisfazione di scrivere tutto un altro nome, alla faccia degli scocciatori.
  7. Almeno una cinquantina di candidati mi ha fatto promettere sotto giuramento che avrei scelto lui o lei e nessun altro. Vado a votare così potrò sfoderare un radioso sorriso allorché, almeno uno o una di costoro, sarà eletto.
  8. Stesso motivo del precedente, ma con la differenza che potrò palesare il cordoglio straziante e sentito per la sua immerita sconfitta.
  9. Nella cabina mi consegnano una scheda. Se sono tra gli antipolitici, se la casta mi disgusta, se credo che fare scheda nulla o invalidarla sia un gesto di elevata scelta morale, rifletto ancora per qualche secondo: perfino la carta igienica non ha senso lasciarla bianca… è fatta apposta per essere usata. Vado e votare e metto una croce e un nome sul meno peggio. Per non consentire al davvero peggio di vincere comunque, grazie al mio mancato voto per l’altro.
  10. Con o senza merito mio, qualcuno verrà eletto. Vado a votare per avere poi almeno il diritto di criticarlo, se non – si spera – il piacere di apprezzarlo.

 

 

 

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