Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Pietà


Il manifesto stampato e affisso pubblicamente per la giornata contro l’omotransfobia ha suscitato polemiche: chissà perché, io neppure l’ho capito. Abbinare l’immagine del Cristo morto è stata una decisione discutibile, a detta dei solerti contestatori; fuori tema e blasfema. Peggio: in questo modo si indicano gli omofobi come i carnefici dell’uomo buono per eccellenza. Insomma, si usa un’immagine devota per “parlare a nuora affinché suocera intenda”. Ora, se rimanessimo nell’alveo della religione, capirei l’identificare le vittime con il Nazareno. La Chiesa si svena nel ricordare ai suoi fedeli, a loro volta notoriamente recettivi al monito, che nei perseguitati, negli indifesi, nei condannati, negli esclusi… c’è il figlio di Dio: «… quamdiu fecistis uni de his fratribus meis minimis, mihi fecistis»*.  Ma siccome le associazioni per i diritti omosessuali ci tengono ai distinguo, la scelta dell’opera michelangiolesca non è per il riferimento religioso bensì culturale.

Allora, osservando il manifesto, mi chiedo il senso culturale del capolavoro marmoreo per condannare l’omofobia. Dubito sia un invito alla compassione. Sarebbe terribilmente svilente. Tanto più che nelle variegate e spettacolari manifestazioni degli omosessuali, il GayPride prima di tutto, è arduo rinvenire un solo accenno alla commiserazione. Anzi, dall’ostentazione delle proprie alterità al sarcasmo pungente, dalla sfida ai luoghi comuni all’attacco al conformismo… tutto sono tranne che un chinare la testa, un congiungere le mani, un inginocchiarsi al mondo circostante. Com’è giusto, peraltro – modi per esternarlo a parte, ma ciascuno ha i suoi punti di vista.

Mi riesce difficile pensare che con l’immagine si rievochi la pietà, nel senso di “facciamo pietà” [come in effetti concepì l’opera l’artista, con il corpo esangue di Cristo che faceva pietà a vederlo, così giovane e bello, nella braccia della Vergine Addolorata]. Sarebbe un po’ cercarsela. Va bene l’autoironia, però…

Ora, non ho alcun titolo, argomento, alternativa e, men che meno, diritto di suggerire di meglio. Neppure è una critica negativa; soltanto mi sfugge il senso, forse perché culturalmente faccio acqua da tutte le parti. Però ci rifletto perché è ovvio condannare l’omotransfobia, e mi pare giusto dedicarvi un po’ di tempo oggi, per solidarietà, per quel che può valere il mio arrancante pensare, ben inteso. E allora provo a chiedermi perché l’omofobia proliferi ai nostri giorni, tanto illuminati e radiosi. Beh, naturalmente c’è chi ha competenze e professionalità per offrire argomentazioni logiche, elevate e motivate, e tra queste mi è piaciuta l’intervista rilasciata dalla Saraceno, a proposito delle perplessità e dei conseguenti interrogativi di certa società occidentale verso le relazioni non convenzionali: http://t.co/Lcvq7GQrih

La paura del “diverso”, di ciò che non si conosce per esperienza o per assimilazione culturale inquieta, ci mette sulle difensive, infine spinge alle ostilità. Ma se sotto sotto la molla che muove degli esseri alla condanna gratuita non fosse più banale e scontata di quel che sembra? Se, ovvero, l’omofobia scaturisse dall’invidia?

Non l’invidia per chi sta con qualcuno del medesimo sesso. No. L’invidia per ciò che questo rappresenta: la capacità, in altri esseri umani, di dire di no agli stereotipi, ai percorsi obbligati, a una vita già scritta dalla nostra cultura e dalle pratiche sociali plurimillenarie. E, in più, la ricerca della propria essenza, e la difesa della medesima, una volta trovatala. La libertà, in sostanza. Di essere davvero se stessi, anche a costo di venire scherniti, vilipesi, condannati. Dopotutto l’invidia è desiderare un qualcosa che non è dato di avere ma che si bramerebbe tanto: è uno stato d’animo abietto e svilente, ma è la componente della vita di molti. L’omofobia è un alibi perfetto per incanalarla, perché oltre allo sfogo in se, connota – alla vista dei consimili – chi la pratica come “a posto” con l’ambiente sociale in cui vive.

A questo punto, davvero «è meglio far invidia che pietà».

*Vangelo di Matteo, 25.40
Ti è piaciuto l'articolo? Puoi condividerlo:
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: