Il ponte dei miracoli


Il crollo di un ponte nella città in cui vivo ha polarizzato l’universale attenzione: sulla bocca di tutti non si parla d’altro, come comprensibile.

L’assenza di tragedie consente di guardare all’episodio con più distacco, tanto che la vicenda ha fatto uscir fuori l’ingegnere edile che cova in gran parte dell’umanità, come la sorpresa dalle uova di Pasqua.

Adesso diversi offrono a titolo gratuito pareri e consulenze, animati dal più cristallino senso civico: almeno loro fanno da contrappeso alle Cassandre che già paventano disastri ad ogni pilastro del territorio.

L’aspetto degno di maggior interesse è legato al ruolo della Divina Provvidenza, della quale esiste una Santa Vergine specializzata proprio in questo settore, che non a caso tiene residenza in un santuario poco distante dal ponte.

Subito infatti è stato riconosciuto l’intervento celeste, e i più parlano di miracoli:

  1. l’auto dei carabinieri schiacciata dal crollo era vuota;
  2. nessuna vettura transitava sopra il ponte in quel momento;
  3. nessuna vettura transitava sotto il ponte in quel momento.

A parte lo scioglilingua, va detto che il triplice miracolo poteva essere maggiorato dal fatto che:

  1. l’auto dei carabinieri avrebbe potuto essere nuova di zecca, con il mutuo da finire di pagare;
  2. sopra il ponte avrebbe potuto passare un autobus con una scolaresca in gita;
  3. sotto il ponte avrebbe potuto passare una Prinz verde stipata di suore.

Spero si canti un Te Deum in duomo quanto prima, come ringraziamento.

Contrariamente a chi sostiene che viviamo in un’epoca pagana e miscredente, nessuno ha citato le Parche, o ha sorvolato laddove una spiegazione sulla fatalità non era neppure necessaria.

Meglio così, perché appurare la mano benefica del Cielo non può che rassicurarci un po’ tutti: attesta che la città in cui vivo è protetta dal soprannaturale, e che qualunque avversità dovesse accadere non arrecherà danni a vite umane.

A scoprirlo prima! Si sarebbe evitato di abbattere i monumentali pioppi cipressini vicino al castello, che minacciavano di sradicarsi al primo vento primaverile: qualora fosse successo, i miracoli a pioggia avrebbero risparmiato perfino le uova nei nidi.

Nello stesso tempo offre una risposta inoppugnabile dinnanzi al destino della vita: non c’era nessuno sopra o sotto il ponte perché il Padreterno aveva disposto così, apposta.

Lo scricchiolio udito dai due carabinieri era il sussurro celeste, più o meno lo stesso che Mosé udì dal rovo ardente: si son messi in salvo soltanto perché si dirigevano verso la fonte del suono, per capire meglio cosa stesse dicendo loro.

Lui ci vuol bene e ci ha donato ben tre miracoli.

Non ovunque in Italia è dato di gioire di un simile trattamento di favore.

Anno di grazia 2017.

Lo annoto, qualora qualcuno avesse dei dubbi e cercasse approfondimenti sull’episodio nelle Cronache dell’anno Mille di Rodolfo il Glabro: siamo un millennio avanti, per quanto risulti ostico a credersi.

Certo, non bisogna tirar la corda.

Sarebbe un po’ come, nell’ordine degli eventi fortuiti, si vincesse all’enalotto o alla lotteria: ovvio che un animo riconoscente urlerà al miracolo, visto che è una casualità piuttosto fuori dall’ordinario, ma bene farà a non approfittarne rigiocando ancora.

Piuttosto dimostrerà la sua gratitudine alla provvidenziale intercessione divina versando un obolo proporzionato alla vincita.

Un contributo straordinario, ché non guasta mai.

Dalle mie parti un tempo era consuetudine commissionare una tavoletta votiva alla Madre della Divina Provvidenza, allorché se ne constatavano i miracoli.

miracoli a Fossano

Particolare di ex voto. Senza data

Per miracolo – per quanto scontato sia ricordarlo – s’intende «un evento non attribuibile a cause naturali ma riconducibile all’intervento divino», come ha sentenziato a suo tempo il buon Tommaso:

«Miraculum proprie dicitur, cum aliquid fit praeter ordinem naturae […].

Hoc autem non potest facere nisi Deus»*.

Si trattava di ben poca cosa rispetto al crollo di un ponte senza anima viva sotto o sopra: una scrofa che evitava di mangiarsi il pargoletto lasciato incustodito nella culla… un carro che si ribaltava nel fosso… le fiamme nel fienile che si spegnevano prima di lambire l’abitazione, e altre vicissitudini d’ordinaria quotidianità.

Nel caso odierno l’essenziale è che più persone ne abbiano attestato la natura soprannaturale durante l’infausto evento e lo abbiano reso di pubblico dominio.

Il Cielo ce ne renderà merito, continuando a preservarci da’ pericoli, e liberarci da’ malori.

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*TOMMASO D’AQUINO, Summa Theologiae, I, 110, 4.
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