Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Pornostar ed eugenetica: buon compleanno Darwin!


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Oggi sarebbe il compleanno del mai abbastanza compianto Carlo. Che di cognome fa Darwin. Per sua ventura non è sopravvissuto ai banali tentativi di smentire le sue scoperte. Son circostanze che non si augurerebbero nemmeno al peggior nemico. Non mi riferisco alle considerazioni sull’origine della specie, che reggono nonostante l’ostilità di un bieco oscurantismo o le distorsioni di certa scuola approssimativa; piuttosto alle speculazioni sull’evoluzione della specie. Non me ne si voglia se “taglio con l’accetta” il discorso ma, in merito, l’involuzione umana è così diffusa che pare sia tornata di moda l’eugenetica. Oh, questa sconosciuta! Per salvare il salvabile, a detta di qualcuno. Verrebbe da fare una pernacchia, se il rimando alle tragedie immani non fosse ancora vivo in chi non ha la memoria corta o l’inclinazione al revisionismo.

Tra le voci più accreditate ed esperte nel settore ha fatto breccia nella mia superficiale ed approssimativa attenzione e nella mia abissale ignoranza quella di una ragazza fino ad ora a me ignota. Ciò grazie a un video già datato ma che mi è capitato di vedere soltanto oggi: breve, coinciso, dai toni un tantino perentori – va detto, ma comprendo l’entusiasmo dei giovani –, il tutto su uno sfondo color “azzurro Lourdes”*. Nella vita fa pure l’attrice. Professione dignitosa e rispettabile. Non di teatro, per quanto l’interpretazione dei suoi ruoli credo presupponga una altrettanto sentita e viscerale enfasi, bensì di quello specifico settore che ha come scopo primario rendere il più compartecipi possibile gli spettatori. Non per ridere o per commuoversi. No. Maggiore è la capacità realistica dell’attrice, maggiore sarà il gradimento del suo pubblico. “Godimento” forse sarebbe più calzante!

Tale Valentina Nappi così scrive e recita:

«In un mondo che si fa sempre più competitivo, ogni nuovo bambino che nasce merita genitori culturalmente, socialmente ed economicamente all’altezza del loro compito. Se sei “alla buona”, ignorante, non hai doti particolari e non sei più bravo della media in ciò di cui ti occupi, PENSACI: meglio che tu ti faccia STERILIZZARE. E, come ultima possibile linea d’azione, meglio l’aborto».

Non intendo fare il processo alle intenzioni della novella emula malthusiana.  Alle intenzioni no – ché immagino vadano ben al di là della provocazione e abbiano sottintesi più pregnanti – ma al messaggio così come formulato sì. E non perché ritenga di trasbordante portata il suo ruolo nel condizionare il controllo demografico del pianeta, ma perché il concetto a monte è pernicioso, oltretutto già fin troppo radicato per abbisognare di ulteriori sottolineature. Sono parecchi gli individui che considerano le persone “alla buona”, ignoranti, non sufficientemente brave e prive di doti particolari… dei falliti, dei pesi per la società, dei mantenuti dalla collettività. E’ sufficiente non essere imprenditori di successo, uomini in carriera, “arrivati” finanziariamente o politicamente. Si tratta di razzismo bello e buono ma alquanto più tollerato. Anzi, è addirittura il comune denominatore di certi pessimi figuri che guardano con malcelato disprezzo perfino coloro che si fanno portavoce delle persone “alla buona”, perché sprecano tempo ed energie a difendere questi involuti senza merito.

Eppure non sono costoro che dovrebbero estinguersi, come auspica la paladina dell’eugenetica casareccia: o forse che a lei riesce d’immaginare una società di soli uomini “arrivati”, senza avere repentini conati di vomito? Del caso le presenterei personalmente alcuni: sono talmente raccapriccianti che manco la trasgressione più audace riuscirebbe a pareggiare il disgusto che emanano. Al di là che, poi, sarebbe un perpetuo scontro tra titani; su chi, tra i semidei, meriterebbe maggior riguardo e rispetto. Meglio quindi che non si castrino, i poveracci come noi. E non lo sostengo soltanto perché nel caso mio il danno ormai l’ho fatto – non di evirarmi ma di figliare, sia chiaro -, bensì perché noi falliti, noi mancati, noi indegni serviamo almeno per far credere ai primi di esserlo davvero… i migliori, i realizzati, i veri uomini di successo o di potere, ché a parer loro è ciò che più conta nella vita. Scusate se è poco!

Vorrei, piuttosto, azzardare un timido, sommesso consiglio. Anziché proporre una soluzione tanto draconiana, perché non fare un appello meno cruento ma altrettanto efficace nel limitare problemi di vita e di futuro a tutti? Sterilizziamo il diritto di voto indiscriminato.  Sono convinto che si otterranno grandiosi benefici senza impedire anche a chi non ambisce al successo e al riconoscimento sociale di poter vivere con dignità e a testa alta. Sarebbe un modo carino, peraltro, per riabilitare il buon Darwin: senza il diritto di voto a chicchessia l’estinzione di talune specie avverrebbe in modo spontaneo, secondo le plurimillenarie regole della Natura. Sopravvivono coloro che posseggono spirito d’adattamento.

Indovinate un po’ chi?

1 Commento

  • Se tu penserai,se giudicherai da buon borghese li condannerai a cinquemila anni più le spese ma se capirai,se li cercherai fino in fondo se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo. ( F. De Andrè – La città vecchia ) Amen…

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