Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Predestinati


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Crediamo che la burocrazia sia la bestia nera del sistema perché incide negativamente sulla serenità delle nostre giornate: ore e ore agli sportelli, spesso per affrontare un lungo calvario, anche se sono quisquilie come una richiesta di concessione edilizia o la sostituzione del nome sui documenti, sulla patente e sugli attestati di studio perché hai cambiato sesso. Essa è un bene solo per chi si butta in politica perché è sufficiente dirne peste e corna per allevare un bacino di voti sicuri. Certo, oggi subisce la concorrenza – anzi, è quasi scalzata – dalle provocazioni razziste, e la xenofobia renziana contro l’etnia di Sinistra è un esempio lampante.

La burocrazia, se è fondato sostenere che fa dannare l’umanità tutta, è altrettanto vero che sortisce effetti altamente utili alla società. Un po’ come le medicine amare che ci facevano ingurgitare da piccoli: schifose ma salutari. Ebbene, oggi come oggi la burocrazia si è sostituita, senza che neppure ce ne accorgessimo, agli dei. E come millenni e millenni addietro essi ordinavano la nostra esistenza dando al fato la prerogativa di programmarla, adesso la burocrazia attua, serena e indisturbata, la predestinazione di una bella fetta della società umana.

Non tutti, per carità. Trova scampo chi possiede quel bene prezioso che è il merito. Il merito di avere due cognomi, tante conoscenze, molti soldi in banca, l’affiliazione a una loggia massonica operosa, un parente ecclesiastico, la cooptazione nell’Opus Dei e quant’altro. Gli altri vanno a scalare, fino a scendere ai paria della società, senza bisogno di vivere in India. L’elenco è chilometrico. Sembrerebbe qualunquismo, demagogia populista, astio verso i potenti. No, no, no: è la pura realtà. La stessa realtà che si concretizza, tanto per portare alla luce una casistica diffusa, nella situazione nelle scuole.

Chi non ha figli in età scolare dorme sonni tranquilli. Lo stesso per chi li ha ma non necessita di sostegno e assistenza per il proprio. Insomma, molti potrebbero continuare a riposare sereni. Pia illusione, peraltro, perché spesso chi viene abbandonato a se stesso nella fase formativa preadolescenziale, una volta “scaricato” sulla strada non ha grandi alternative al bighellonare – se va bene – o a delinquere – se va male, cioè assai di frequente. Ecco che i sonni si fanno meno tranquilli per tutti, e finisce che ce la prendiamo con i malviventi in erba, apostrofandoli con «ma non li hanno avuti dei genitori?» o con «disadattati… disgraziati… ecc. ecc.». In effetti non li hanno, i genitori. O se ci sono stati, era come se non esistessero. E sono veramente disadattati: la scuola, gli psicologi, gli educatori lo fanno presente mica per amore della sistemica. E allora? Allora accade – e non a Narnia, Utopia o su Marte – che nelle nostre città alcuni di questi ragazzini riescano a ottenere un sostegno. Altri – molti di loro – che non hanno altra colpa se non di essere privi di qualcuno in grado di alzare la voce, di rivendicare diritti, di ottenere uno straccio d’insegnante d’appoggio o di un educatore… attendono mesi e mesi prima che qualcuno li possa seguire. Lasciati lì, soli loro malgrado, abbandonati a se stessi. La scuola non ne può nulla: assiste impotente all’azione della burocrazia. In questi casi infatti la burocrazia blocca le assunzioni; consente a chi viene selezionato di prendersi un congruo tempo per valutare; ne lascia trascorrere oltre il logico dopo la disdetta di chi ha rinunciato, magari impedendo a quelli che avrebbero titoli e motivazioni umane a iosa di accedere, perché va osservata la chiamata. Fantastica la burocrazia! Attua la predestinazione più di quanto avrebbe immaginato Calvino. Ai ragazzini in difficoltà in età scolare essa fornisce precocemente la chiave per il loro futuro. Non avranno da lambiccarsi il cervello dopo le superiori, che nemmeno faranno; nessuna discussione su che università scegliere; e il babbo sarà esentato dallo scrivere la classica lettera di raccomandazione per farli assumere, né promettere eterna riconoscenza per sdebitarsi con il protettore di turno. Predestinati, in tenera età. Nella migliore dell’ipotesi, come suggerisce una campagna della Ligue Internationale Contre le Racisme et l’Antisémitisme, si dedicheranno a lavori che spesso altri non farebbero neppure sotto tortura; diversamente staranno ai margini di quella società che non si è preoccupata minimamente di loro. Infine, la burocrazia consente ai tantissimi giovani che s’illudevano di darsi all’educazione o al sostegno, di esperimentare il disagio del non far nulla, ché almeno è un’opportunità per calarsi nei panni dei ragazzi e pregustarne l’esperienza a cui sono predestinati. Una sorta insomma di tirocinio curricolare. Chissà che non torni utile per mansioni alternative, come il dog sitter: dopotutto i cani necessitano di assistenza, e pure a loro… “manca solo la parola”.

Le immagini provengono da una campagna della LICRA; sito ufficiale: http://www.licra.org/
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2 Commenti

  • Luca Bedino

    Ciao Ernesto,
    l’etica protestante di weberiana memoria dalle vostre parti temo che si sia svenduta al capitalismo consumista con persino maggior zelo di quanto qui non abbia fatto il neoliberismo nostrano “a tarallucci e vino” delle ordinarie congreghe di potere.
    Alla tua domanda sulle mie vicissitudini consentimi di risponderti con una favola [CXL] di Esopo, giusto che ho il libro qui sulla scrivania: «Un palafreniere lisciava e strigliava tutto il giorno il cavallo, e poi gli rubava l’orzo per venderlo. Ma il cavallo gli disse: “Se vuoi vedermi bello davvero, non vender l’orzo di cui devo nutrirmi.”». Alla fine, come magra consolazione, appurato in che miserrime condizioni sia la ricerca universitaria oggidì, mi rassegno al più o meno tedioso trascorrere della quotidianità. In utopica attesa di tempi migliori.
    Immagino che ti verrà in mente un’altra favola di Esopo… beh, posso confermarti che è davvero acerba, alquanto acerba.
    Buone cose 🙂

  • Avatar
    egll@inwind.it 15 Novembre 2014 at 17:56

    Ciao Luca,

    sempre un piacere leggerti. Qui a Londra, capitalismo sempre piu’ brutale.

    La nostra compagnia vende figli di ricchi asiatici a un gruppo di avide universita’ inglesi. Noi siamo proletari del sapere schiavizzati a PowerPoint e all’ ‘impact factor’ delle riviste su cui proviamo a pubblicare.

    Comunque, tutto cio’ e’ pura imitazione dei lati peggiori del modello USA…in un momento in cui gli USA sono sul viale del tramonto. Ma si puo’???

    Hai trovato modi per studiare senza abbandonare il lavoro o conciliando le due cose?

    Un saluto, a presto! Ernesto.

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