Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Prendersi il proprio tempo


Ognuno investe il tempo libero come meglio crede: si va dall’adempiere con più o meno entusiasmo alle commissioni richieste dalla moglie, armati di un’interminabile lista della spesa e talvolta pure di santa pazienza, al volontariato; dal coltivarsi un piccolo orto al costruire gallerie per farci correre i trenini; dal portare a spasso i nipotini al conversare placidamente al bar con vecchi amici. Credo fermamente nella sacralità del tempo libero: qualunque attività, fosse pure il sonnecchiare in pantofole su un divano, ha una sua legittimazione. Negli ultimi tempi il ruolo dei pensionati nel controllo dei cantieri sta assumendo perfino una rilevanza sociale, tanto per dire.

In questi ultimi giorni mi è capitato di investire le ore a disposizione fuori dal lavoro collaborando con altri amici per il referendum del 17 Aprile e, da stamattina, per la raccolta firme per indirne uno relativo all’Italicum. Ne ha risentito questo blog, con buona pace per gli occhi di chi legge, e con soddisfazione – immagino – di chi m’invitava a fare qualcosa di concreto oltre a redigere articoletti, quasi che lo scrivere non sia – e non resti – un atto concreto. Opinabile, magari, ma pur sempre tangibile.

È la prima volta in vita mia che mi son ritrovato a volantinare, con quel che ne consegue in termini di contatti umani.

Già, e in più affini una percezione preventiva, poco a poco.

Fin da lontano t’accorgi di coloro che non vogliono saperne a priori: non puoi dedurne se siano prevenuti per principio; se ti scambino per un testimone di Geova; se temano richieste di denaro… ma di certo constati dal passo che si fa più veloce e dallo sguardo rivolto altrove che non hanno alcuna intenzione di degnarti anche soltanto di un cenno di saluto.

Poi ci sono gli indecisi: un po’ incuriositi; un po’ timorosi di non riuscire a dir di no. Il loro incedere è misurato, guardingo, un tantino sulle proprie ma con un velo di cortesia dipinto sul volto. Una volta fermatisi ascoltano, prendono il volantino, ringraziano. Resterà l’incognita se a casa lo leggeranno o se al primo cestino incrementeranno il volume dei rifiuti cartacei. Però son persone garbate, civili, soprattutto dimostrano rispetto per chi sta investendo del tempo per una causa, che poi sia condivisibile o meno sarà un altro paio di maniche.

Infine c’è la categoria degli interessati, con una percentuale perfino di entusiasti. Si accostano, scambiano opinioni, fanno considerazioni, commenti, promettono sostegno. Sono la porzione diametralmente opposta a coloro che invece imprecano: ce l’hanno con il governo; con i politici; con il sistema, ma al primo invito a fare qualcosa per cambiare che non sia una rivoluzione armata, una rivolta di sangue o una rappresaglia intimidatoria, ti rispondono che “intanto non serve a nulla… fa tutto schifo e non succederà mai niente!”. Vabbé.

È la prima volta in vita mia che mi son ritrovato ad appendere manifesti. Mi pareva d’essere un ventenne: in tarda serata e nel pomeriggio successivo, armati di colla… «falce e pennello»… come ironizzava l’amico – lui, sì, giovane – con il quale abbiamo girato città, circondario e piccoli comuni della zona; nel silenzio e nella solitudine della notte, o sotto gli sguardi incuriositi dei ragazzi usciti dal catechismo in frazione, oppure di un’anziana con la smania di far due parole, in una piazza deserta di una piccola cittadina.

Può far sorridere, ma è stato bello: il sentirsi parte di una missione, per quanto modesta e circoscritta. E il pensare che nello stesso momento in una moltitudine di altre località del nostro bistrattato Paese altrettanti cittadini stessero compiendo i medesimi gesti, nella speranza che tutto ciò possa essere utile; che l’impegno fatto di riunioni serali, di intese e di programmi non svanisca nel nulla; che la società sappia sfruttare l’opportunità di dire la propria, di far sentire la sua voce con uno strumento civile e democratico come il referendum.

Foto di Francesco Pala

È pure la prima volta in vita mia che faccio l’autenticatore nella raccolta delle firme, e stamattina abbiamo inaugurato il banchetto: un bel gruppo, anche di giovani, si è messo in calendario per turnarsi, da qui a giugno.

E questo apre il cuore. Perché c’è ancora chi si spende per una causa e lo fa nel proprio tempo libero. Non m’importa rapportarlo a una maggioranza ben più consistente di loro coetanei ai quali tutto ciò è indifferente. Non sarebbe giusto nemmeno additarli o biasimarli, proprio perché il tempo libero è sacro.

M’importa piuttosto constatare che questo è uno dei modi – di certo non l’unico – per lottare contro quei luoghi comuni secondo cui “… tanto nessuno non riuscirà a cambiare le cose”.


La foto in apertura l’ha scattata un ignoto ragazzino in una frazione di campagna: ne ha fatte una ventina, per la verità… infervorato dalle sollecitazioni dei coetanei. Grazie 😉
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