Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Privacy: non è (solo) Facebook il pericolo


Facebook è come la suocera: se ne può dire di tutto un po’, nel bene e nel male.

È diventato un ricettacolo di dinosauri; con le fake new fa concorrenza sleale alle discariche; più che aggregare serve da sfogo per i nevrastenici; anestetizza la mente; distoglie dalla vita reale; ci illude d’essere amati in base ai like lasciatici un tanto al chilo.

Adesso si fa sottrarre da terzi i nostri dati e condiziona le scelte di voto, oltre quelle commerciali.

Intanto lo frequentiamo, e non è così detestabile, almeno per me.

Mi consente di mantenere rapporti con molti che non potrei vedere o sentire di frequente; fare nuove amicizie e ampliare la rete di conoscenze; restare aggiornato su eventi e diffondere contenuti.

Facebook

 

Facebook & C. usano le mie informazioni: s’accontentano proprio di poco

Beh, in un’ottica di milioni e milioni di fruitori di Facebook, sarei piuttosto pretenzioso se pensassi che qualcuno dall’altra parte del mondo si prendesse la briga di leggere e copiare quanto lascio sul social.

Il fatto che invece un sistema le analizzi mi lascia indifferente: sulla piattaforma trasmetto l’essenziale delle mie generalità, nulla che non si possa appurare con semplici ricerche sul web, sulla guida telefonica, sul sito dove lavoro. L’alternativa è una vita nelle caverne o un’esistenza perfino più piatta di quanto non conduca comunque adesso.

Peraltro pure la consultazione che faccio di siti è così eterogenea che sfiderei chicchessia a delineare un mio profilo realistico: potrei essere un cattolico integralista o un simpatizzante delle destre, come pure un bolscevico sfegatato oppure un borghese dai gusti raffinati, ma questo solo perché mi limito ad apprezzare con gli occhi le sponsorizzazioni di tour di viaggi, di stilografiche o di capi d’abbigliamento che le mie tasche non potrebbero mai permettersi.

Influenza il mio voto politico: pare una barzelletta ma non fa ridere per nulla

Una strategia su commissione ha mirato al condizionamento del voto. Non dubito che ci sia stata una campagna studiata apposta, ma perché sortisca un effetto concreto un iscritto su Facebook deve avere il tempo, oltre che la voglia, di scorrere la bacheca ore e ore per restare plagiato.

Una mezzoretta non basterebbe: se così fosse le omelie domenicali sfornerebbero cristiani convinti. Neppure cinque ore di scuola servono a cambiare di una virgola la testa degli alunni.

Una giornata intera invero potrebbe dare i suoi frutti, ma chi se la può permettere di solito soffre di smemoratezza senile, e quindi tutto si vanifica in breve tempo.

Inoltre siamo bombardati da messaggi pubblicitari alla televisione, sui manifesti in giro per le città, sui mezzi pubblici: proprio Facebook dovrebbe fare la differenza?

Se così fosse, più che demonizzare lo strumento, verrebbe da chiedersi quanto siamo lobotomizzati allorché dei post ci persuadono a votare in un modo anziché in un altro.

Mi si dirà che accade proprio questo! Allora, se davvero le cose stanno così, il dramma è ben più grave, ed è un puntare alla luna guardando il dito.

Il pericolo è dentro di noi

È nella rinuncia al senso critico e alla capacità di capire e di approfondire che sta il rischio.

Non occorre Facebook per violare la privacy: bastano chiacchierate e confidenze disinvolte con chicchessia per rivelare di noi e del nostro vissuto ben più di quanto registriamo sul social. Il passaparola farà il resto, magari ingigantendolo o storpiandolo.

Così come è sufficiente prendere per buono il parere di un conoscente, di un collega o dell’avventore al bar per decidere di votare questo o quello.

Il consiglio all’apparenza disincantato di qualcuno lo si fa proprio senza la briga di metterlo in dubbio e di verificarlo.

Dopo queste elezioni ho sondato qua e là le scelte di voto, per curiosità personale. Ebbene: parecchi hanno selezionato un partito o un candidato “perché parlando in giro molti decidevano in quel senso!”.

Stupefacente!

È un eufemismo per non trascinare l’argomento sul diritto di voto a chiunque, e sulle conseguenze che ahimè ricadono su tutti.

Perdiamo il sonno all’idea che un social ci rubi informazioni e determini esiti elettorali…

Facebook

 

intanto la vicina di casa continua a sbirciare dalla finestra e s’abbandona a fantasticherie sulla vita privata altrui, con esiti ben più virali e funesti di quanto farebbe proprio Facebook!

Lì sopra, se proprio viene il vezzo di postare qualcosa di privato, almeno lo si fa per lasciare a bocca aperta gli amici che esclameranno “chi l’avrebbe mai detto!”, e giù di pollici alzati e cuorini.

 

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