Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Quando la forma ti raggela più del ghiaccio


A scuola ogni tanto accadeva di andare fuori tema. C’erano casi in cui capitava senza farlo apposta, preso dalla frenesia di scrivere; altri invece in cui era voluto perché sulla questione da trattare non sapevo dire nulla o quasi.

Così come, in seguito, ricordo d’aver assistito a scene quasi esilaranti durante gli esami universitari, allorché degli studenti per nulla preparati ma con una buona dose d’inventiva e una certa qual faccia tosta cambiavano argomento rispetto a quanto domandato dal docente. Talvolta, seppur non c’entrasse per niente, erano così convincenti da strappare comunque un diciotto, come riconoscimento per l’intraprendenza. La differenza la faceva soprattutto il modo di porsi.

Già.

Nei giorni passati ho assistito a una dinamica curiosa.

In una discussione virtuale all’interno di un gruppo cittadino su Facebook un’utente ha postato una fotografia che immortalava dei possenti coni di ghiaccio, formatisi per il grande freddo di questi giorni. Il fatto è che lo scatto non riguardava la nostra città, bensì quella d’origine della signora.

La reazione che ne è seguita è stata di biasimo, declinata in forme e modi differenti, fino a trasformarsi in una serie di sfottò non più a indirizzo della sprovveduta navigatrice, ma verso luoghi comuni e frasi fatte, tipiche di un certo bagaglio sottoculturale legato alle teorie complottiste ultimamente assai in voga.

Io stesso confesso di avervi partecipato, spinto dal tono goliardico dei commenti, e con l’intento di deviare per quanto possibile la riprovazione verso la malcapitata.

L’utente, come ho riscontrato in seguito, è stata ribattezzata in altri commenti – e altrove sul social –, con la sigla della città nativa, e non ho motivo di dubitare che tale soprannome le resterà affibbiato vita natural durante, com’è prassi nelle comunità dove più o meno tutti si conoscono.

Ma non è questo il punto.

Il punto è – ci riflettevo con il senno di poi – che davvero la differenza sta nel modo di porsi.

Perché nel medesimo gruppo molto spesso mi son permesso di postare articoli di questo blog che nulla avevano a che fare con l’ambito locale. Eppure nessuno mi ha mai ripreso per questo. Non direttamente.

Anzi, a ben vedere il suo intervento poteva avere una logica: in questi giorni parecchi conversavano sul gelo, e proporre un’alternativa come termine di paragone non risultava così campata in aria.

Non perlomeno quanto talune riflessioni che inserisco lì sopra.

Perché dunque lei è finita alla gogna mentre io, impunemente, potrei condividere senza timore di essere redarguito?

La forma… credo sia la risposta.

La signora – e sia chiaro non è un giudizio morale, ma una mera constatazione – ha evidenti problemi con la grammatica, la punteggiatura, la sintassi.

Non è una colpa in sé: ciascuno ha una propria formazione, e non sempre la vita ci consente di coltivarla, approfondirla, curarla. Ma è un dato di fatto che se ci si mette in campo pubblicamente sarebbe opportuno dotarsi degli strumenti congeniali per giocare ad armi pari. Vale per tutti, nessuno escluso: ciascuno di noi ha sempre da imparare.

Perché, come nel caso suo, si possono avere le migliori e più genuine intenzioni, ma mancando le capacità si finisce per ottenere l’effetto opposto.

Con questo non mi permetto di sostenere che chi non sappia scrivere dovrebbe astenersi dal commentare, bensì che per cimentarsi in talune attività sia buona norma possederne le capacità, magari formandosi prima.

Se mi iscrivessi a una gara culinaria farei ridere gli astanti, per la mia proverbiale inettitudine ai fornelli. Con ciò, nessuno mi dovrebbe vietare di partecipare: toccherà a me, prima, esercitarmi adeguatamente. Soltanto quando riterrò di essere in grado di competere avrà senso la mia adesione.

Cominciando con un uovo al tegame.

In caso contrario meglio sarebbe accontentarsi d’assistere alla gara, zitto zitto, e di assaggiare quanto preparato dai cuochi a fine competizione.

Al di là di questo caso, troppo spesso e per ben più delicate questioni, ognuno si sente in diritto di scrivere ciò che gli passa per la mente, spesso in modi e con toni che giudicar strazianti è dir poco.

Tutti presi dalla propria verità, che si ritiene inoppugnabile, ci si scaglia brutalmente contro chi si permette garbatamente di far presente le manchevolezze.

Per quelli non esiste autocritica, in nome di un presunto diritto di libertà d’opinione.

E a passare dalla forma inadeguata al contenuto inappropriato il passo è breve, brevissimo. Spesso addirittura è congenito.

Tuttologi che discettano sullo scibile con l’arroganza propria degli ignoranti, per giunta assassini patentati della lingua italiana. Si direbbe che se ne facciano perfino un vanto ad ostentare la propria insipienza.

Peggiore è il modo di scrivere, maggiore è la veemenza con la quale esternano le farneticazioni. Condividi il Tweet

Chi di dovere, a suo tempo, non esitava a usare la matita rossa quando andavo fuori tema.

E non si faceva remore ad adoperare quella blu, se per giunta avessi fatto pure degli errori gravi.

 

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L’immagine è di Kerstin Riemer su Kriemer

 

 

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