Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Quattro gatti e Silvio Pellico


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Quattro gatti o poco di più. Questi eravamo domenica scorsa. Vivaddio.

Sono arrivato a Saluzzo, affascinante cittadina medievale sotto le pendici del Monviso, nel primo pomeriggio. L’appuntamento era più tardi, presso una spaziosa tettoia in una piazzetta limitrofa alla via centrale. I miei amici ed io provenivamo a piedi da una strada laterale e quando, ancora da lontano, ho adocchiato il gruppetto così sparuto di ragazzi – le sentinelle sedute – tutto subito m’è spiaciuto. Non per me, per loro. A osservare il crocchio mentre m’avvicinavo notavo che non differiva da un qualunque ritrovo di adolescenti. Amici che si danno “il gancio” per poi farsi una passeggiata sulla via maestra. Non è che mi aspettassi la folla che il giorno prima aveva riempito Roma per le prove all’assalto dei forni di manzoniana memoria. E d’altronde, a ben pensare, i giovani impegnati e motivati erano tutti alla Leopolda, lasciando la nazione alla stregua di un deserto. Sicuro.

Le sentinelle sedute le avevo conosciute attraverso uno scambio di considerazioni, poco dopo la loro idea di creare una pagina su facebook per far sapere al mondo che la città in cui vivevano non era da identificarsi con gli omofobi, con l’intolleranza, con il sopruso d’impedire diritti altrui. A vederli dal vivo, questi più o meno diciottenni, sembravano addirittura normali. Normali nel senso che non si connotavano per uno stile peculiare nel vestire, nelle acconciature, nel modo di muoversi… erano perfino puliti: sorprendente! Ci presentiamo: scambio furtivo di battute; leggero disagio nel conoscerci, alleviato da sorrisi distensivi; convenevoli sulle modalità dell’evento. Pochi secondi per rendermi conto che erano – sì – normali, ma non ordinari. E c’è una bella differenza. Si erano dati da fare nei giorni addietro, selezionando frasi da leggere in pubblico; avevano preparato gli striscioni; pensato al megafono e alle autorizzazioni di rito; insomma, oltre a gestire la pagina virtuale, dimostravano di aver preso molto sul serio quello che stavano facendo. Senza l’apporto di nessun adulto né il sostegno di associazioni, movimenti, circoli, partiti, giornali, la Comunità Europea, le Nazioni Unite. Senza – cosa che per me ha ancora più importanza – alcun tornaconto personale, perché non è certamente organizzando un Falsh Mob per sensibilizzare intorno ai diritti delle coppie omosessuali che si fa carriera, si aumenta il conto in banca o le ragazze cadono ai propri piedi come mele dall’albero. Non credo, per lo meno.

Arrivati in piazza, sotto la statua del Pellico, è iniziata la lettura dei brani, a turno, seduti su una sedia. Dopo di ché ci si adagiava a terra intorno allo striscione. Pochini, all’inizio. Ma man mano che si proseguiva nell’esporre frasi, aforismi, citazioni, arrivava gente. Fin qui nulla di strano: dalle nostre parti se non chiedi un obolo è facile trovare chi sta a osservare per ore, che sia un cantiere per strada, le affissioni funebri oppure una processione. La curiosità ha un potere magnetico più forte delle calamite. Ma in questo caso l’aspetto positivo è che si fermavano e addirittura si facevano coinvolgere. In questo sta l’evento miracoloso, perché da noi di solito la timidezza o la soggezione impietriscono chiunque. I passanti invece pescavano a caso i foglietti prestampati e si sedevano a declamarli. Bello. Bello perché captavi energia; c’era movimento, compartecipazione. Non urlata ma sommessa, a suo modo sacrale. Pellico osservava dall’alto. Lui, che di carceri, di reclusioni – anche mentali – ne aveva subite, eccome. Mi sembrava che le parole lette divenissero, per un verso, la voce narrante di altre già vergate e scritte a proposito dell’oscurantismo, dell’autoritarismo, della volontà di schiacciare gli aneliti alla libertà e ai diritti di vivere serenamente.

Eravamo quattro gatti o poco più.

I gatti: chi li conosce ben sa quanto amino essere indipendenti; quanto detestino l’imposizione di regole o di spazi circoscritti. Fanno di testa loro, i gatti. Non è un caso che incarnino il fascino intramontabile della libertà.

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