Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Volti di benefattori

Di quei volti che senza parlare dicono tanto


Ci sono volti capaci di comunicare pur restando muti. Magari di sconosciuti incrociati sul tram; in una sala d’aspetto; in fila alle primarie del PD; tra i banchi di una chiesa.

Visi parlanti. Incutono rispetto o disgusto, affascinano o ripugnano: in ogni caso escono dall’anonimato delle facce tutte uguali.

Dove vivo, una volta all’anno, la città ne espone una rassegna non indifferente. Lo fa da secoli.

Rinvenni, a suo tempo, un documento che ne attestava la consuetudine già negli anni Venti del Settecento. Era una petizione, assai accorata, dei canonici della cattedrale, ai quali non andava a genio che gli ebrei locali potessero addirittura prendere dimora in case sulla Via Maestra, dove da sempre venivano esposti i quadri dei benefattori cittadini per la festa del Corpus Domini.

Sarebbe stato “di cattivo gusto”, diremmo noi oggi.

Pochi anni dopo il nuovo, agognato e sigillato ghetto risolse la querelle.

Dunque da secoli gli illustri benemeriti di Opere pie continuano a far la loro comparsa. Peraltro senza bisogno di attendere l’applicazione della “quote rosa”: donne e uomini, indistintamente, ti osservano dall’alto… ché già di suo è una bella lezione.

Pochi ma buoni

Ieri ne è stata esposta soltanto una selezione del mezzo migliaio scampati al logorio e all’incuria, oppure finiti ad arredare le case di chi possiede un certo gusto del macabro o la velleità di spacciarsi per discendente di nobili casati.

La cernita odierna presuppongo non sia avvenuta con lo stesso criterio con cui si tolgono dall’album di famiglia le fotografie di parenti divenuti scomodi a causa di imprese poco edificanti, o per essersi ritratti con Salvini in qualche rivendicazione dell’orgoglio padano.

Immagino che a monte non vi fosse nemmeno una valutazione estetica: l’imbarazzo nel decidere quali siano i più belli in un’ottica di prestanza fisica o di potenziale seduttivo sarebbe pari alle celebri fatiche di Ercole.

C’è da ipotizzare questioni di sicurezza.

Ormai essa assurge a priorità assoluta del vivere collettivo, e qualsivoglia occasione foriera di ipotetiche calamità viene presa in considerazione con il medesimo, puntuale e improcrastinabile zelo di una madre abbadessa nel verificare la verginità delle proprie novizie.

Capisco comunque che non si possa fare diversamente, perché è un attimo finire lapidati dall’ordalia pubblica, se qualcosa andasse storto.

Certo è che, a forza di vigilare sulla sicurezza di quanto muove sotto i nove cieli, si finirà con selezionare pure i neonati, cercando di prevenire fin da subito potenziali soggetti nocivi al quieto vivere.

 

Una faccia… una garanzia

È un vero peccato che Lavater non avesse parenti dalle mie parti, ai quali far visita la prima domenica di maggio, perché son certo che avrebbe potuto inspessire di non poco il suo celebre saggio ammirando la quadreria dei benefattori.

Invece è andata bene a Lombroso: ignorando una tale rassegna di personaggi così peculiari non ha dovuto rivedere le sue teorie sulla fisiognomica, e i tratti dell’uomo delinquente son rimasti affibbiati ad altri.

Ovvio che sarebbe scorretto, immorale e inopportuno legare ad alcuni di coloro che tanto del bene hanno compiuto verso una comunità delle caratteriste negative: non è colpa di nessuno se talvolta la Natura si accanisce con singolare ironia.

Ciò non toglie che, almeno a me, risulta arduo non connotare con un sentore sinistro certi sguardi o talune espressioni di una parte di costoro. Mi accade un po’ come quando vedo in qualcuno un elemento differente dall’ordinario: che sia la scelta di un corredo nel vestirsi o dell’acconciatura, oppure un’eccentricità imprevista in un determinato soggetto… la circostanza alimenta suggestive fantasie su chi mi trovo dinnanzi. E non ho motivo di dubitare che altri lo facciano – comprensibilmente – nei miei confronti.

Tali restano, ben inteso: mere fantasie, che in nulla cambiano l’onorabilità della persona.

Anche perché spesso è proprio una nota aggiuntiva che palesa libertà d’opinione e autonomia di spirito, e quindi è da ritenersi meritoria.

È il caso – curioso – del benestante locale che a fine Ottocento si è fatto ritrarre con un orecchino d’oro. Nulla di male, ma scorgere in un ricco borghese di una piccola città di provincia un ché di civettuolo mi lascia ogni volta stupito.

Volti di benefattori

D’altronde è vero che – ieri come oggi – se si possiede un cospicuo patrimonio è lecito far tutto ciò che si vuole, perché i benpensanti sapranno sempre come scusarti, mentre – al contrario – se sei un pover’uomo… qualunque scelta fuori dalla norma verrà bollata senza possibilità d’appello.

Tra i soggetti spiccava – non quest’anno purtroppo – un mio concittadino con la più bella barba che si sia mai vista tra il Naviglio di Bra e il fiume Stura.

Il buon Moise era un ebreo che, come molti altri suoi consimili, decise di beneficare un’opera laica – l’ospedale – per filantropia, certo, ma presumo anche per entrare nel novero dei bennati, dato che la quadreria garantisce quest’opportunità.

Se ci sei… significa che conti qualcosa. E conterai perfino quando pure i vermi che ti han spolpato saranno passati a miglior vita.

Una bella barba per fortuna l’ho ancora trovata, sebbene non così competitiva.

A farla da padroni però sono favoriti e basette. O i solenni baffi di un altro mio concittadino: il generale Bava Beccaris, che per il più cocciuto degli ossimori trionfa tra i benefattori della Società Operaia di Mutuo Soccorso, giusto per ricordare ai posteri che non c’è limite alla Provvidenza!

Inoltre ho rivisto con piacere colui che nella mia mente malata mi piace pensare… avesse abiurato la propria mascolinità per vestire panni femminili: antesignano e paladino della difesa di genere.

Nel contempo i miei occhi si sono deliziati nel rincontrare canonici paffuti o profili sinistri di prelati degni del miglior caricaturista, e pure il presunto avo di Rowan Atkinson, più noto come Mr. Bean.

Qui di sotto propongo una modesta galleria, scusandomi fin da subito per la bassa qualità delle foto: ho agito d’impulso, senza premeditazione, e quindi mi son industriato con quel che passava il convento. Spero comunque di riuscire a render l’idea.

 

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