Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Quel regalo natalizio che ti lascerà di stucco


È una fortuna che non abbia l’abitudine di giurare, perché altrimenti adesso avrei infranto la promessa di non scrivere del Natale. Volontà di marzapane ne abbiamo?

Ogni anno ritiro in un capiente scatolone una serie di ulteriori contenitori più piccoli pieni di lucine; di palle di vetro, di plastica, di cartone; rami sintetici di pino; addobbi colorati, candele, nastri. Mancano soltanto i folletti all’appello: se ne vanno via per conto loro.

Ogni anno mi riprometto di non tirarlo più fuori e lo sistemo nel luogo meno accessibile della soffitta. È nel momento esatto che lo depongo a terra che tiro un sospiro di sollievo, pensando che resterà lì nei secoli a venire. I nipoti incaricheranno chi sgombera cantine e solai di portarselo via, insieme ai pezzi da museo etnografico che sono gli ammassi di una vita.

Ogni anno invece mi tocca risalire in quell’anfratto, regno di polvere e di ragnatele, per riesumarlo come una mummia dal sarcofago o le reliquie di un santo dalla teca per un tour nazionale. Perché puntualmente pare che Gesù bambino si ostini a non nascere, e Babbo Natale a rimanersene al Polo, se casa nostra non si trasforma in una luminaria a intermittenza, e se non ci tocca l’ebrezza d’intasare l’aspirapolvere per risucchiare le tonnellate degli sfibranti e invasivi aghi luccicanti staccatisi dalle mai abbastanza odiate ghirlande, quelle – per intenderci – dai colori concorrenziali a un Gay Pride.

Ci risparmiamo il presepe. Mi mette tristezza vedere una culla vuota per settimane. Dà l’idea di un rapimento: da un momento all’altro t’aspetti una telefonata con la richiesta di riscatto. Rabbrividisco al pensiero di trovare nella cassetta della posta una piccola orecchia in gesso. E poi la staticità della Vergine e di san Giuseppe, fermi lì a rimirare lo spazio sgombro tra la paglia, mi rammenta gli italiani a loro volta in attesa del salvatore, dopo la periodica crisi di governo.

Scrivo del Natale perché qualche sera fa un amico me ne ha parlato.

Un giovane fuori dai canoni consueti. Una trentina d’anni assai ben portati, al pari della chioma di dreads biondi che trionfa come un pennacchio su un elmo. La sua idea dei regali natalizi ha del sorprendente, coerente con il personaggio, che è un tipo brillante, come ne conosco pochi, ma altrettanto fuori di testa, come di rado accade di frequentarne.

Intelligenza, carattere e fascino messi sotto naftalina: li tira fuori per il cambio di stagione 😉

Si discorreva delle feste natalizie, dell’atmosfera di questi giorni, “della rava e della fava”, quando a un certo punto m’invita a immaginare cosa regalerà ai suoi amici più stretti.

Era una domanda retorica. Non si aspettava una risposta, che peraltro lui aveva già pronta.

D’altronde la mia faccia perplessa deve averlo disilluso sulla speranza che fossi in grado di svelare l’arcano.

Prima che la mia fantasia, gravida delle assurdità più grottesche, mi mettesse in ridicolo con una soluzione del tutto fuori tema, m’ha anticipato lui. Gliene sono grato.

«Mi sono già informato. Lo vendono in farmacia. Ne prenderò diverse confezioni, poi lo impacchetterò per bene e lo regalerò agli amici».

Lo guardo stupito, scuotendo la testa: «Ma cosa, scusa?».

«Il kit per l’autodiagnosi del virus HIV».

Strabuzzo gli occhi. «Cosa?».

«Ma sei fuori?». Mi pare giusto ricambiare la sua domanda retorica.

Lui, serio, convinto, deciso, mi ha offerto una spiegazione che non faceva una piega.

Nei giorni successivi mi è ritornato in mente tutto il discorso, e la sensatezza del gesto, per quanto scioccante. Per lo meno nel senso che per alcuni – speriamo comunque di no – questo potrebbe essere un Natale indimenticabile. Oppure una ricorrenza capace di dare una scossa così forte da salvarti per il futuro.

Ci ho ragionato parecchio.

Talvolta si perdono giorni per cercare il regalo giusto, oppure si sprecano soldi per comprare doni del tutto inutili, che magari nemmeno saranno graditi.

Lui, il mio originale amico, dimostra di avere una marcia in più. La sua consueta indole di rompere gli schemi, e di andar oltre alle formalità e alla retorica, la concretizza con un gesto quanto mai di rottura con la prassi sdolcinata e zuccherosa del Natale.

Ci vuole coraggio. Parecchio.

Ma non sono forse le scelte coraggiose quelle che fanno la differenza, e che connotano gli uomini come tali?

Auguri.

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