Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Quella grata che si chiude: l’Alzheimer.


Il ricordo che ho di mio nonno materno è velato dalla coltre del tempo, dal rimando all’infanzia, dallo sguardo a un passato lontano, quindi influenzato da quel sentore di positività tipico di quando rivanghiamo negli anni che furono, e tutto ci sembra più roseo, bello, migliore del presente.

Mi è ritornato oggi in mente perché ricorre la giornata mondiale sull’Alzheimer.

Lui morì novantenne. Ma nell’ultimo periodo della sua vita fu colpito dal morbo.

Ciò non toglie che pensandolo mi resti dentro un’ammirazione grande, e quel senso di appagamento che soltanto le esperienze vissute con chi ci ha amato di cuore lascia inalterato.

Ma rivivo come se fosse allora lo sgomento, il senso di smarrimento e di sconforto, che mi assaliva ogni volta che andavo a trovarlo a casa della zia.

Talvolta, seduto con noi accanto, prendeva dalla scatola messa sul tavolo una pralina di cioccolato. La reggeva in mano per un po’. Poi l’aiutavamo a scartarla. Mentre l’assaporava in bocca continuava a far girare tra le dita la carta trasparente e colorata. La stirava; l’arrotolava come per farsi una sigaretta; la stendeva nuovamente sul panno sopra il tavolo per ripiegarla infine in piccoli riquadri. Stava assorto in quest’operazione quasi fosse del tutto solo, incurante di quanto cercavamo di raccontargli. Di tanto in tanto alzava lo sguardo verso di noi, per riabbassarlo quasi subito sulla carta del cioccolatino e riprendere il lavorio intorno all’involucro.

Vedere un uomo che fu un riferimento di saggezza, di compostezza e di dignità ridotto a una persona confusa, incapace di riconoscerti, quasi assente, muoveva a pietà e addolorava in modo straziante. Perché ti pareva impossibile che l’individuo di fronte, con cui eri cresciuto; con il quale trascorrevi indimenticabili vacanze nelle estati della fanciullezza; quest’anziano severo e tenero nello stesso tempo, che non aveva mai smesso d’interessarsi alle tue scelte una volta cresciuto… adesso ti osservasse come se fossi un perfetto sconosciuto.

Accade, purtroppo, di perdere per strada delle amicizie sulle quali avevi creduto; di constatare quanto siano effimeri perfino rapporti che reputavi duraturi; ma restar privati di un legame affettivo fatto di ricordi, di momenti felici, di coinvolgimenti emotivi perché una malattia si è messa di traverso è dura da accettare. Perché non ci sono corresponsabilità; non subentrano egoismi o interessi di parte; non c’entra l’indifferenza o l’indole opportunistica.

Con l'Alzheimer non si sceglie. E si è impotenti: tu, malato, e chi ti circonda. Condividi il Tweet

È “la prova del nove” di quanto nella vita ti sia speso per gli altri e ti sia fatto amare, perché soltanto un amore forte, granitico, collaudato per tutta un’esistenza potrà, a sua volta, accettare nel malato la degenerazione mentale che è pure affettiva.

E nonostante ciò… proseguire ad assisterlo e a stargli vicino sebbene a lui sii ignoto. È un atto eroico, fatto di continue frustrazioni, di quotidiane ferite nell’animo, di un’accettazione graduale e dolorosa. È lo scambio di sguardi con chi passa a trovarlo, fatti di rassegnazione e d’invito a comprendere; è la tenerezza con cui pazientemente lasci una carezza; lo tranquillizzi; lo rassicuri con un sorriso, seppur spesso stanco perché lo sforzo interiore ti debilita, ti prosciuga dentro.

Se il 21 settembre serve a un qualcosa… questo è – a parer mio – per ricordare oggi, e per tributare sempre, un rispetto sconfinato ai tanti che non demordono, e che ogni santo giorno si abnegano verso i malati di Alzheimer.

8 Commenti

  • A venticinque anni ho perso mio padre…lui 62…la malattia corre veloce…troppo. Il dolore è così forte che ti toglie il respiro…e questa malattia ti fa scivolare via una persona, il suo sguardo diventa assente e tu impotente, ma fondamentale. Ti allontani da tutto e da tutti perché purtroppo non ti senti capito e il tuo dolore ti accompagna.
    Grazie per le tue parole.
    Mio padre mi manca ormai dal 2009. Spero che la ricerca aiuti più persone possibili.

  • Conosco l’animale. E’ brutto e cattivo. Più facile vincere 10 volte consecutive il supernalotto che addomesticarlo.

  • La mia mamma è da anni una persona confusa, raramente mi riconosce ed è molto assente: è un fantasma della donna che era. Da tempo mi sento già orfana, anche se non è così. Ogni volta che sono con lei mescolo la pietà a dolore, tenerezza. Me l’abbraccio, me la coccolo, bacio e abbraccio. Riparto con il magone, torno sempre con la speranza di un suo sorriso e la vita va avanti. Grazie, Luca per questo tuo post che segnalo in #adotta1blogger perché l’Alzheimer colpisce tutto l’anno.

  • Nel leggere Quella grata che si chiude …Alzheimer… Ho rivissuto nella mia mente certe situazioni che vivevo quando ero vicina a mia mamma, purtroppo anche lei colpita dal morbo …. Ora non ce più da 4 mesi ci ha lasciato . Comunque complimenti è stato bello leggerlo .Grazie

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