Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Questione di fatti più che di parole


Talvolta accade di fare delle esperienze così inusuali che finiscono per essere rivestite di un alone superiore, mentre a chi le compie ogni giorno la nostra enfasi fa sorridere. È comprensibile sentirsi degli eroi raccogliendo il primo pomodoro maturo del proprio orto, se nella vita hai fatto solo e sempre il contabile in un tetro ufficio; così come potresti sentirti una persona appagata la rara volta che azzardi un saluto a chicchessia, quando di consueto snobbi chiunque non sia uno che conta.

A me è successo in questo fine settimana.

Dovevo fare dei lavori nel seminterrato di casa mia e così mi son fatto prestare un flessibile, per tracciare nel cemento il percorso nel quale sarebbe passato un tubo. Poi sono andato giù di mazza e scalpello.

Era la prima volta che lo usavo: mi era stato raccomandato di fare parecchia forza per evitare il rinculo allorché sarebbe venuto a contatto con il cemento. Non appena il disco ha iniziato a tagliare si è alzata una nuvola di polvere: m’ero scordato di bagnare preventivamente la base.

È stata un’opera immane, per me che non avevo pratica alcuna. Soprattutto una fatica erculea.

Allora ho pensato a chi, di mestiere, lo fa ogni giorno. E ho provato a immaginare cosa significhi addirittura usare il martello pneumatico, se soltanto a manovrare un flessibile avvertivo vibrazioni tali ché neppure un comizio di Renzi riuscirebbe a sconquassare il cuore a tal punto.

Si ha, insomma, una lontana idea di cosa s’intenda per “lavori usuranti”. Lontana, lontanissima. Perché alla pochezza della mia attività va aggiunta la fatica di ore e ore continuate; del sole rovente o del freddo invernale; della necessità di eseguire un lavoro entro tempi stabiliti; delle verifiche di coloro che dirigono un cantiere.

Io pensavo che il mio fosse un lavoro logorante perché annichilisce ambizioni e opportunità professionalizzanti: adesso devo ricredermi.

E mi son convinto che queste esperienze dovrebbero farle tutti. Che, insomma, a un certo stadio della propria esistenza ciascuno, indipendentemente da ciò che ha scelto per la sua vita, dovrebbe provare per un determinato periodo a cimentarsi in lavori di fatica.

Da giovanissimo lavorai come stagionale in fabbrica, e mi servì per conoscerne l’ambiente. Compresi cosa significasse essere un operaio; fare dei turni; subire il peso di coloro che, in nome di una responsabilità sulla catena produttiva, esercitano un’autorità assai vicina a quella del Padre Eterno, con diritto di vita e di morte perfino sulla tua vescica quando te la senti scoppiare.

Certo, la vedo piuttosto utopica da realizzarsi, come proposta.

Lo so che ci sono individui che seppur con ruoli dirigenziali, imprenditoriali, manageriali già ci provano. In giacca e cravatta, indossano un grembiulino ornato di fili d’oro, e armati di squadra e di compasso, di livella e di cazzuola, di filo a piombo, si cimentano nell’arte muratoria. Ammirevoli.

Come pure esistono politici che sperimentano cosa significhi il duro lavoro, e possono a buon titolo solidarizzare con operai, contadini, cassaintegrati, disoccupati: hanno visto film e documentari, letto libri e articoli sulla questione e, per osmosi, si sono immedesimati tanto da interpretarne le necessità come se fossero vissute in prima persona. Tanta stima pure per loro.

Ma in generale le persone come me, che fanno una vita ordinaria e non si prendono la responsabilità di rappresentare gli altri, tendono a snobbare ciò che non gratifica il proprio ego o non li tocca dal vivo.

Sarebbe importante provare a calarsi nei panni altrui: la realtà dopo appare ben differente. Condividi il Tweet

E c’è un aspetto altrettanto di vitale importanza se sperimentassimo un minimo di più le fatiche, i problemi, i drammi degli altri in prima persona: impareremmo a riconoscere chi bleffa.

Coloro i quali, insomma, hanno la sfrontatezza di prendere decisioni per gli altri senza avere la minima idea di cosa stiano parlando.

E magari hanno pure la pretesa che li si assecondi.

Così… sulla fiducia.

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