Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Ratti senza ratto


A Colonia è accaduto un orrore. Su questo non ci piove. A rendere se si vuole ancora più tremendo il misfatto si son aggiunte le riflessioni, i giudizi, gli strali di molti. L’ultimo che m’è capitato sotto gli occhi è un articolo di Gad Lerner, il quale sostiene che «il rituale di umiliazione delle donne è un precedente intollerabile sul suolo europeo». Pensavo che – fatta forse eccezione per il leggendario ratto delle sabine – un’infinità di stupri perpetuati dall’andirivieni di soldati mercenari o regolari, di rivoluzionari o di rivoltosi, abbia da sempre costellato la storia dell’Occidente di violenze fisiche alle donne. Talvolta interi villaggi e conventi monacali.

Strano non ricordarsene, al punto di definirlo un “precedente intollerabile”. È proprio quest’amnesia – che pare abbia colpito buona parte di coloro che adesso puntano il dito – a destarmi delle perplessità sulla buona fede nella difesa ad oltranza delle nostre concittadine europee così brutalmente trattate.

Un sostegno tempestivo, perfino a prescindere dagli esiti delle indagini. E pur sono seguite diverse smentite rispetto alle prime versioni: non c’erano, insomma, soltanto i famigerati “uomini neri” a compiere l’abominio. Non significa scusare l’accaduto o trovarvi una pur minima giustificazione. Ci mancherebbe altro. Solo, mi stupisce la levata di scudi tanto plateale trattandosi di violenze sessuali ad opera di stranieri. Guarda caso non di orientali – che la “letteratura da bar” etichetta come poco dotati da Madre Natura – bensì di uomini che secondo certa favolistica si portano appresso il peso e l’ingombro di attributi alquanto significativi, che noi occidentali possiamo solo invidiare, salvo poche celebri eccezioni nostrane, premiate da una carriera professionale al cinema prima, e dalla notorietà in ariose trasmissioni televisive adesso. Boh. Certo è che ancora una volta – purtroppo – occorre il gesto eclatante e abbietto per ridestare il virile senso di protezione – e non d’orgoglio possessivo? – per le nostre indifese donne, che nel quotidiano… invece… mica ricevono violenze fisiche o umiliazioni più feroci: certo che no! Già, perché se nella vita di tutti i giorni a infierire su di loro ci pensano mariti o compagni repressi o taluni datori di lavoro per assumerle – la notizia passa alla cronaca giusto il tempo necessario a preparare la seguente – mentre qui è un’operazione collettiva, di gruppo, e soprattutto… di forestieri. Come se gli stupri e gli atti abominevoli tra le mura domestiche, sommati insieme, giorno per giorno, non ammontassero a una cifra ben più alta! Sta a vedere che, alla fin fine, nella disgrazia toccherà pure dare del merito a questi scellerati, se le migliori penne adesso si prendono il disturbo di tuonare con tanta veemenza per ricordarci la violenza sulle donne. Ma in parte li si può giustificare: le mimose appassiscono in fretta.

*  * *

PS. Non so chi mi legge, ma personalmente nutro sempre una certa diffidenza verso le notizie acclamate con eccessiva enfasi, e sentenziando prima ancora di sapere cosa sia accaduto nel dettaglio. A me pare – ma potrò ben sbagliarmi – che abbiano il sapore della strumentalizzazione. Ed essere manipolato poco m’aggrada.

In questo caso la condanna dev’essere radicale, certo, ma mi sfugge il perché si sia additato uno specifico gruppo sociale mentre, appunto, da che mondo è mondo sono esseri imbestialiti a compiere queste scelleratezze – e su questo andrebbe posta l’attenzione della cronaca -, e più della provenienza geografica, dello status, dell’etnia o della religione, è la loro inumana natura a spingerli a sì fatte brutalità. Soldati di ventura, conquistatori, crociati, corsari, colonizzatori, gruppi di ubriachi, predicatori messianici: ad accomunarli è sempre stata ed è la propria barbarie – frutto di ignoranza, di pulsioni mal sopite, di riscatto o di rabbia – soggettiva o alimentata dal branco.

Che io sappia non esiste un’inclinazione etnica allo stupro, e sostenerlo dimostra di essere per lo meno in malafede.


Immagine d’apertura: SEBASTIANO RICCI, Il ratto delle sabine, 1700.
Immagine di sfondo: GIAMBOLOGNA, Il ratto delle sabine, 1582.
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