Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Répondez s’il vous plaît


Stamattina, approfittando di questa giornata uggiosa, mi son messo a far un po’ d’ordine in certi cassetti. A un certo punto mi son ritrovato tra le mani un vecchio invito, scritto a mano, per una festa di fine estate di parecchi anni fa. Riuscì molto bene, allargata pure ad amici di amici, in campagna.

Adesso è più immediato avvisare di un evento: basta crearlo su facebook e lanciarlo attingendo dalle proprie liste. Rispetto all’ormai esoterica, criptica e anacronistica sigla R.S.V.P. d’un tempo, oggi le dinamiche comportamentali che seguono agli inviti virtuali hanno un loro perché, almeno come spunto di riflessione alternativo al riposo pomeridiano a cui ero tentato di cedere fino a poco fa.

Invidio chi riesce a partecipare a più inviti in simultanea nonostante avvengano a chilometri e chilometri di distanza. È l’incontrovertibile vantaggio d’essere ubiqui, come padre Pio. Sembra che l’adesione, seppur fittizia, sia un modo per pubblicizzarli. Guarda caso però accade sempre per eventi di spicco. Di quelli, insomma, in cui parteciparvi – anche se artefatto – ti fa sentire tanto persona “avanti”, nel giro giusto o molto impegnata. Non comprendo perché se l’intenzione sia di pubblicizzarlo, ben sapendo di non andarci, non ci si limiti a condividerlo sulla propria bacheca e basta.

L’ego è sempre una fonte di sorprendenti rivelazioni.

Poi c’è chi rientra nel “forse” parteciperò. Sono coerenti, va detto. Alla pari di chi, non aderendo, lo specifica in commento. Soltanto di questi ultimi non è dato altrimenti di apprendere chi siano, almeno d’essere l’organizzatore. Perché un aspetto del tutto nuovo è il vedere gli invitati, i partecipanti e gli indecisi. Voglio dire: un tempo eri invitato senza sapere chi fossero gli altri. C’era insomma una dose d’incognita. Adesso invece basta scorrere gli elenchi per appurare se la persona che smaniavi da una vita di conoscere sia nella lista, oppure se il tale individuo, che proprio non tolleri, sia escluso o abbia declinato l’invito. Diventa perfino un’opportunità per constatare il coinvolgimento, in eventi di natura civile o morale, di persone che mai avresti pensato sensibili a una determinata causa, o addirittura li credevi indifferenti. Il social si fa rivelatore di opinioni, di scelte di campo, di appartenenza a reti amicali, associative, politiche, che nella vita ordinaria restano nell’ombra o celate. Il tutto partendo da un evento. Non è poco, a parer mio.

Certo, poi bisogna far la tara, tra quanto ci si spende sul web per costruire un’immagine di noi di dominio pubblico – e il partecipare a un determinato evento contribuisce in parte a descriverci – rispetto a ciò che davvero siamo nella realtà di tutti i giorni. Un po’ come quando incrociandoci per strada ci si scambia reciproci inviti per rivederci prestissimo: inviti della consistenza simile alla bella impressione lasciataci da un particolare scorto dal finestrino di un vagone ferroviario.

Peccato che il treno fosse in corsa.


L’immagine è tratta da:

… uno che passava… (senza ombrello), https://www.flickr.com/photos/27332031@N05/3475597769/

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