Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Lacs du Lausfer superieur

Salire in alto per poi ritrovarsi assai in basso


In questo periodo chi come me non parte per mete esotiche o non s’incammina in ascetici pellegrinaggi iberici può scegliere la montagna come alternativa agli infiniti spazi e sovrumani silenzi delle vie cittadine.

Buona parte di coloro che ancora identificano le cime con la quiete e la tranquillità ne hanno un ricordo lontano, più o meno coevo alle prime trasmissioni di Heidi, quando solo le caprette – all’epoca – facevano «ciao».

Oggi, se si vuol godere appieno dei risvolti gratificanti della massa in trasferta tra i verdi pascoli, è consigliabile optare per escursioni solo un minimo impegnative, così si ha la garanzia d’incontrare comitive vocianti che sfogano la fatica della camminata con urla da scaricatore di porto; richiami degni delle fiere patronali; scambi di pareri da dirimpettaie adagiate sui balconi dei vicoli nei vecchi centri storici.

Un’umanità tanto predisposta alla socializzazione che perfino in riva a un lago alpino di smisurata bellezza riesce a colmare quella sensazione di smarrimento, di oblio e di trasporto mistico con risate sguaiate; sghignazzi sperticati; rimproveri a figli iperattivi, resi ancor più roboanti dall’eco della vallata.

Certo immagino che il gran baccano non sia imputabile soltanto alla smania di ricordarci la loro presenza tra il consesso di mortali inerpicatisi fin lì, ma nasca dalla vitale esigenza di spaventare a morte le vipere, le quali – com’è noto a tutti – s’annidano a centinaia sotto ogni sasso, pronte a ghermire con un morso velenoso le sottili caviglie tatuate delle Cleopatre nostrane in gita salutista.

Inoltre gli acuti e i trilli consentono di saggiare la tenuta dei macigni a ridosso delle rocce circostanti: se a frantumarsi son soltanto gli attributi dei malcapitati lì presenti… la zona è geomorfologicamente sicura.

Iniziative lodevoli, un tempo del tutto sconosciute ai camminatori alpini, e che adesso conferiscono alla montagna quel tocco di sagra paesana, sottraendo il monopolio fino a pochi anni addietro detenuto dai vitelloni sui litorali, in spiaggia, tra un tiro al pallone, una racchettata e il volume dello stereo in lotta con la barriera del suono.

Può esser che alcuni si sforzino di farsi sentire fino in cielo nella speranza che Giove si ritrasformi in aquila e discenda a prenderli, novelli Ganimede: dopo tutto l’ambizione personale va incentivata, e con la penuria di occupazioni qui… un posto da coppiere nell’Olimpo non sarebbe da buttar via. Anche a voucher, ché conoscer gente che conta resta un buon investimento.

Gli astanti dall’indole introversa invece s’adeguano, cheti cheti, sia perché il confronto numerico tra i gruppi vocianti e i pochi escursionisti troppo timidi per alzare la voce è sproporzionato, sia perché il rischio è di sentirsi rispondere che per godere del silenzio ci sono i cimiteri e i sacrari dei partigiani, e non i laghi d’alta quota.

In più molti dei soprani in erba si portano appresso corpulenti cani, i quali, per non essere secondi ai propri padroni, esercitano presunte rivendicazioni di territorio non appena spunta un nuovo esemplare nei paraggi. Più la bestiola è piccola maggiori sono i guaiti di questa e i latrati di quelli.

Meglio quindi desistere da qualunque pur timido accenno di dissenso.

Son soddisfazioni insomma.

L’umanità non finisce di stupire e, ancor più, di attestare quanta strada si sia fatta nel non facile percorso di emancipazione da quelle regole anacronistiche e borghesi che i nostri lontani avi definivano “galateo”.

Nel raggiungere una cima c'è pure il rischio di precipitare in un baratro Condividi il Tweet

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Foto scattata al Lacs du Lausfer superieur, nell’anello del Lausfer e del Saboulé (2460 m.).
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