Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

SantaBarbara: ci è mancato poco, oggi.


Di solito preferisco tenere per me quanto mi accade di personale nel quotidiano. Non è per pudore, anche perché ho tutto tranne che una vita irriferibile. Purtroppo, aggiungo a malincuore. Sorvolo – di norma – perché immagino possa interessare agli altri più o meno quanto a me il resoconto di una riunione condominiale. Stasera faccio un’eccezione dopo averci ben pensato sopra. Il fatto che oggi non abbia nemmeno bevuto corrobora la scelta.

Credo che se tacciamo proprio su tutto finiamo per essere complici di un certo sistema, anche se riguarda episodi ordinari. D’altronde è pur vero che son proprio questi a costellare le nostre esistenze, mica le imprese da grandeur.

In pausa pranzo sono stato alle Poste centrali della mia città per ritirare una raccomandata.

È mezzogiorno e un quarto, grossomodo: non c’è nessuno in fila e gli addetti sono alle loro postazioni, dietro il bancone. Risparmio perfino il biglietto della prenotazione. Saluto con garbo e altrettanto vengo ricambiato. Di fronte a me ho l’imbarazzo della scelta tra un impiegato e un’impiegata. Il primo è in piedi, quindi mi sposto di poco verso di lui, allungandogli l’avviso di presentazione. Mi scuso di non avere con me l’altro tagliando: in un momento di distrazione l’ho confuso con uno scontrino, e quindi ha fatto la fine consueta che riservo a quel tipo di carta che mi ricorda di aver speso dei soldi: cestinato.

L’impiegato sbotta, sostenendo che la ricerca della mia raccomandata avrebbe richiesto un mucchio di tempo. Secoli, a giudicare dal suo sgomento. Gli toccava scartabellare una montagna di documenti. E mi indica un contenitore pieno di pieghi, buste, documenti, suddivisi cronologicamente.

Resto basito, interdetto, stupito: un po’ per i modi – una via di mezzo tra saloon del Far West e l’anticamera di un postribolo – un po’ perché non conoscendo la natura e il mittente della misteriosa raccomandata ho ipotizzato chissà che conseguenze per la mancata lettura. Insomma, qualche anima bella magari m’aveva inviato una passionale dichiarazione d’amore, o uno sconosciuto benestante poteva avermi prescelto come unico erede di un cospicuo patrimonio, e senza quella mi sarei ritrovato nelle consuete, miserrime condizioni di sempre. Il mio futuro dipendeva dall’eroica volontà e dall’abnegazione di un impiegato delle poste. Il quale dava ad intendere, più perentorio che sconsolato, la più totale indifferenza ai miei destini.

A questo punto entra in scena la collega. Con tatto, senza umiliare lo stacanovista, si offre volontaria per la missione erculea dagli esiti imperscrutabili.

Legge sulla ricevuta la data, ad alta voce. L’impiegato sbotta di non averla vista. In effetti aveva accolto il foglio come un panno passatogli da un monatto di manzoniana memoria. Subito dopo lei si gira sulla sedia, allunga il braccio nella medesima cassa di legno fonte di potenziali sudate e, con il semplice, diretto, veloce gesto della mano, in una manciata di secondi da non dare il tempo di recitare un Pater Ave Gloria, preleva la busta e me la consegna. La ringrazio con un calore ben più scontato di un mero gesto di cortesia.

Tutto sarebbe finito qui. E ciascuno adesso potrebbe discettare sulla fortuna di aver incontrato l’addetta giusta o la iella d’essersi imbattuti, prima, in quello sbagliato. Come se la prestazione di un servizio pubblico dovesse dipendere dal fato.

Ma non termina così. Eh no! In tal caso sarei uscito dalle Poste e sarei andato ad accendere un cero di ringraziamento a santa Rita e a san Giuda Taddeo per l’intercessione provvidenziale.

L’impiegato, non pago, rientra in scena. Proprio lui.

E cosa ci si sarebbe attesi, dopo questo desolante siparietto? Beh, qualora la giustizia divina avesse il tempo di occuparsi di tali eventi… il minimo sarebbe stato assistere a uno squarcio nel pavimento, tra il tuonare di fulmini e di saette, con il prescelto inghiottito nel profondo degli inferi, pro omnia saecula saeculorum. Ma comprendo che se al mondo tale sorte non sia prevista per chi fa ben di peggio, sarebbe utopico pretenderla per un addetto delle fu Regie Poste.

Magari ci si aspetta di vedere l’impiegato fiondarsi altrove, paonazzo in viso, roso dalla vergogna, o di scorgerlo, di punto in bianco, chino sul terminale per mascherare incombenze ineluttabili. Invece che fa costui? Si accosta alla mia postazione ed esclama testuale:

«è tutta questione di avere una buona mano».

Spara il suo strafalcione come se avesse partorito la battuta del secolo. Un tweet di provincia. Un aforisma alla Oscar Wilde. Buono per la parodia di Osho su facebook. Non mi stupirei se si fosse aspettato la mia risata complice e compiacente. Magari un «batti un cinque… fra’!».

Guardo l’impiegata. Lei sì, imbarazzata all’inverosimile. Come darle torto. Ma pure, giustamente, risentita. Perché oltre a rinnegare i propri doveri, l’aspirante Cavaliere del Lavoro ha misconosciuto l’altrui disponibilità, imputando alla fortuna – e neppure voglio pensare a un doppio senso della mano, sarebbe davvero troppo! – la consegna della raccomandata.

Ero dibattuto se chiedere del direttore. Mi sono limitato a elogiare la signora per la professionalità. Poi, rivolgendomi verso costui, gli ho consigliato una cintura per l’ernia: non si sa mai, avrebbe potuto cadergli da un momento all’altro!

Bisogna davvero rassegnarsi?

L’impiegata non riceverà nessuna gratifica anzi, le toccherà farsi carico di questo peso morto per chissà quante occasioni ancora. Subirà le facili generalizzazioni sull’inefficienza del sistema. Vedrà impunito o magari ricompensato alla pari il suo collega, secondo quell’insulso sistema di meritocrazia “a pioggia” e di valutazioni generalizzate tipico di certi ambienti, etichettati come pregni di “grasso che cola”.

Intanto, fuori di lì, a un numero sempre più alto di giovani in gamba e preparati non è data neppure l’illusione di sostituire questi monumenti viventi al dovere quando otterranno la “meritata” pensione.

E dire che l’agricoltura languisce di braccia!

Ti è piaciuto l'articolo? Puoi condividerlo:

1 Commento

  • Avatar

    Bel resoconto…. Due considerazioni
    – quanti cretini fannulloni ci sono in giro…
    – Quanti altri cretini avrebbero riso compiaciuti e in un’alleanza maschilista ( qui ci vuole proprio..) approvata la battuta?
    Complimenti a te, Luca.

Login o registrati

Commenti chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: