Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Saviano: cosa faremmo senza di te!


Saviano se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

In campagna elettorale sciacalli da una parte e pseudo-dententori del giusto dall’altra fanno a gara su chi la spara con maggior effetto.

Lui invece offre una chiave di lettura grazie alla quale ogni alternativa si scioglie come neve al sole.

Dalla sua ha una biografia che lo esonera dal giustificare i perché delle proprie sentenze: basta quanto ha scritto nel passato per elevarlo al di sopra di ogni sospetto.

È come un eroe di guerra: una volta ricevuta la medaglia potrebbe farne di tutti i colori, resterà sempre investito di un’aura sacra.

Dall’alto della sua esperienza in merito alla malvagità umana può servirci – già marinata come un’anguilla in carpione – la risposta alle efferatezze di Macerata:

Saviano

Gli ultimi per i quali proverei un minimo di stima son proprio Salvini & C., non secondi a nessuno nel diffondere odio e intolleranza, ma credevo che l’impulso omicida contro dei poveri inermi nascesse da ben altro.

Invece il mandante è quel carismatico capopopolo del condottiero leghista.

Se così fosse, conviene che a barricarci in casa ci mettiamo quasi tutti d’impegno, considerate quante ne spara un giorno sì e l’altro pure!

Saviano lo afferma con la stessa determinazione di un concilio a proposito di un dogma.

Me tapino! Pensavo fosse un’esclusiva delle destre trovare un capro espiatorio e darci dentro, aizzando i disperati!

Lui fa lo stesso. Guarda caso è una coincidenza trovarci in campagna elettorale.

Eppure, qualora si volesse adottare lo stesso sbrigativo metodo, non è che l’attuale governo, il PD e il ministro Minniti, con i provvedimenti sul Mediterraneo abbiano dato un esempio di rispetto verso le vite umane con la pelle “diversamente abbronzata”!

Pur di risolvere “la rogna” degli sbarchi, hanno rinviato altrove il lavoro sporco, praticamente facendo passare il messaggio che chi arriva via mare è indesiderato, d’impiccio.

Comunque fuori posto. Non a casa sua.

 

Occhio non vede, cuore non duole.

Un atteggiamento che, stando a questa logica, potrebbe benissimo far passare l’insana idea che a sopprimerne qualcuno qui, dopotutto, sarebbe chiudere il cerchio su quanto già si sta attuando dall’altra sponda del mare.

Le mani se le imbrattano di sangue i libici, laggiù. Da noi, al massimo, gli intraprendenti… a loro libero arbitrio.

Ovviamente sarebbe assurdo affermarlo, ma di certo un mancato segnale pubblico della politica in nome della solidarietà umana potrebbe incoraggiare chi un tempo, invece, si sarebbe fatto qualche remora.

Per fortuna Saviano e la sequela di soloni sgombrano il campo da equivoci e ci omaggiano di una risposta certa.

Dopotutto noi siamo talmente succubi dei politici, e influenzabili, da lasciarci plagiare dai ragli e dai grugniti di quelli, oppure da farci incantare, persuadere e ammaliare dal canto delle sirene di questi.

L’orrore c’è, è un dato di fatto, ma non perché l’accozzaglia balorda e farneticante delle destre abbia un ascendente capace di sdoganare istinti omicidi.

E, se ancora non è esplosa ovunque la fregola di sparare agli stranieri, neppure lo si deve ai puri di cuore, agli immacolati e lindi politici della sponda avversa che contengono l’odio con il proprio edificante esempio morale e di vita!

Ma cosa sta succedendo? Saviano, illuminaci!

Saviano

Mentre leggo esponenti del PD che sciorinano termini come “antifascismo” da offrire un tanto al chilo, mi viene in mente un articolo di qualche giorno prima dell’accaduto, del quale condivido ogni singola parola.

Insomma: antifascismo, razzismo, fanatismo adesso vanno per la maggiore.

Grasso che cola per chi si ritrova con l’acqua alla gola prima delle elezioni.

Saviano corre in aiuto – illumina – fornendo ventose ai gatti per arrampicarsi sugli specchi.

L’alternativa banale alla saggezza di Saviano

Una fetta di noi non sa più cosa sia l’amore fraterno per gli altri. Condividi il Tweet

Qualcuno la riterrà una frase retorica. Per me non lo è.

Come non lo è la constatazione del tutto personale che la restante parte delle persone l’amore fraterno lo coltivi nelle proprie cerchie, con il timore di contaminarlo se l’allargasse agli sconosciuti.

Non ci amiamo più. Stiamo perdendo la meravigliosa opportunità di aprirci con chi ci sta intorno.

Diffidiamo, e troppo spesso ci facciamo bastare quanto già abbiamo: parenti, amici stretti, conoscenti che ispirano fiducia.

È il paradosso di una globalizzazione che ha abbattuto le frontiere linguistiche, commerciali, nazionali ma che ci sta inducendo a scavare fossati così ravvicinati da farci rientrare, se va bene, il proprio quartiere, la palestra, il tragitto al lavoro, l’università e il locale serale.

Quanto è fuori ci appare ostile, nemico, insidioso. E non perché lo latrano Salvini, Meloni, Casa Pound o Forza Nuova, come sostiene Saviano.

Semplicemente perché non ne sentiamo il bisogno: quanto abbiamo è congeniale alle nostre esigenze.

Un esaltato che spara a donne e uomini di colore non lo fa perché Salvini glielo ha detto in sogno, o perché abbia sentito la sua nordica e padana voce cadendo da cavallo sulla via di Damasco.

E neppure avrebbe evitato lo scempio se la buona sorte gli avesse messo sulla sua strada un’anima pia del centrosinistra: loro, fulgidi esempi di integrazione, di accoglienza, di difesa dei diritti (la vicenda ius soli parla da sola).

È un uomo disturbato, non sta bene.

Lo siamo un po’ tutti, malati, ma a livelli e con sintomi differenti

Lo sono io, ogni qualvolta mi giro dall’altra parte leggendo commenti assurdi; allorché preferisco la codardia del silenzio anziché dire la mia.

Soprattutto, non posso considerarmi sano se all’idea di aprirmi a qualcuno di diverso da me preferisco la chiusura, l’enfasi per il mio “piccolo mondo antico”, la difesa di un’identità patriottica sacra e inviolabile.

Saviano s’impegna a colmare il vuoto delle nostre menti, e bisognerebbe essergli riconoscente: lui pensa al nostro posto e ci risolve il peso di farci un’idea alternativa.

In più stimola la passione per l’impegno politico da concretizzarsi il 4 marzo.

Mi auguro che non desista e ci martelli ancora tanto, perché al momento attuale risulto piuttosto ostico.

Forse perché oltre alle vicende tragiche di Macerata aggiungo il nulla, pontificato dall’incoerenza, con cui buona parte della politica e taluni suoi amplificatori stanno ammorbando il Paese.

 

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