Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Scegliere un’identità: il dilemma dell’europeo medio.


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Davanti al gesto di lasciare le carte d’identità sull’auto da parte degli attentatori a Parigi si sono spese più parole di quelle che meriterebbe investire per interpretare le centurie di Nostradamus. Non ho l’ardire di aggiungere altro e men che meno di incrementare il complottismo: da noi basta il “patto del Nazareno”… e avanza, per allenare la fantasia. Adesso le migliori menti discettano sulla nostra identità, e a me vien da pensare addirittura che, di fronte alla deprecabile constatazione della perdita dell’identità europea, la scelta di dimenticare le carte d’identità in macchina suoni come un sonoro sberleffo verso tutti quanti: – tenetevi pure le nostre, visto che le vostre manco più l’avete! -.

Abbiamo perso la nostra identità, sento affermare, più o meno come si smarriscono i gemelli. Ho provato a chiedermi in cosa consista. Ciò che ci contraddistingue, ci caratterizza, ci accomuna. Più ci penso e meno mi raccapezzo. Mi pare di riflettere sulla Trinità e i suoi intricati rapporti parentali – e identitari, tra l’altro!

Identità saranno le nostre proverbiali conquiste nel campo dei diritti, dall’Illuminismo passando per la Rivoluzione francese e via di seguito. Già! Il pensiero va a quanto siamo aperti nel difendere i diritti di tutti: di scegliere come e quando morire; con chi sposarci; quando separarci o divorziare; di avere un lavoro garantito e tutelato; di godere di una pensione; di poter studiare o di curarci o di programmare un figlio senza aggravi. Proprio così. O magari saranno le vittorie sulle pratiche barbare e retrive dei secoli lontanissimi, preistorici: il rispetto degli animali, pure degli uccellini migratori che si spostano da un paese europeo all’altro al cambio di stagione o le bestiole che hanno facoltà di scegliere se fungere o no da cavie in un laboratorio; la sensibilità verso l’ambiente, per trasmettere alle generazioni future un territorio pulito, naturale e produttivo. Certo. L’identità occidentale: la sacralità del corpo femminile, che “non si sfiora neppure con una rosa”; la laicità degli Stati, che consente la libera espressione di tutte le fedi e pure di chi non crede; l’amore per il bello, che ci contraddistingue tra tutte le civiltà per come valorizziamo i nostri patrimoni storici e artistici, che va al passo con l’amore per la verità e l’onestà, per il servizio al cittadino con una pratica politica etica e cristallina. Sarà tutto ciò la nostra identità? Una parte, forse. E l’abbiamo perduta? Davvero? Ma chi l’avrebbe mai detto! Ma quando? Non me n’ero accorto. Ci voleva una carneficina simile per scoprirlo? Ammesso che sia questa, la nostra identità, come la recuperiamo? Ripristinando le dogane, naturalmente. Armandoci fino ai denti, è lapalissiano. Mi sembra giusto: ci chiudiamo nella fortezza “Europa” e poi ci riprendiamo le vecchie, buone, sane conquiste della nostra cultura: prima e dopo i pasti.

Magari iniziamo con la tolleranza. Tanto saremo tra noialtri eletti: sarà facile. Un gioco da ragazzi. Poi si proseguirà con l’uguaglianza. Un po’ più complicato ma se adotteremo la formula vincente usata per unire l’Italia a suo tempo, basterà invitare dei leghisti a vivere nel nord del continente e viceversa, per calmierare l’uguaglianza, e tutti vivremo felici e contenti. La fratellanza verrà da sola, con la stessa naturalezza con cui il corpo riceve una supposta quando necessita di rimedi salutari. Ah… la libertà. La più agognata: riacquistare la nostra identità significa riottenere la condizione maggiormente desiderata e raggiunta dall’Occidente. Saremo liberi. Ecco la marcata, spiccata e inconfondibile identità europea, che il globo terracqueo potrà ammirare, in deliquio.

Ora ne siamo senza. Svuotati. Così dicono. C’è da crederci. O forse… forse… giusto per non offenderci, coloro che si disperano come prefiche per la perdita dell’identità occidentale hanno cambiato nome a ciò che non possediamo più – dicono loro – o che non abbiamo mai davvero avuto. Hanno tatto, loro. Sono sensibili. A pensar male si potrebbe pure azzardare che si sentano complici e artefici di tutto ciò. Sono responsabili in gran parte. Ebbene, mi vien da credere che non sia l’identità ma la Cultura, ciò che abbiamo perso. Siamo degli ignoranti! Degli abissali e sconfinati ignoranti: ignoriamo il passato; la storia; il cammino fatto, errori compresi. Volutamente, caparbiamente, consapevolmente. Perché così possiamo giustificare tutto: i nostri egoismi, gli interessi di parte e dei poteri forti, le paure collettive e personali, le sconfitte della società a favore della superficialità, dell’apparenza, del superfluo. Nel mare dell’ignoranza, a gonfie vele e con il vento in poppa, l’arroganza e la presunzione solcano le onde. Ci illudiamo di giungere a porti sempre più ricchi e confortevoli.

Invece potremo dirci fortunati se riusciremo a naufragare, anziché colare a picco… con le tempeste di questi tempi.

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