Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Scomunica


Alcuni giorni addietro chiacchieravo con un amico: l’argomento era l’insediamento di un supermercato in una zona periferica della mia città, un borgo limitrofo quasi al centro storico. Lui si dichiarava contrario per partito preso ai supermercati, intesi come un realtà commerciale destinata a uccidere i piccoli esercenti. Dal canto mio gli facevo presente che di negozi ne restavano pochissimi, nell’area in questione, e che spesso la quasi totale assenza di concorrenza consentiva ai gestori di maggiorare i prezzi. La discussione viaggiava su due binari paralleli: da una parte una posizione più che legittima e razionale – la sua – dall’altra la mia, che scendeva al compromesso della realtà specifica, in riferimento a chi ha un reddito basso e magari poche possibilità di spostarsi, come gli anziani: il supermercato – che, è vero, schiaccia il commercio minuto – garantirà comunque un’economia di spesa alle famiglie e un vantaggio nei servizi.  Insomma, non sempre ciò che viene pensato con le migliori intenzioni genera poi risultati ottimali come si sperava. Le conseguenze possono essere positive per alcuni, deleterie per altri.

Ma non è tanto su questo però che m’è venuto da riflettere, quanto su ciò che sta accadendo dopo che il papa ha ufficialmente decretato la scomunica ai malavitosi. Immaginavo che questo gesto simbolico – perché da Enrico VIII in avanti nessuno fa più una piega dinnanzi alla scomunica – non avrebbe avuto conseguenze pratiche, almeno d’ intender per tali le prevedibili alzate di spalle dei diretti interessati. Soltanto conseguenze morali, come il metter i puntini sulle “i” su chi siano i cristiani e chi no. Per il papa, ovvio. Non, per esempio, per il paesino calabrese che ha inchinato la Madonna davanti alla casa di un anziano capo di una cosca. Invece ne è seguito un gesto piuttosto eclatante, cioè le rimostranze dei mafiosi in carcere, a rigor di logica scomunicati, che hanno minacciato di disertare le messe domenicali. L’aspetto curioso è ancora un altro perchè, dopo tutto, mi pare che vi sia dell’ineccepibile coerenza nella scelta; anzi, stupisce che ci andassero prima. È nella celere, pronta, immediata reazione ecclesiastica che ho visto quanto una decisione apostolica possa rivelarsi paradossalmente dannosa agli stessi “addetti ai lavori”. Senza più fedeli di questo calibro che ci starebbe a fare un cappellano ufficiale in prigione? O meglio, ci starebbe benissimo perché di certo ve ne sono che operano per il bene dei detenuti ma il loro ruolo sarebbe equiparabile in tutto e per tutto a quello di altri operatori: psicologi, educatori, medici, volontari. Senza liturgia, la differenza tra le altre categorie è interiore, nelle motivazioni del tutto personali: nessun distinguo tra l’abnegazione filantropica di un volontario laico e la carità cristiana di un sacerdote.

Non oso pensare quanto sarebbe sconvolgente se il papa, un giorno, dicesse che tutte le guerre, di difesa come di offesa, di missione di pace come di esportazione della democrazia, e altrettanto l’uso delle armi, non siano previste nel messaggio evangelico: i cappellani militari, nel loro piramidale e gerarchico ordine di gradi, di stipendi, di pensioni e di prebende non dovrebbero più benedire legioni di soldati in partenza.

Mi sa che quella dei mafiosi in prigione apparirebbe una manifestazione gandhiana… al confronto delle reazioni di quest’ultimi!

 

La vignetta è di Marco Biani, Scomunica, su: http://www.polisblog.it/post/244343/scomunica

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