Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Sega: così non va bene


L’immagine in apertura è eloquente: il fatto che funzioni non giustifica che si possa segare chiunque. Almeno non a testa in giù… insomma, un po’ di buona creanza!

Quest’uso agghiacciante, che procurava piacere soltanto ai sadici, per fortuna è decaduto, passato nel dimenticatoio, destituito di ogni senso.

Da pochissimo sta facendo parlare di sé la prossima campagna governativa incentrata sul «giorno della fertilità». Lo riporto in italiano non tanto per zelo all’idioma dantesco quanto per scaramanzia: ogni volta che si abbina a “day” un’iniziativa… essa subisce un fiasco di portata ciclopica. Non vorrei mai che l’evento del 22 settembre facesse la fine del “family day”, tanto più che dietro ci sta un lavoro immane e un bel gruzzolo di soldi pubblici investiti per questa edificante causa.

Il «giorno della fertilità» già solo dal nome ha un ché di vintage capace di renderlo assai evocativo: mettici il “piano della fertilità” elaborato apposta ed ecco che il fascino nostalgico di talune immagini si ripropone in tutto il suo italico calore. Subito il ricordo va a frotte di bambini festanti nelle colonie elioterapiche; torme sorridenti di pargoli che tenendosi per mano, in fila indiana, nerovestiti, uscivano dai collegi per la gita domenicale; una moltitudine di piccoli che al sabato agognavano salutari e igienici allenamenti in piazza d’armi. Bello!

La campagna pubblicitaria è molto accattivante, suadente, d’impatto. Insomma, lascia il segno e farà parlare per parecchio. In più le immagini son state oscurate sul sito apposta per creare più suspense: geniali! Ma, come sempre, «all that glisters is not gold»: non è oro tutto ciò che luccica.

Tra le righe si intuisce un messaggio che arriva a noi uomini forte e chiaro: dall’allusione alla buccia di banana afflosciata – encomiabile – al monito di non mandare in fumo tutta la grazia di dio immagazzinata in noi.

Ancora una volta si è persa l’occasione – e non me ne voglia il/la ministro/a Lorenzin/a – per rivalutare monsieur Onan. Anzi, con questa fissa di non sprecare semente, è intuibile che di qui a poco inizierà una propaganda feroce contro i suoi emuli, che con sacrificio investono concentrazione e energie per interrompere pratiche di piacere o di dovere con un metodo bio, naturale e pure slow, che invece i più affrontano con la chimica, con le medicine o con gli artifizi meccanici odierni. Ci vuole allenamento, spirito di rinuncia, e comunque sempre un po’ di fortuna.

Spiace pure nei confronti della miriade dei discepoli che, in mancanza d’una cognata, da che mondo è mondo si son dilettati da soli ne “l’arte de trovar godimento da sé”: presagisco una tassa pesante sui fazzolettini di carta.

L’imperativo morale diventerà “procreare, procreare, procreare” e ogni uomo regolarmente ammogliato che si asterrà da questo compito implicitamente autorizzerà altri a farlo in vece sua. Per far salire il Pil nasceranno nuove corporazioni, e alla concorrenza di singoli vocati all’atto si affiancheranno cooperative, consorzi e sodalizi di virili cittadini. Il cavalierato al merito della repubblica non sarà esclusiva di pochi: potrà ambire chiunque avrà ingravidato come un toro da monta la propria donna, e magari quelle altrui.

La fertilità come bene comune: mai motto fu più eloquente. E gravido – è il caso di dirlo – di penose conseguenze contro chi per natura si è reso inabile.

Sarà insomma la volta buona che un balzello per la mancata filiazione – perché è giocoforza che per coerenza a questo punto si riesumi la tassa sul celibato – lo si farà pagare… ai preti?

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