Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Sei single? Eccoti l’occasione per una svolta!


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Poco più che ventenne andai a vivere da solo. Dopo un certo periodo mia madre iniziò una sua personalissima campagna affinché provvedessi a trovarmi l’anima gemella. Un’azione mirata, ordita inizialmente in maniera diretta, in seguito più occulta ma non meno costante, insistente, finanche logorante. Con il tempo “misi la testa a posto”, per usare un’espressione che dà la misura delle trame e delle congetture materne: non fu certo per merito delle sue pressioni – che comunque avrebbero sfiancato Ercole medesimo – ma a lei va riconosciuto di averle provate tutte.

Ora, mi è passato sotto gli occhi un invito singolare: la Santa Romana Chiesa, notoriamente Madre dei suoi fedeli, non è da meno della mia, e si impegna nell’assolvere il ruolo di genitrice. Ha avuto l’apprezzabile pensata di organizzare un evento per chi non sia accoppiato. Me lo sono stampato e l’ho letto in piedi, in silenzio, come ci suggeriscono di fare molte anime pie e devote di questi tempi miserrimi e luttuosi.

Sulla prima riga c’è scritto: «Cantico dei Cantici» e subito sotto: «Non è bene che l’uomo sia un Single». Non dovrei permettermi di confutare chi è del mestiere, ma mi ha colpito la traduzione in chiave contemporanea con l’anglicismo e così, per mero scrupolo, ho verificato. Alquanto sommariamente, s’intende. Nell’appassionante libro citato in apertura non esiste questa frase, riportata invero nella Genesi 2.18:

«… Non est bonum esse hominem solum;

faciam ei adiutorium simile sui».

Oh… oh… oh… iniziamo bene! Capisco che al giorno d’oggi citare la Genesi procuri un non indifferente imbarazzo e sia meglio o sorvolare o arrampicarsi sui vetri come i gatti, usando la scusante delle metafore, metodo utilizzato all’occorrenza, in alternativa all’interpretazione letterale, a seconda dell’opportunità… però confondere “carnefice con pontefice” non è davvero un bel esordio. Poco importa presuppore poi che il titolo faccia parte di un’iniziativa più generale: agli ignoranti come me la frase immediatamente sotto appare come consequenziale al riferimento biblico.

L’invito è per i single, ad esclusione – non è scritto ma deduco sia sottinteso – per gli eremiti. A loro è lecito starsene da soli. Sono un caso a parte, sebbene non immuni da tentazioni, o quasi, visto che «… ce ne informano gli stessi eremiti che non nascondono come l’incontro con una donna o con un ragazzo, dopo anni di castità, diventasse spesso occasione di caduta al richiamo del sesso…»* ma almeno hanno sviluppato delle tecniche apposite, come in un’affermazione di Macario: «Quando vedete dei ragazzi alla Scete, prendete le vostre meloti [pelli animali usate come vestiario] e ritiratevi»*, come a dire: “prevenire è meglio di curare”.

Questo è un incontro nazionale, di fine anno. Uno pensa che ci sia talmente tempo che magari capiterà di trovare la propria metà prima dell’evento. La data è, precisamente, il 20 giugno 2015. Fine anno… 20 giugno??? Tutto subito ho pensato a una bufala, ma le verifiche rimandano al molto reverendo mons. Bonetti, presidente della Fondazione Famiglia Dono Grande. Oh perbacco! La Chiesa sarà diventata pagana e si rifà al solstizio estivo? Sono un po’ frastornato, non sai più a che cosa credere! Per fortuna almeno alcune certezze restano incrollabili, come il fatto che il diritto per i gay di sposarsi sia “una sconfitta per l’umanità”. Se poi si inizierà a venerare pure il Sole poco conta, sono inezie.

A scapito di queste quisquilie va il pregio onorevole della Chiesa di arginare il deprecabile fenomeno dei single. La solitudine è una brutta bestia. Uno finisce con il parlar da sé; con l’avere i polsini delle camicie unte e bisunte; a emanare un sentore di non pulito. D’altronde è fisiologico pure il sentire pulsioni, ma se si è da soli non è che ci siano grandi alternative per sfogarsi, almeno di reputare come “consimile” la bambola gonfiabile: ovvio che poi si diventi ciechi. C’è di peggio: vivere da soli induce alle tentazioni più che se si fosse sposati. Bisogna provare per credere: arrivi a casa dal lavoro – sempre che lo si abbia, altrimenti è peggio – e passi il tempo a far di conto delle spese domestiche, e già ti passano le voglie; poi c’è il pargolo che frigna o il figlio adolescente che ti insulta, e giù ancora la libido; infine ti tocca ascoltare le magagne e le fisime della consorte, e sei ormai allo stremo. Quando poi apprendi che a cena ci saranno gli suoceri oppure nel fine settimana il saggio di danza o la costinata con i compagni di merende… non hai più energie nemmeno per appendere una corda alla trave del soffitto, altro che tentazioni!  Chi vive da solo è immune.

Ma non è bene: lo dicono le Scritture. Questo basti e avanzi.

I single si ritroveranno in un lussuoso albergo sul lago di Garda, mica in un austero cenobio nella Locride. Subito dopo pranzo, alle due pomeridiane. Non è necessario presentarsi a stomaco leggero: nessun rischio di appisolarsi perché il programma è vivacissimo. Innanzitutto Adorazione; momenti aggreganti non definiti in scaletta per non rovinare l’effetto sorpresa; workshop, che scritto in inglese conferisce un sex appeal irresistibile; relazioni, e tenuto conto dell’evento il termine ha una sua suadente ambiguità; serata GALA, riportato in maiuscolo, così non si comprende se sia volutamente “urlato” o se si tratti di un’oscura sigla.  Il tutto termina alle 23:30. Orario singolare: trenta minuti prima del suono della mezzanotte, così si evita alle principesse “di perdere la scarpina”, ed a eventuali licantropi di fare vittime.

Qui habet aures audiendi, audiat.

La serata GALA prevede l’abito elegante. Han fatto bene a specificarlo: trattandosi di single magari arrivano in ciabatte e canotta come sono abituati a stare nel tinello di casa. Presumo che andrà bene quello della cresima: si è cattolici, conta l’intenzione. Infatti per le ragazze non sono richieste né la parrucchiera preventiva né il trucco in loco. Con 45 euro te la cavi, che per un single è un nonnulla, con quel che si risparmia a non mantenere moglie e prole: è inclusa la pausa caffè, momento catartico per ogni connazionale degno di questo nome; aperitivo, d’obbligo per rompere il ghiaccio dopo l’adorazione; cena, che a questo prezzo e con tutto ciò che vien proposto è praticamente regalata; costo sala Ariston, il cui nome è evocativo di suo, con quel che ne consegue; materiale. Quest’ultima voce è un po’ vaga e se non fosse organizzato dalla Chiesa Cattolica darebbe da fraintendere, ma immagino che alluda a una biro ed a dei fogli, per segnarsi gli indirizzi, l’e-mail e il cellulare dell’anima gemella trovata in loco. Per i ritardatari nell’iscrizione è prevista una mora: il modello qui è quello dell’altra mamma nostrana, la RAI e il suo canone. Poca roba: 10 euro se si sta nei 15 giorni. Dopo: nulla da fare, neppure con lingotti d’oro. Si sarà persa l’occasione della vita, e quindi è logico che non ci sia prezzo che paghi lo scotto. Tra l’altro si consiglia di prenotare per gruppi per ottenere sconti negli alberghi: non si capisce se sia uno sfottò, visto che l’evento è per persone sole. Ma probabilmente è sana ironia, che la mia ignoranza non riesce a cogliere.

Insomma, se non fossi già ammogliato, ci farei un pensierino.

Lo sentenziava già Aristotele, stando a quel che si dice di lui: «Chi è felice nella solitudine, o è una bestia selvaggia o un dio»**. E in proposito poco vale attribuire al Figlio di Dio un’inclinazione alla solitudine perché s’era ritirato da solo nel Getsemani, preferendola alla compagnia dei suoi amici, proprio l’ultima notte su questa terra, dopo una cena insieme.

Non poteva fare diversamente per ovviare alle malelingue, che di certo avrebbero avuto di che insinuare se si fosse addentrato tra gli ulivi, al buio, con i compagni di una vita.

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*M. PELAJA, L. SCARAFFIA, Due in una carne. Chiesa  e sessualità nella storia, Laterza 2008, p. 24.

**Tacciatemi pure di pignoleria, ma è solo curiosità. Non mi sono limitato alla verifica sulla Bibbia, perchè non mi fidavo dell’attribuzione generica del detto. La frase attribuita a Aristotele corrisponde, nella Politica, 1 (A), 2, (1253) a :

«… quindi chi vive fuori dalla comunità per natura e non per qualche caso o è un abietto o è superiore all’uomo…»,

in ARISTOTELE, Politica, in Opere, vol. IX, Laterza 1983, p. 6.

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