Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Sfidi l’eternità… se sei fotogenico


A metà mattinata l’aria è già piuttosto calda, ma l’ombra dei palazzi antichi in affaccio sulla via pare concedere una parvenza di refrigerio.

I due amici, tonificati dal caffè appena preso al bar, s’incamminano lungo la strada maestra con la stessa premura di un impiegato statale nel rispondere alle richieste di un cittadino.

Il percorso è costellato su entrambi i lati da una fila quasi ininterrotta di banchi: collezionisti, rigattieri e appassionati si danno appuntamento per il mensile mercatino delle pulci.

A quell’ora il via vai di curiosi, di visitatori e di perdigiorno è contenuto: alcuni probabilmente indugiano ancora tra le lenzuola, a smaltire i postumi delle scorribande notturne tra gli innumerevoli e vivaci locali della città; la buona parte degli abitanti invece gremisce il duomo per la messa, al fresco nelle navate antiche. I secondi ne approfittano anche per pregare per le anime dei primi.

«Guarda un po’ chi c’è laggiù».

«È da una vita che non lo incontro in giro. Andiamo a riverirlo, dai!».

La coppia si muove verso l’anziano che, intento a sbirciare tra oggetti d’epoca ammassati su una bancarella, non li ha notati.

«Eccellentissimo, illustrissimo direttore supremo, feldmaresciallo, gran connestabile…».

«Clarissimo», gli fa eco con la stessa enfasi il compare: «lusingati d’incontrare la Signoria Vostra».

Sulle prime l’uomo manifesta un istintivo imbarazzo, colto così di sorpresa, poi abbozza un paterno sorriso, del genere riservato a coloro ai quali si vuole particolarmente bene, oppure a chi si considera penalizzato in acume dalla Natura.

«Nulla più di tutto ciò. Mi hanno giubilato».

Questa la sua risposta, pronunciata come la stessa gioia con cui un condannato a morte comunica l’esito del verdetto al compare di cella.

«Uhhh: giubilato! Che parolona difficile! Si vede che ha fatto le scuole alte».

Il suo sodale, di contro, devia il discorso:

«Ah ecco… dunque non è qui a caso! Ammetta la verità: sta cercandosi un posticino tra le anticaglie», e giù a ridere di gusto.

«Il mercatino dell’usato: quale posto migliore al caso suo», rincara l’altro.

«Per quel che mi riguarda» – chiosa lui – «al massimo potrei finire nel deposito di un museo archeologico».

«Scherzi a parte, la sua modestia le fa onore. Passerà ai posteri come modello di dedizione».

L’interlocutore alza le spalle in un movimento misurato, lento, studiato, in perfetta sintonia con una smorfia di rassegnazione.

«Magari farò la sua fine».

Allunga il braccio verso il piano del banco e con l’indice della mano addita un ritratto inquadrato in una cornice d’argento.

I due si fanno un po’ più avanti e dirigono lo sguardo verso la fotografia d’epoca, ingiallita dal tempo ma ancora nitida.

«Oh che bel figliolo! Le fa onore riscoprire inclinazioni alternative, alla sua età! C’è chi preferisce portarsi nella tomba il gran segreto, piuttosto d’ammettere pulsioni considerate nefande dagli oscurantisti».

«Mi vien da pensare che stamattina il caffè l’abbiate preso corretto pesante, vero?».

«Ah ah ah. Suvvia, si fa per dire! È lei che ci ha indicato il bell’imbusto con un trasporto tale da farci credere a una folgorazione. Non ci sarebbe mica nulla di male, ci mancherebbe».

«Tanto più…» – aggiunge l’amico – «… tanto più che ci ha dato a intendere d’esser già stato ben servito», e mima con uno scatto veloce il gesto di stringere le natiche, portando la mano verso quelle, palesando un farsesco dolore: «… almeno stavolta ci sarebbe pure del sentimento!».

Il vegliardo incalza: «Intendevo dire “la sua fine” perché se ne sta lì senza comunicare più nulla».

Ignoto a tutti. Un perfetto sconosciuto

In effetti, a parte la postura signorile e un’aurea di mistero, il giovane non trasmetteva altre informazioni se non la possibilità che fosse vissuto un secolo addietro.

«Chissà perché si fece fare quella foto: magari accadde prima di partire per il fronte. Forse laggiù ci ha pure lasciato la pelle. L’onore di servire la Patria: son sempre soddisfazioni».

«Può essere che lo scatto fosse destinato alla sua bella: quel ricciolo “tirabaci” dà a pensare».

«Voi non cogliete la questione di base: poco importa il motivo per cui è stato fotografato. Credete che costui avrebbe mai immaginato di finire esposto tra ninnoli, oggetti impolverati, pezzi vintage?».

Restarono muti per un attimo.

«Già. Una vita di successo, una carriera invidiabile, mille emozioni provate… e poi nel più totale anonimato la tua faccia fa mostra di sé, decenni e decenni dopo aver lasciato questa valle di lacrime».

«Il colmo è che potrebbe essere stato uno scrittore o un intellettuale, quindi una nullità, che anziché sparire dalla faccia della terra continua a sopravvivere comunque».

«Oh beh… per finire su una targa all’imbocco di un vicolo, ché a leggerla ti dice meno delle istruzioni su una scatola di supposte… meglio avere visibilità in un mercatino delle pulci: qui vali pure qualcosa».

Scuotono tutti e tre la testa, sommessamente, come per scacciare un pensiero inopportuno.

Infine il più anziano accenna un sorriso: «…che poi, fama o meno, non è che cambierebbe qualcosa per chi non c’è più».

«Di sicuro nessuno ti riporta in vita soltanto perché sa chi fummo, o per cosa avevamo fatto».

L’occhio si posa ancora una volta sul ritratto, con uno sguardo indulgente:

«Spero per lui che almeno abbia avuto una vita intensa, ricca di soddisfazioni. Dopotutto è ciò che più conta».

«… e che si sia fatto benvolere da molti, perché una vita intensa e piena di soddisfazioni non per forza significa amare e farsi amare».

Passarono oltre. Poco più avanti una grande litografia dai colori stinti faceva mostra di sé: un sacro cuore di Gesù dall’aria supplichevole pareva non chiedere altro che di essere liberato da sotto il vetro ammantato di polvere.

Troppo cinici per aiutarlo. Ci avrebbe pensato un buonista a liberarlo dall’incuria.

Cliccare qui sotto per ascoltare la lettura dell’articolo:

Si ringrazia Fabio Pagliero, alias Delca per l’autorizzazione all’uso della sua traccia musicale, e Luca Ferrua per il consueto e creativo sostegno tecnico!

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4 Commenti

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    Che forza la lettura a voce come se fosse un audiolibro! La voce è la tua?
    Ho apprezzato molto questa aggiunta multimediale che aumenta il coinvolgimento sensoriale. Mi è sembrato di camminare tra i dedali del mercatino delle pulci ed assistere personalmente al dialogo dei signori. Senza interrogarmi sul perché, sono passato anche io oltre, la foto d’epoca e il sacro cuore di Gesù sono rimasti a guardare immobili uno scorcio di giornata qualsiasi (forse per questo la più autentica e priva di abbellimenti artificiali). Complimenti.

    • Ignorante con stile

      Mi fa molto piacere il tuo apprezzamento! La voce è mia, sì: sono agli esordi con questa modalità e ci sarà ancora parecchio da perfezionare ma vuol essere un modo alternativo alla classica lettura. Vedremo un po’ come andrà la proposta. Nei giorni passati ho partecipato a un concorso letterario e scrivere un racconto mi ha soddisfatto molto, indipendentemente da come verrà valutato, così ho pensato di adattare il blog a questo genere letterario, senza alcuna pretesa, ovvio. Un caro saluto e ancora grazie per il bel commento!

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