Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Sgretolamento


Accade di avere un amico da lungo tempo. Accade pure, talvolta, che nel corso degli anni lo si veda cambiare. Magari poco a poco, però il mutare del suo carattere, del modo di essere e di vivere è percepibile a pelle. Spesso a generare la metamorfosi è il successo; una più solida posizione sociale; uno status che prima non possedeva. Comincia ad avere la puzza sotto il naso… a rimarcare la differenza di certi vini di qualità… a declinare l’invito in trattoria a favore dei ristoranti alla moda… a snobbare la compagnia di amici comuni rimasti al punto di partenza… Poi cambiano le conversazioni, con discorsi che mai avresti pensato di sentire dalla sua bocca. Si giunge a essere irriconoscibili, per lo meno rispetto ai bei tempi che furono. Per parecchio continui a essergli legato; cerchi delle attenuanti; ti convinci che è soltanto una condizione passeggera e che, prima o poi, tornerà la persona che frequentavi nel passato. Ti è difficile, insomma, accettare che sia diventato un altro.

Già, un altro. Ebbene, confesso che la medesima sensazione la sto vivendo con il Centro Sinistra, nonostante al suo interno conosca politici che stimo, onesti e motivati. Per la verità ne conosco anche d’impresentabili, imboscati in un sistema con il quale non avrebbero alcunché da condividere ma che ben ci sguazzano per tornaconti d’immagine e di riconoscibilità pubblica (c’è ancora chi crede che sia sufficiente militare nel centro sinistra per essere reputato intelligente).

Si cominciò con le cene di sostegno al partito per la quali ovvio che non ci si aspettasse il sottoproletariato, però…; si passò alle epurazioni, agli slogan da palcoscenico, al decisionismo di uno solo al comando – che in latino suona eloquente: dux –, alle alleanze con figuri di dubbia moralità, nonché al sostegno di propri candidati che con l’universo dei diritti ben poco ci azzeccano; alle promesse da Pinocchio; alle riforme contrastate a furor di popolo; alla copertura di parlamentari che magari meglio sarebbe stato assicurarli alla giustizia. Docce gelate – queste sì – con un esito concreto rispetto alle promesse ventilate all’universo mondo la scorsa estate. Si arriva infine alle forniture militari confermate; all’appoggio alle scuole private come altresì ai dettami d’Oltretevere. Nel frattempo a gongolare sono eminenze, capitalisti, imprenditori, lobbisti, apparati del potere finanziario e bancario: una davvero ben strana, singolare ancorché entusiasta accoglienza alle decisioni di un governo di centrosinistra! Intanto in piazza i cittadini sono invitati a dilaniarsi l’un con l’altro, poveri contro più poveri. Qualche carica di polizia, all’occorrenza, ricorda chi tiene il manganello per il manico. Gli estremisti gongolano e appena accenni una seppur timida difesa ti senti elencare “i meriti” di una parte del Centro Sinistra e l’indifendibile fa da padrone.

L’altro giorno ho letto lo sfogo di un caro amico – di quelli per fortuna che con il tempo migliorano in profondità e piacevolezza – del quale ho sempre apprezzato la mitezza dei modi e la pacatezza delle esternazioni, nonostante abbia un animo passionale e un’energia vulcanica. A proposito del recentissimo Ddl Madia* sulla riforma della Pubblica Amministrazione ha scritto:

Sul Ddl Madia

Ho sgranato gli occhi. Perché se questo sfogo l’avesse postato chi proviene dai centri sociali, o dal versante politicamente opposto, non mi avrebbe particolarmente scosso. Ogni giorno vengono sfornati appelli, sottoscrizioni, invettive, proteste: l’ultima letta è di Sabina Guzzanti, contro il divieto di fermarsi sul bagnasciuga del mare anche con un asciugamano, e la proibizione di sostare nei 5 metri dalla riva; soltanto il transito è consentito.

Invece è la stizza di un giovane uomo; di un cittadino normale qual ritengo d’esser pure io – beh, con qualche “distinguo” -; di un italiano come tanti, ligio al dovere; insomma… il classico buon padre di famiglia restìo alle esternazioni gridate, pudico perfino nei discorsi, ad avermi colpito.

Ho voluto riportarlo qui – e lo ringrazio per il di lui consenso – semplicemente perché credo che fino a quando i portavoce del malessere sempre più diffuso saranno i pochi noti – benemeriti, ci mancherebbe – si abbia l’impressione che talune incombenze spettino in esclusiva a chi conta, a chi ha visibilità, a chi possiede un ruolo di spicco. Non è così invece. È nel momento in cui non soltanto le singole categorie – dagli insegnanti al personale sanitario, dagli operai ai precari – ma tutti inizieremo a far sentire la nostra voce, e non unicamente per le cause di nostro stretto interesse ma per quelle della collettività nel suo insieme, si potrà inaugurare un processo nuovo. O almeno tentarci.

Non per lamentarci ma per indignarci!

Diversamente sarà un declino inarrestabile di logorìo… di sgretolamento.

Resteranno le macerie di quel Paese che i nostri avi riscattarono rischiando la vita, per liberarlo dalla dittatura.

«Tutto quello che ci faceva paura del comunismo – che avremmo perso le nostre case e i nostri risparmi, che ci avrebbero costretti a lavorare tutto il tempo per un salario scarso e che non avremmo avuto alcuna voce contro il sistema – è diventato realtà grazie al capitalismo».
Jeff Sparrow

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*cfr. http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=5250

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