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Ironia: vaccino senza controindicazioni

Sicurezza urbana: come ti decoro una città


Il decreto sulla sicurezza urbana non aveva sollecitato più di tanto la mia curiosità, lo ammetto. Avevo letto delle invettive di Saviano su Repubblica con un’imperdonabile superficialità.

In questo periodo in effetti tendo a soprassedere con una certa noncuranza sulle vicende della società, preso dalla primavera che sboccia intorno a me, in grado di alleggerire l’animo e farmi pregustare l’arrivo della bella stagione.

Poi, come spesso accade, l’interesse personale ti riconduce alle contingenze reali.

In merito proprio alla sicurezza urbana un amico m’ha domandato se adesso mi sentissi meno tranquillo ad andarmene in giro. Gli ho risposto che per me non era cambiato nulla, ma lui ha insistito con un accenno di sarcasmo nel sottolineare che farei bene a tutelarmi di più. Ha avuto la bontà d’animo di mettermi in guardia: con il mio barbone infatti potrei essere scambiato per un clochard.

Chi di dovere ha la facoltà di allontanarmi perché la mia figura potrebbe compromettere il decoro urbano. Beh… se bazzico in zone dichiarate auliche, di prestigio, con afflusso di turisti.

Di fatto non dovrei correre rischi nella mia città, e non perché essa non possieda spazi raffinati e ben curati, bensì perché dove vivo – bene o male – ci si conosce tutti. Dunque, più che ribrezzo… mi piace pensare di muover a pietà.

Ma talvolta succede anche a noi sedentari di varcare le colonne d’Ercole – ovvero i cartelli indicatori che delimitano il proprio territorio comunale – per acquisti un po’ più impegnativi del pane o della frutta; per un controllo in ospedale; per visitare un museo; e una volta giunti in altre città sarei un forestiero indecoroso, perché non basta avere la barba lunga per assurgere al rango di hipster. Vivaddio.

Così, pur senza perdere l’appetito, son andato a leggermi il decreto, giusto per non farmi cogliere di sorpresa la prima volta che riceverò un foglio di via, bandito da un qualsivoglia Comune a suon di trombe e rulli di tamburo.

Il decreto sulla sicurezza urbana

Lo si può gustare sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.42 del 20-2-2017* e lo consiglio a chiunque desideri provare l’ebrezza narrativa di un testo normativo o soffra d’insonnia.

Dovrà ancora passare in Senato: ritengo giusto sottolinearlo per avvisare coloro che considerano prezioso il proprio tempo.

Non vorrei mai che m’accusassero d’averglielo fatto sprecare per nulla.

A parer mio non è poi così catastrofico come alcuni sostengono. Anzi, è pregno di buon senso e latore di benefici, secondo la recente e collaudata scia di provvedimenti degli ultimi governi riformisti.

Sebbene il mio giudizio sia viziato dall’ignoranza, mi sento di spezzare una lancia a favore.

Il bello della sicurezza urbana

La sicurezza urbana

Innanzitutto sgombra il campo dalla perniciosa e fastidiosa prassi di definire buonista il Centro-Sinistra.

Una volta per tutte infatti nessuno potrà più etichettare in malo modo il PD.

Buonista s’incamminerà verso l’estinzione già toccata in sorte a libertà, fratellanza, uguaglianza. Finalmente.

Certo, il testo potrebbe essere affinato. Si tratta di un suggerimento sommesso, appena sussurrato: per consentire una maggiore compartecipazione popolare – secondo l’inveterata tradizione democratica – sarebbe d’uopo includere il pubblico scherno in piazza verso colui che la folla riterrà lontano dai canoni di decoro.

Non male integrare pure la licenza dello sputo in faccia, quale deterrente a buon mercato.

Credo invece che la paterna lungimiranza del Governo abbia reputato inutile autorizzare le sassaiole, perché la gente – confondendo le gerarchie del senso civico – userebbe i sampietrini della pavimentazione anziché portarsi le pietre da casa, e il tutto andrebbe a detrimento proprio del sacrosanto decoro da valorizzare.

Comunque aver iniziato a scrivere un nuovo capitolo per la salvaguardia del bello – ah già… della sicurezza urbana – è un gran passo in avanti, che va riconosciuto.

Lo si nota altresì dalla strabordante sensibilità per il riposo dei giusti: è infatti ribadito in più di un passo il sacrale rispetto del sonno per i residenti nei centri storici, che adagiano le loro stanche membra sulle lenzuola dopo le immani fatiche giornaliere.

Con salomonica giustizia si potranno ridurre orari e licenze di commercio ambulante e tutto ciò che potrebbe inficiare i sogni dei cittadini. Campane delle chiese escluse.

D’altronde la prerogativa di non chiudere occhio spetta agli abitanti delle case popolari in periferia, crogiolati dal dilemma su come arrivare a fine mese e pagare le bollette: tutelare loro suonerebbe come una beffa.

Un gesto quindi di tatto sopraffino: questa è l’impronta progressista agognata da tempo immemore!

Il decreto sulla sicurezza non è un provvedimento di Destra: l’ha garantito il ministro e sarebbe cafonesco metterlo in dubbio. Diversamente, se così fosse, sarebbe improntato al conservatorismo tipico di chi è legato alle tradizioni.

Invece basta scorrere le righe dense di pathos per non trovare nemmeno un velato accenno al diritto di versare dalla propria finestra il pitale trasbordante, qualora in istrada qualcuno sovvertisse la quiete notturna. E neppure è menzionato l’obbligo di chiudere le porte delle città dopo il suono dell’Angelus.

Me li immagino, invece, i commenti della Destra contro il decreto sulla sicurezza:

«Una volta, nei secoli passati, uno poteva anche denudarsi e consegnare gli abiti al padre sotto gli occhi di tutti… adesso – mala tempora – qualunque sindaco potrà impedirlo d’autorità!».

Sicurezza urbana

Pace e bene.

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*DECRETO-LEGGE 20 febbraio 2017, n. 14. Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle citta’. (17G00030) (GU Serie Generale n.42 del 20-2-2017). Entrata in vigore del provvedimento: 21/02/2017.
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