Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Sii come Bill


Chiunque sia su un social, con un numero di amici superiore alle dita delle proprie mani, non può non aver visto almeno un post che ritrae un omino stilizzato chiamato Bill, o Billa o ancora la figlia Billina; oppure Llib, la versione negativa. Il personaggio ammonisce con garbo gli utenti del web: descrive atteggiamenti o situazioni spiacevoli, di cattivo gusto, di maleducazione presenti su internet, e invita a comportarsi nella maniera corretta.

Lo ha creato Andrea, un ragazzo di diciannove anni, che vive a Roma e frequenta il primo anno di Lingue nella società dell’informazione, il quale compartecipa alla stesura di questo articolo, redatto quindi a “quattro mani”: le sue sono quelle in grassetto.

Ci sarà di certo chi lo considera inutile perché ritiene facebook la versione virtuale della Società del Whist, dove gli scambi d’opinione sono improntati al colloquiare garbato di un circolo per gentiluomini. È probabile che costoro selezionino i propri sodali con particolare cura. Diversamente, basta essere presente in qualche gruppo, in una comunità, o anche solo addentrarsi tra i commenti per scoprire un mondo surreale. Se poi, come capita a me, che oltre ad amici annovero un parterre de rois assai colorito, allora risulta arduo non concordare con il buon monsignor Della Casa:

«E, come i piacevoli modi e gentili hanno forza di eccitare la benivolenza di coloro co’ quali noi viviamo, così per lo contrario i zotichi e rozzi incitano altrui ad odio ed a disprezzo di noi»*.

Ebbene, Bill prova a rimediare. Non caldeggia la buona educazione, perché ben sa che cadrebbe in contraddizione. Il bon ton infatti ammonisce di non evidenziare gesti inappropriati. Bill piuttosto esorta ad essere intelligenti, soprattutto perché il mondo virtuale, e più in particolare i social, hanno poco a che fare con il comportamento di una persona nella sua vita reale. Essendoci una tastiera e uno schermo davanti all’utente che interagisce con questo tipo di mondo, le persone sono portate ad essere più sicure di sé e a passare per ciò che non sono – per questo spesso si sente parlare dei famosi “leoni da tastiera”-. Ovviamente parlo di ciò con rammarico, infatti ho creato “Sii come Bill” proprio per educare e far sorridere un minimo l’utente medio di facebook, però mi sono accorto che alcune delle persone che condividono e approvano i post della mia pagina lo fanno solo per apparire intelligenti agli occhi degli altri, quando in realtà nella vita si comportano in modo diverso.

Tra l’altro, la recente scomparsa di Umberto Eco è stata anche l’occasione per riportare alla luce quanto il filosofo asseriva a proposito di internet, e del fatto che avesse sdoganato una moltitudine di imbecilli.

Mi viene da sorridere per il modo schietto e concreto in cui è riuscito a riassumere il suo pensiero. Personalmente ritengo che lo scrittore abbia ragione, ma in parte: infatti è sì, vero, che i social network hanno dato la parola ai sempliciotti che non sono neanche in grado di argomentare mezzo pensiero, però l’hanno data anche a tutte quelle persone intelligenti pronte ad esprimere le proprie opinioni e ad accogliere quelle degli altri. Il social web fornisce gli strumenti necessari per emergere a tutte quelle menti che prima venivano soffocate dalla burocrazia e dalla difficoltà di esternare e diffondere le proprie attitudini. Infatti oggi con una semplice pagina facebook, un blog, o un profilo Instagram, possiamo arrivare a fare grandi cose per esprimere al meglio le nostre inclinazioni. Per questo considero la visione di Umberto Eco riduttiva: il bello di internet è proprio il fatto che tutti possano far sentire la propria voce.

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E così trovano spazio, ed hanno successo, i post di Bill: grazie sicuramente al messaggio che dà la vignetta e il modo ironico e estremamente semplice con cui viene lanciato. E oltre a questi due fattori fondamentali, un altro motivo per cui le immagini della pagina “Sii come Bill” sono condivise molto è il fatto che rappresentino un modo indiretto per esprimere ciò che esse comunicano, evitando di farlo in prima persona. Ho notato infatti che molte persone pubblicano i post di Bill sulla propria bacheca come per tirare delle frecciatine – contro le quali è stata anche una vignetta apposita – ai propri contatti.

È chi non fa che non riceve biasimo. Al contrario, quando ci si cimenta in un’impresa e questa ha pure un considerevole successo, è conseguente tirarsi dietro pure delle osservazioni: dunque quando c’è stato il boom della pagina mi trovavo sempre di fronte a numerose critiche, sia costruttive, che distruttive. Ora che è passata qualche settimana però, mi sono accorto che molti haters si sono azzittiti; potrebbero aver abbandonato la pagina o più semplicemente potrebbero essersi stancati di scrivere sempre le stesse cose ed essere ignorati… chi lo sa? La cosa certa è che la maggior parte delle critiche  – parlo sempre di quelle distruttive e insensate – vengono mosse per due motivi: le persone in questione si sentono toccate e chiamate in causa dalle vignette, o più semplicemente si divertono a cercare di atterrare chi vola alto solo per ottenere il loro momento di gloria. Proprio per questo motivo fino ad ora ho sempre cercato di ignorare le critiche ricevute nei commenti – fatta eccezione per quelle costruttive a cui ho risposto -, e di assecondare con autoironia quelle ricevute da pagine più famose della mia. In questo modo ho sfruttato situazioni sfavorevoli per farmi pubblicità senza però mettermi contro nessuno.

Una delle costanti della notorietà di Bill sta nel metodo per elaborare i post: pubblico massimo 2-3 vignette al giorno per non stancare i fan (contrariamente al periodo degli albori della pagina in cui arrivavo a pubblicarne anche 8 al giorno), mantengo sempre lo stesso format a cui sono affezionati tutti, ma allo stesso tempo cerco di affrontare diversi argomenti tramite personaggi differenti (vedi Billa, Billina, Llib) per dare un minimo di varietà alla pagina. Non voglio risultare disfattista, ma ritengo che una vera e propria rivoluzione positiva che migliori i comportamenti altrui non si possa attuare, specialmente tramite i social. Come si dice però, tentar non nuoce, quindi se c’è la possibilità di diffondere degli insegnamenti a livello virale, perché non farlo? Anche se ciò dovesse funzionare e avere un buon impatto solo su una piccola parte degli utenti raggiunti, sarebbe comunque una vittoria.

Dopotutto, il segreto per una felice convivenza tra simili, seppur virtuale, ce la suggerisce Schopenhauer, con il suo dilemma del porcospino:

«La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere»**.

 

 

Sii come bill lo trovi su fb alla pagina: https://www.facebook.com/siicomebill/?fref=ts

 


 

* GIOVANNI DELLA CASA, Galateo, Einaudi, Torino 1994, p. 6.

** SCHOPENHAUER, ARTHUR (a cura di G. Colli), Parerga e paralipomena, vol. II, cap. XXXI, sez. 396, Adelphi, Milano 1981, p. 884.

 

L’immagine d’apertura “Sii come Bill” è stata creata da Andrea Nuzzo per Ignorante con stile.

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