Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Silenzio: tacete e non parlatene.


È un segreto, di quelli che vanno custoditi in gran sordina. Meno se ne sa, meglio sarà. Mi son ritrovato tra i pochissimi eletti a esserne informato, almeno al momento: poco ci mancava che a sussurrarmelo fosse l’arcangelo Gabriele. Non ne trattano i media; si evita scrupolosamente di condividerlo sul web; lo si tace alla stregua delle vergogne domestiche che è savio celare tra le pareti di casa. Appena l’ho appreso mi sono incuriosito: sia sul perché la notizia non venisse divulgata sia sul suo contenuto.

Si tratta del referendum abrogativo NO TRIV del 17 Aprile.

Perché non si deve sapere? Perché essendo abrogativo – ovvero cancella un precedente disposto – è necessario che a votare ci vada il 50% più uno degli aventi diritto al voto, e che vincano i SI, cioè che i cittadini dichiarino che si voglia cassare, depennare, eliminare… abrogare insomma… quanto deciso. Ovvio che è interesse che tutto vada in fumo, compresi i circa 300 milioni di euro di spesa per indire la consultazione popolare.

Già solo per questo vien voglia di andare a votare, giusto perché sprecare e buttare al vento soldi pubblici – che pare siano sempre meno – è di suo vergognoso. E pure perché un poco – mi sia consentito – mi sento preso in giro per questo modo di fare, che grossomodo si può tradurre con: “teniamolo nascosto, tanto gli italiani son un popolo di beoti: se non siamo noi a somministrar loro ciò che ci garba… essi se ne stanno buoni davanti allo schermo”.

In pratica è l’unico modo che ancora abbiamo per dire la nostra: vincendo il SI il parlamento sarà obbligato ad adempiere alla volontà collettiva. Non può modificare, mutare, tergiversare in merito.

Almeno questa occasione sarà un gesto ben più diretto e pragmatico di quello “dell’ombrello” o delle consuete imprecazioni senza poter cambiare di una virgola le cose. C’è chi scende in piazza; chi organizza adunate di forconi; chi fa la voce grossa sui social… ma solo con un SI possiamo democraticamente e civilmente cambiare la realtà delle cose. È la differenza che passa tra colui che a parole fa il seduttore dell’universo mondo, ma poi resta ostaggio del suo patetico maschilismo, e chi invece conquista il cuore altrui con gesti concreti perché sentiti. 12801479_992174214185753_8598281636430142893_n

Poi c’è la sostanza: il referendum si propone di bloccare le concessioni future per l’estrazione di idrocarburi e di gas entro le 12 miglia marine dalle nostre coste, una volta che scadranno i termini pattuiti. Diversamente i soggetti interessati potrebbero proseguire fino all’esaurimento delle riserve. Spremere il limone fin all’ultima goccia.

Ora, non si tratta di fare un dispetto a quelle poverette delle società petrolifere & C. per invidia, per partito preso, per vederle sui marciapiedi a chiedere l’elemosina. Piuttosto è il caso di lanciare un segnale forte, improntato all’innovazione e al progresso tecnologico: decidiamoci, una volta per tutte e in maniera inequivocabile, a investire risorse, conoscenze e mezzi nell’energia pulita, in una produzione alternativa e rispettosa dell’ambiente.

Perché è vero che continueremo a consumare metano e idrocarburi, buona parte dall’estero, ma è altrettanto vero che questa condizione permarrà fino a che non si arriverà all’esaurimento dei giacimenti – con guerre e “esportazione di democrazia” annesse: perché aspettare ancora? Perché dilazionare il problema per chissà quanto, continuando a inquinare; a finanziare compagnie che beneficenza proprio non fanno; a rovinare il poco che ancora resta? Beh, il perché è chiaro: le multinazionali del petrolio e le aziende produttrici di energia devono pur mangiare. Il costo di tutto questo lo paga l’ambiente, la nostra salute, magari pure nuovi conflitti, con quel che ne consegue in termini di esodi, instabilità, nuove povertà: è sotto gli occhi di tutti! Iniziamo dunque dalle coste e dai nostri mari: un primo significativo passo, sennò quando mai ci si muoverà?

Immagini tratte dalla pagina di fb Referendum 2016 Trivelle in Mare 

Ci si lamenta che nel nostro Paese manchino investitori: quanto di più promettente e redditizio può esserci se non la ricerca e l’investimento nelle fonti rinnovabili, a maggior ragione proprio perché siamo così indietro? Scegliere SI è l’esatto opposto dell’atteggiamento conservatore, arroccato su metodi e dinamiche del passato e del presente tutte indirizzate all’uso del petrolio, del metano e dei sistemi d’estrazione tradizionali. Votare SI invece è guardare al progresso scientifico e tecnologico; è spronare la società a cambiare rotta non a parole ma con i fatti: soltanto chiudendo i rubinetti si costringerà chi di dovere a sperimentare nuove e più sicure soluzioni per l’ambiente, per noi e per le generazioni a venire.

Per info, siti web di riferimento:

http://www.fermaletrivelle.it/   

http://www.referendum17aprile.com/

e su facebook le pagine del Coordinamento Nazionale No Triv 

e di Ferma le trivelle, Vota Sì

Su Twitter: @fermaletrivelle

 

Si possono anche seguire sui social gli hashtag: 

#‎NoAlleTrivelleInItalia‬ ‪#‎StopTrivelle‬ ‪#‎GreenItalia‬ ‪#‎Possibile‬ ‪#‎NoTriv‬ ‪#‎VotoSi‬

 

L’importante è condividere, far girare la voce, informare!


 

 

 

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Fonte: pagina fb di Collisioni Festival

 

 

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3 Commenti

  • Luca Bedino

    Grazie Daniele del tuo commento e dell’apprezzamento. Concordo sul fatto che non ci saranno nuove trivellazioni e che, se il referendum non raggiungesse il quorum o prevalessero i No, si prolungherebbero le concessioni e null’altro. Ma è proprio questo il punto: non si fa che procrastinare: lasciamo che prosciughino i giacimenti, tanto ormai già ci sono gli impianti (e in merito bisogna leggersi i rapporti di Greenpeace sugli esiti solo parziali ottenuti in merito all’inquinamento delle acque e dei fondali! cfr.: http://www.greenpeace.org/italy/it/Cosa-puoi-fare-tu/partecipa/referendum-trivelle/single/?guid=3f45a928-ca27-4961-8a4e-fa38df67c448 ) e poi si vedrà. Già… poi. A parer mio è proprio questa l’occasione per mandare un segnale forte; per evitare il consueto “chinar la testa” tanto già sono in attività; per attestare una sensibilità collettiva consolidata. La medesima – e hai ben ragione – che dovrebbe però concretizzarsi con gesti quotidiani di attenzione al risparmio energetico da parte di tutti noi, altrimenti è solo una campagna luddista anacronistica e sterile.

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    Daniele Degiorgis 14 Marzo 2016 at 15:52

    Come sempre interessanti letture gli scritti di Luca Bedino; sono pienamente d’accordo sul progresso scientifico e sul cambiare rotta, però mi permetto di ricordare che il questo su cui andremo a votare dice:

    Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

    Votando Sì si chiede di impedire lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi a ridosso della costa anche oltre il termine della concessione. Votando No, invece, si chiede di mantenere le norme attuali, che prevedono lo sfruttamento fino alla scadenza della concessione. Va ricordato che il referendum popolare sulle trivellazioni non riguarda i nuovi impianti, in quanto la legge già vieta nuovi impianti entro le 12 miglia dalla costa.

    (fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/2051430/referendum-trivelle-17-aprile-dove-come-si-vota/)

    Quindi se prevale il Si cosa succede: a fine concessione (numero di anni variabili a secondo degli impianti) si chiude l’estrazione indipendentemente se il giacimento è ancora produttivo, impianti smantellati, addetti a casa e si andrà ad acquistare il gas magari sull’altra sponda dell’Adriatico. Il referendum non parla di nuovi impianti, sono già vietati entro le 12 miglia.
    Il problema reale è che noi abbiamo sempre più fame di energia e l’unico metodo applicabile da subito per ridurre il nostro impatto ambientale è quello della riduzione dei consumi energetici in attesa che scienza e tecnologia ci diano soluzioni più ecologiche. Allora poniamoci la domanda: quanto siamo disposti a cambiare i nostri comportamenti per consumare di meno?

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