Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Sindaco galantuomo


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La notizia riguarda il sindaco che ha indetto una crociata per evitare il conferimento della cittadinanza onoraria a un capo partigiano: Vincenzo Grimaldi, detto “Bellini”.

Accade a Brossasco, nella placida e paciosa provincia Granda. Le vicende si possono seguire sui media o attraverso questo link che rimanda all’articolo di Elisa Tonda:

https://lastradavallevaraita.wordpress.com/2015/04/30/come-il-consiglio-comunale-di-brossasco-fa-i-conti-con-la-resistenza/

Si potrebbe fare “spallucce”, tanto è un episodio lontano; tanto dalle mie parti la risposta al 70° Anniversario è stata faraonica e quindi qui non c’è da allarmarsi; tanto una certa madre è sempre incinta e non vale la pena investire attenzioni sulla sua progenie. Vero: chissenefrega! O no? La tentazione di sorvolare sulle bassezze di un paesino ai piè dei monti si dilegua subito, leggendo le motivazioni che il primo cittadino ha dato per sostenere una contropetizione di 57 firmatari, anteposta alle 80 firme a favore del partigiano. Che la matematica non sia un’opinione… nell’amena e tranquilla Brossasco pare soltanto un modo di dire. Ciò ha già del singolare, alla pari del chiamare i carabinieri per assicurarsi un controllo sul clima comprensibilmente surriscaldatosi dopo la seduta consiliare: la dice lunga sulla capacità dialettica e sull’apertura al confronto della politica, se si sente la necessità di appoggiarsi alla forza pubblica. Mi ricorda, a ben pensare, quei bambini che chiedono l’intervento del padre corpulento durante una discussione tra coetanei: chiunque sia dotato di buon senso trae le sue conclusioni dinnanzi a certe tristi scene, allorché pure chi ha ragione è costretto a desistere sotto lo sguardo minaccioso dell’omone, pronto a spaventare i bambini che hanno ardito contestare i capricci del proprio pupillo.

La chicca però sono le motivazioni:

a) secondo le testimonianze dei nonni non tutti i partigiani erano persone impeccabili con sani principi.

Nulla da eccepire che ci si rifaccia ai propri nonni, anzi, fa tenerezza appurare che esistano dei legami di fiducia simili. Magari non sono proprio attendibili come una fonte storica documentaria, ma se raccontati con il cuore vanno bene lo stesso. Potrebbero essere suggestioni e rielaborazioni stratificatesi nei decenni, che con il tempo hanno acquisito elementi nuovi, contorni più romanzati; come potrebbe succedere che nelle piccole realtà paesane i “si dice che…” si siano fatti strada al pari di verità inoppugnabili. Ma se lo dicono i nonni…

Anziché basarsi sulle imprese concrete e dimostrabili della lotta antifascista, ci si affida alle testimonianze dei propri cari. Un bel modo per rivitalizzare la figura sacrale dell’anziano patriarca, non c’è che dire. Auspichiamoci che Carlin Petrini dia visibilità a queste tradizioni ormai in via d’estinzione, dato che altrove la demenza senile fa stragi come la filossera per le viti. E tutto ciò in relazione al criterio, per un partigiano, di essere stato impeccabile con sani principi, come se la riconquista della libertà non fosse bastevole per lavare qualunque presunta nefandezza del passato. Dal mio punto di vista, se anche il peggiore dei galeotti avesse preso il fucile in mano per debellare i nazifascisti, gli sarei più che mai riconoscente. Anzi, avrebbe persino un merito aggiuntivo, rispetto a un bravo e tranquillo cittadino o a un pio credente, per i quali una scelta simile pareva scontata.

b) In alcuni casi sembra siano stati responsabili di gravi crimini e violenze.

Non si dice quali e quanti, né di che portata. È verosimile, perché non tutti i combattenti in uno scontro bellico furono tanto signori da inviare mazzi di fiori alle mogli dei propri nemici, o scatole di cioccolatini agli avversari, con un biglietto di ringraziamento per quanto fecero durante il Regime. Lo stesso è toccato a quei galantuomini e a quelle benefattrici che collaborarono con i fascisti, con i Neri della Muti, con i tedeschi, facendo la spia e i delatori, oppure concedendo le proprie grazie in cambio di favori o di vantaggi personali: in effetti può essere… che taluni partigiani non abbiano trattato codesti filantropi con i guanti di velluto, e neppure abbiano steso loro tappeti rossi. È credibile, ma a loro discolpa va riconosciuto che non tutti i combattenti della Resistenza studiarono dalle Orsoline o praticarono le belle maniere nei salotti della buona società borghese.

c) «riteniamo poco corretto conferire l’onorificenza a una persona che non sempre rappresenta la perfezione dei valori umani». Quest’ultima motivazione andrebbe inquadrata! Rende merito al sindaco di Brossasco perché valorizza talmente la portata della cittadinanza onoraria da equipararla alla santità.

Sindaco… santo subito!


L’immagine è tratta da lastradavallevaraita.wordpress.com

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