Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Solo noi, solo noi…noi, solo noi…


«Solo noi…» cantava Cotugno. Il ritornello m’è venuto in mente leggendo la sintesi di alcuni dei provvedimenti che nel Bel Paese diversi politici locali e non solo stanno intraprendendo.

Lo stesso zelo, se incanalato nella lotta alle mafie, farebbe dell’Italia uno Stato lindo e puro nel giro di poco tempo.

Si va dal cassare le piste ciclabili perché sembrerebbero fatte apposta per gli immigrati, che di solito si spostano in bici o a piedi, snobbando le limousine degli alberghi a cinque stelle in cui alloggiano, alla proposta di chiudere i negozi etnici dopo cena perché ricettacolo della peggio gente.

C’è l’iniziativa di spegnere il wi-fi pubblico di sera in città per impedire agli immigrati di collegarsi con i loro cari, invitandoli così a rivalutare la scelta ecologica dei piccioni viaggiatori; oppure la rimozione di panchine o la loro sostituzione con sedute degne dei fachiri, pur di dissuadere barboni, migranti e compagnia bella dall’intrattenersi dove pulsa la civiltà.

Non ci si fa mancare l’allontanamento dei mimi perché molestano i passanti, come vanno alla grande i nobili divieti contro la movida notturna.

L’italica fantasia ha modo di applicarsi a dovere: l’importante è distinguere un noi, giusto e moralmente elevato, da un loro, deprecabile e abietto.

Non è razzismo, ci mancherebbe: mica è colpa nostra se rispetto a un clochard, a un mendicante, a un girovago o a un forestiero, noi siamo a posto.

Sono quelli che risultano diversi.

Chi ne ha scritto qualche giorno fa qui attribuisce la scelta degli amministratori all’ambizione di diventare i custodi di un cimitero anziché le guide di una comunità viva, pulsante e socializzante.

Una visione piuttosto riduttiva

Un amministratore è comunque il rappresentante di noi cittadini: se certe scelte arriva a farle sarà perché ha percepito quanto stiano a cuore a tutti noi, che gli consentiamo di procedere così.

Il politico interpreta insomma gli umori, le aspettative, i bisogni, almeno fino a quando non scade il mandato.

Dunque bisognerebbe piuttosto chiederci in che stato ci stiamo riducendo: se una maggioranza dei residenti di una città preferisce il “mortuorio” come stile di vita, e qualunque opzione alternativa dà loro fastidio, ovvio che chi ne è la guida si comporterà di conseguenza.

Personalmente non credo però che questa lettura sia del tutto esauriente.

Certo, l’assoluta tranquillità è un’esigenza che molti avvertono come fondamentale.

Sono mutati i parametri per raggiungere la felicità: oggi è il quieto vivere. Condividi il Tweet

In effetti aiuta a prepararci al distacco terreno; abitua parecchi al riposante silenzio dei cimiteri, dove saremo attesi a tempo debito; concilia i momenti di riflessione dei tanti che grazie alla solitudine nei propri studioli partoriscono poi perle di saggezza sui social.

Riconoscersi tra un noi e un loro nell’esclusivo club degli sfigati

Tagliar fuori chi ama ritrovarsi in piazza all’aperto, magari su una panchina a godersi l’aria in faccia o parlando a quattr’occhi; bandire chi desidera vivere l’esistenza in modo differente rispetto a colui che si barrica nell’ovattata clausura delle mura domestiche, salvo poi vantare intensi rapporti sociali grazie alle centinaia di amici virtuali con cui s’intrattiene tutta la notte… sono modi efficaci per evitare di riconoscere quanto si sia dei falliti, ridotti all’insofferenza altrui, al fastidio per scelte di vita lontane dall’onorevole triade casa-chiesa-lavoro.

Proprio ieri usciva la notizia che in Lombardia si vuole vietare l’uso degli stranieri nella manutenzione del verde pubblico. Immagino soltanto perché nelle città non sono previsti campi di cotone, altrimenti sarebbe un bel vedere.

noi

Un utilizzo gratuito… però poco importa ai solerti amministratori: sono comunque individui che prestano un’opera visibile da tutti, e la cosa dà fastidio.

Diventa evidente che perfino nell’ambito volontario l’idea che altri rispetto a noi possano dedicarsi al bene pubblico sia dannosa.

Verrebbero a mancare le opportunità per demonizzare coloro che, invece, fa comodo colpire come parassiti della società.

Inoltre, se si stancano troppo a strappar erbacce e a ripulire scarpate, non avranno neppure più le energie per violentare le di noi donne: fidanzate, mogli, amanti o nonne.

La proposta sarebbe dettata dal fatto che molti italiani senza lavoro vengono sostituiti da stranieri.

Non corrisponde al vero perché non vengono retribuiti.

D’altronde è una sacrosanta esigenza dare lavoro ai purtroppo sempre più numerosi disoccupati.

Però che occupazione sarebbe tagliare l’erba nei giardinetti pubblici senza alcuna retribuzione?

Almeno che si stabilisca, d’ora innanzi, che quanto prima si faceva gratis… adesso avrà un corrispettivo in moneta sonante.

La fine del volontariato

Siccome non è per razzismo che s’intraprenderebbe questa strada – certo che no, il razzismo non esiste, è un’invenzione dei soliti fantasiosi! – allora pure i giovani formatisi come assistenti sociosanitari potranno rivendicare un posto retribuito nelle case di cura o negli istituti per degenti, se la priorità sarà pagare per ciò che finora è per buona parte fatto da una schiera di volontari.

Lo stesso per la moltitudine di laureati in ambito umanistico che – il ciel non voglia – azzarderanno di rimpiazzare i volontari al momento operanti nelle biblioteche, nei musei, nei siti archeologici o nei circuiti turistici e culturali.

E che dire dei potenziali cantonieri, manovali, tecnici che guardano dalla finestra, mani in mano, i volontari in campo civile, ambientale, forestale, operare senza paga, mentre loro non hanno il pane con cui sfamarsi?

Già, perché se il problema è chiunque fa gratis ciò che i disoccupati potrebbero eseguire con un dignitoso salario, allora una gran bella fetta del mondo associazionistico dei volontari dovrebbe tirarsi indietro, consentendo a tutti quelli tra noi, italiani senza lavoro, di impegnarsi con un corrispondente, dignitoso stipendio elargito dallo Stato.

Ogni volontario, svegliandosi al mattino, dovrebbe chiedersi in tutta onestà e coscienza, mentre si guarda allo specchio, se sta togliendo il lavoro a un disoccupato.

Giusto per confermare che soltanto un mal pensante potrebbe insinuare che si tratti di razzismo.

I volontari senza costi per la collettività potranno ritornare come un tempo a riempire le bocciofile, così faranno girare pure l’economia.

noi in bocciofila

I restanti, di colore, manco a dirlo avranno un motivo in più per tornarsene da donde sono partiti, tanto qui – per noi, o meglio, per i soliti geni – sono un problema perfino quando lavorano gratis.

 

 

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